Fogolâr Civic: “Fontanini è quasi un nuovo Giovanni di Moravia? Rivolta morale contro le nuove Circoscrizioni antidemocratiche e corporative”

Il trentennale movimento civico culturale udinese del Fogolâr Civic invoca la rivolta morale contro le nuove Circoscrizioni antidemocratiche e corporative create da Palazzo D’Aronco: “Non è stato possibile ragionare insieme serenamente. Ora il tempo è scaduto!”. “A fine Trecento, a Udine, il patriarca aquileiese Giovanni di Moravia ridusse la civica rappresentanza ufficialmente nelle mani di specifiche consorterie di popolo. Con i distinguo dell’epoca e del caso, oggi, quasi novello Giovanni di Moravia, il sindaco di Udine, prof. Pietro Fontanini, a sua discrezione, nomina nove Consigli circoscrizionali traendo i nomi dei componenti da liste di papabili fornitegli dalle forze di maggioranza e di opposizione oltreché da sedicente società civile. Non sarà, questa, partecipazione! Non sarà, questa, democrazia! Gli ‘occhi di Honsell‘, i consiglieri delegati al ruolo di referenti ed osservatori del Primo Cittadino in ciascun quartiere sotto le passate Amministrazioni, non si prestavano ad essere intesi come ambigua e culturalmente pericolosa parodia di partecipazione e di rappresentanza democratica. Oggi, questi “optimates” borgaioli o borgatari che dir si voglia, tratti in larghissima parte dalle file della micropartitocrazia locale, da sottoboschi e congreghe vari e non certo, spesso, dal più eminente, attivo e generoso associazionismo urbano, saranno particolarmente devoti a coloro ai quali devono la propria specifica candidatura e la propria nomina: non, quindi, per forza innanzitutto al popolo cittadino, che non li ha eletti, neanche informalmente e cui difficilmente considereranno di dover rispondere!”. Così il presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, prof. Alberto Travain, in una nota del 13 gennaio 2019, a seguito della pubblicazione sulla stampa locale dell’inattesa notizia della nomina dei nuovi Consigli di Circoscrizione: “Non è mai stato possibile incontrare Fontanini per affrontare queste tematiche, nonostante antica richiesta di udienza, rimontante all’estate scorsa. Se questa è la Udine di Fontanini, non è la nostra! Il punto, però, è che, se siamo arrivati a soluzioni simili, diciamo così, ‘senza colpo ferire’, senza proteste, senza reazioni determinate tra le opposizioni, in gran parte ‘imbarcate’ nell’iniziativa insieme a lusingato associazionismo e se non si notano significative contestazioni di popolo nei confronti dell’operazione, sconosciuta ai più, significa che a Udine vi è un calo gravissimo di cultura civica e di democrazia, calo diffuso trasversalmente, a ricomprendere Palazzo e Piazza. In questi tre decenni della nostra storia di realtà sociale tesa a sviluppare un’identità udinese e friulana intrisa di valori di libertà, autonomia, democrazia, partecipazione e ribellione alla tirannia siamo stati veramente ‘vox clamantis in deserto’? Pare proprio di sì. Abbiamo lavorato invano: “dut lavôr di bant”? Probabilmente sì. Se di fronte a questi fantomatici Consigli circoscrizionali la gente di Udine non si sente offesa, dileggiata, defraudata di una rappresentanza, anche soltanto ideale, allora significa che abbiamo sprecato, per parte nostra, davvero il nostro tempo. Se non vi saranno adeguate proteste, vorrà proprio dire che gli udinesi hanno ciò che si meritano. E questo può essere. Non ricordiamo in tutti questi anni un associazionismo tanto motivato e mobilitato spontaneamente sui temi nobili della ‘polis’ o della ‘civitas’ municipale e rionale, eccezion fatta per i casi utili a perorare la sacra causa delle proprie casse sociali. Una cosiddetta società civile in non minima parte senz’altro ‘al guinzaglio’ delle Istituzioni e della politica sue foraggiatrici: questo credevamo ed aborrivamo. Non era così? Non sarà così? Sarà certamente utile capire se e quanti soldi hanno preso, prendono e prenderanno, per le loro attività sociali, le associazioni