Filmato il rogo dei libri a Mosul, l’Isis come i nazisti nel 1933

Le similitudini fra il nazismo del secolo scorso ed il fanatismo islamico di questo secolo sono impressionanti. Così non meravigklia che l’Isis adotti la partica di bruciare i libri in piazza. Libri degli infedeli: con questa motivazione gli estremisti jihadisti a Mosul hanno dato fuoco, giovedì scorso a centinaia e centinaia di testi d’istruzione cristiana e occidentale.
L’Isis ha scelto di dare fuoco a questi volumi dopo una settimana di “rastrellamenti” nelle scuole e nelle chiese o meglio fra le macerie delle chiese. In particolare è stato preso di mira il quartiere Dawassa vicino al parco dei Martiri. Alcuni attivisti hanno ripreso la scena del falò in un breve video fatto circolare in rete.
Come è noto, formalmente l’Isis sostiene che i cristiani che vivono nel territorio dello Stato islamico possano continuare a vivere liberamente dietro il pagamento della jizya, ossia la cosiddetta compensazione che storicamente ogni persona non musulmana che abitava nei territori islamizzati doveva pagare alle autorità. Ma evidentemente questa impostazione, che anticamente rappresentò una forma di tolleranza religiosa che oggi ci appare assurda, ma che in tempo era pratica “avanzata” dato che invece fra professioni cristiane ci si impalava o metteva al rogo come eretici, si scontra con le altre interpretazioni fanatiche dell’Isis che hanno portato alla distruzione di tombe, chiese e quant’altro e adesso al pubblico falò dei libri. Ma non dobbiamo meravigliarci più di tanto non solo la storia ci racconta fatti simili e perfino ideologicamente gravi almeno come quelli dettati dal fanatismo religioso. Parliamo innanzitutto del rogo dei libri voluti nel maggio del 1933 dal regime nazista. Persino la letteratura di fantascienza e di conseguenza la filmografia è stata spesso affascinata dalla teoria di annullare la cultura e il sapere diverso da quello dominante attraverso il fuoco, per non parlare poi della censura, pratica molto gradita ai potenti di ogni epoca. Basti ricordare Fahrenheit 451, storia ambientata in un imprecisato futuro che descrive una società dispotica in cui leggere o possedere libri era considerato un reato, per contrastare il quale era stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato non a spegnere gli incendi ma bensì a bruciare ogni tipo di volume. Ma ovviamente nessuna finzione può eguagliare la realtà, così la data che fino ad oggi è rimasta fissata nella memoria è quella del 10 maggio 1933, giorno nel quale doveva avvenire la mostruosità nazista di annullare ogni altra forma di cultura che non fosse in sintonia con il credo nazista. Un abominio che venne superato solo dall’olocausto, dove a bruciare non furono libri, ma esseri umani. Originariamente i falò del sapere, in assenza di un mezzo di diffusione globale come internet di cui godono invece i seguaci del califfo nero, vennero progettati dai nazisti per essere celebrati simultaneamente in ventisei città, ma alcune delle cerimonie furono impedite dalla pioggia. Ma a Berlino, a Monaco, ad Amburgo e a Francoforte, i libri bruciarono e con essa bruciò la cultura tedesca del 900. Erano libri che i nazisti definivano ‘non tedeschi’ esattamente come i jiadisti definiscono libri degli infedeli quelli bruciati dall’isis a Mosul e in chissà quante altre località di Iraq e Siria. Dobbiamo ricordare che i roghi dei libri, nonostante siano stati fortemente condannati sia dalla convenzione di Ginevra (1949) che da quella dell’Aja (1954) e considerati crimini di guerra sono pratica comune. Quello dell’Isis è l’ultimo di una lunga serie di scempi avvenuti negli ultimi decenni. Tra il 25 e il 27 agosto del 1992 l’edificio della Biblioteca nazionale e universitaria di Bosnia fu raso al suolo dalle bombe incendiarie lanciate dalle forze nazionaliste serbe. La distruzione di quella biblioteca fu sistematica. Sorte analoga toccò all’Istituto orientale, distrutto il 17 maggio 1992. Dieci biblioteche universitarie in Bosnia, su un totale di sedici, furono distrutte. A Baghdad la Biblioteca Nazionale e l’Archivio e la Biblioteca coranica del Ministero della Religione, finirono bruciati il 14 aprile 2003. Furono bruciati manoscritti antichissimi, documenti di inestimabile valore culturale e con loro la memoria dello stesso popolo iracheno, dato che la biblioteca conteneva anche copie di tutti i libri pubblicati in Iraq dal 1977 e copie di tutte le tesi di laurea. Un danno di proporzioni enormi. Insomma gli jihadisti arrivano buoni ultimi.

Vale la pena ricordare quanto scrisse Bertolt Brecht commemorando la scelleratezza del rogo nazista con una poesia dal titolo “Il rogo dei libri” nella evidente consapevolezza di cui tutti noi dovremmo far tesoro, che i libri non si bruciano, si leggono e anche dovesse succedere, il fuoco genererebbe un altro libro.
Brecht descrive che un poeta scoprì sgomento, leggendo l’elenco dei libri degli inceneriti, che le sue poesie erano state dimenticate e quindi preservate dal fuoco.
Scrisse ai potenti una lettera:

Quando il regime ordinò che fossero arsi in pubblico
i libri di contenuto malefico, e per ogni dove
i buoi furono costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta
(uno di quelli al bando, uno dei migliori)
scoprì sgomento, studiando l’elenco degli inceneriti,
che i suoi libri erano stati dimenticati.
Corse al suo scrittoio, alato d’ira,
e scrisse ai potenti una lettera:
«Bruciatemi», vergò di getto, «bruciatemi!
Non fatemi questo torto! Non lasciatemi fuori!
Non ho forse sempre testimoniato la verità, nei miei libri?
E ora voi mi trattate come fossi un mentitore!
Vi comando: bruciatemi!»

 

 

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