Il fenomeno usura, un cancro pericoloso

La fotografia scattata oggi dall'Eurispes descrive un Paese in balia di se stesso. Secondo l’ente di ricerca privato, infatti, tra i tanti mali che affliggono l’Italia, quello dell’usura sta rapidamente scalando la classifica, arrivando a diventare la prima “azienda privata” in termini di fatturato: 82 miliardi di euro, abbastanza da fare invidia ad un colosso come Eni.
L’aspetto più deprimente di questo risultato economico è che la anonima “Usura & C.” produce tanta ricchezza senza distribuirla nel territorio, anzi da qui la preleva depredando e saccheggiando migliaia di imprese e di famiglie.
L’analisi di Eurispes ha messo in evidenza un altro aspetto, decisamente poco gratificante: sarebbe lecito aspettarsi che gli organizzatori di questo traffico di soldi perpetrato ai danni di persone e aziende in difficoltà, possano essere  delle organizzazioni criminali, per loro stessa natura “vocati” verso questo genere di operazioni.
In realtà, si scopre che spesso a speculare su situazioni di disagio economico sono i commercialisti, gli avvocati o il negoziante della porta accanto, che non esitano ad arricchirsi approfittando della impossibilità, di fatto, di accedere al credito bancario nella maggior parte dei casi.
Questa ultima considerazione ci porta ad inserire un altro tassello del quadro complessivo: la cronica mancanza di credito da parte degli istituti preposti a tale fine: le banche. Queste sono decisamente più propense a investire in affari più rischiosi e lucrosi (vedi alta finanza) o con gli amici degli amici (magari in aziende già decotte).
Una responsabilità che non sembra preoccupare o togliere ore di sonno ai responsabili, forti del fatto che nessuno ha mai pensato di chiedere loro conto dei soldi che ricevono copiosamente da Bruxelles a zero interessi (un curioso caso di usura alla rovescia).
Quasi un decennio di asfissia da credito ha alimentato il fenomeno fino a fargli assumere dimensioni colossali, una vera e propria piaga sociale.
A livello di famiglia, sembra che 1 su 8 si sia rivolta negli ultimi due anni a soggetti privati (non parenti o amici) per ottenere un prestito a costi non certo di favore. Per le imprese il dato è leggermente inferiore: 1 su 10.
Dulcis in fundo: la punta di diamante di questo fenomeno non è al Sud ma nella ricca provincia (o almeno lo era) di Parma, nel Centro Italia. Certo, al Sud il rischio medio resta elevato, ma fa specie vedere nella lista anche città come Aosta e Biella. Un fenomeno complesso che come un cancro sta erodendo la società dall’interno.
AAA_Cercasi anticorpi efficaci.

Gaetano Spataro