ora accreditate tra i ‘grandes‘ in questo caso non di Spagna ma del ‘quartierino‘ della nostra Udine. Prenderemo atto non solamente di aver fallito – onorevolmente ed eroicamente, per i privati ed esigui mezzi a disposizione e le soverchianti forze contrarie – nella nostra azione di formazione popolare all’orgoglio civico ma anche della secondaria considerazione che il nostro benemerito sodalizio, insieme ad altri pregevoli nomi dell’impegno socioculturale cittadino, oggi si ritrova ufficialmente a gestire a fronte di questo singolare ed improvvisato Gotha dell’associazionismo locale creatosi di fatto con la nomina di suoi esponenti e beniamini alla rappresentanza circoscrizionale. Siamo, in pratica, chiamati a gestire un affronto che sembra imporsi inesorabilmente come punto di non ritorno non soltanto nelle relazioni con l’Amministrazione Fontanini bensì con l’intero ceto politico-amministrativo udinese corresponsabile della presente ‘congiura’ oligarchica nei quartieri del Comune. Eppure la fondata e verificabile ipotesi che questa ‘grande’ riforma delle rappresentanze rionali udinesi sia avvenuta sostanzialmente all’insaputa della stragrande maggioranza dei cittadini, pare prospettare orizzonti diversi rispetto alle crepuscolari conclusioni appena tratte. Forse gran parte del popolo udinese non sapeva, non sa ed è ancora in tempo per irritarsi e dimostrare di non essere un burattino. Per quanto riguarda il Fogolâr Civic, non si tratta affatto ora di rivendicare un accreditamento all’interno di un organismo tutt’altro che democratico riesumante il nome delle Circoscrizioni e ancor meno di ambire all’albo d’oro delle associazioni beneficate di rappresentanza all’interno del medesimo sistema: si tratta di perseverare nel seguire la propria stella, la propria missione culturale storica, a promozione e salvaguardia delle tradizioni democratiche e partecipative della città. Il che significa disconoscere moralmente sin d’ora le Circoscrizioni di Fontanini & C. e, ad un tempo, sorvegliarne le mosse, segnalandone al popolo le inadeguatezze. Nessuna clemenza, nessun buonismo in nome dei valori ambigui di una casareccia ‘politica del fare’ dal furbesco moto bonario! Saremo in questo facilmente sconfitti, zittiti, annullati, dal più servile pragmatismo friulano, dal fastidio provato da coloro, semplicioni, per i quali è più importante fare le cose, non tanto come si fanno. Noi sappiamo che non è così e che, se fosse così, allora veramente il fine giustificherebbe i mezzi, in ossequio al buon Machiavelli e alla peggiore cultura italica, per aprire il campo alle più turpi nefandezze: prima fra tutte, la mistificazione della democrazia”. Per il Fogolâr Civic, di fatto tutore culturale spontaneo e rivitalizzatore delle più gloriose tradizioni democratiche, partecipative e mobilitative del popolo udinese, l’iniziativa istituzionale ora della creazione di Circoscrizioni nominate, oligarchiche, corporative, corrisponde al suono della carica: “Combatteremo pacificamente, cavallerescamente, per la democrazia che fu antico vanto della città di cui da decenni promuoviamo le migliori memorie civiche! Fontanini è il nuovo Giovanni di Moravia? No, peggio! Le riforme corporative del patriarca moravo furono comunque rimesse al voto della cittadinanza riunita in arengo: oggi si parlerebbe di referendum. Non possiamo, ora, fare altro che opporci a questo svilimento delle consuetudini democratiche remote e recenti del popolo dei quartieri udinesi, cui si rifilano improponibili Circoscrizioni di fatto antidemocratiche e corporative! Potevamo collaborare ed aiutare la maggioranza e l’opposizione ad ottimizzare culturalmente obiettivi certo trasversali di rigenerazione della politica, della rappresentanza e della partecipazione nei rioni comunali. Non è stato possibile. Non è stato possibile collaborare. Non è stato possibile ragionare insieme serenamente. A questo punto, il tempo è scaduto!”.

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