Fondazione Friuli: il destino nel nome

Un nuovo vessillo garrisce su palazzo Contarini. Via libera all’autoriforma della Fondazione Crup, che cambia denominazione

Nomen omen. O più volgarmente: il destino nel nome.
A questo abbiamo pensato oggi, in occasione dell’annuncio ufficiale dell’autoriforma della Fondazione Crup. Una fase che porta seco numerosi cambiamenti a partire, appunto, dal nome.
E così, l’ente di via Manin diventa Fondazione Friuli.
Vi sembra scontato? Tutt’altro.
Non crediamo di sbagliare sostenendo che il cambio del nome è forse l’aspetto più importante di quella che, a ragion veduta, possiamo considerare per la Fondazione un’epifania. Un nuovo inizio. “Friuli”, una parola oggi fin troppo snobbata, pericolosamente e volgarmente cassata dall’aberrante sistema politico ed economico (un esempio per tutti lo Stadio Friuli, ora “bottino” dei colonialisti franco-rumeni e ribattezzato Dacia Arena) è stata provvidenzialmente riacciuffata dalla Fondazione di Udine e Pordenone prima che sparisse per sempre nel gorgo, portandosi dietro le cose degne, le sole che valgono, e che la storia di un popolo consegna ai suoi posteri.
Ma prima di continuare sul significato del nome, vi spieghiamo in sintesi cosa s’intende per autoriforma. E’ avvenuta in tutta Italia: per cominciare è nata la sacrosanta necessità di distinguersi dagli istituti bancari che, inizialmente, hanno erogato alle Fondazioni il loro patrimonio. Si prendono le distanze, perché no? E non soltanto perché negli ultimi tempi fin troppi istituti nazionali hanno infangato il loro nome, ma semplicemente perché il sistema bancario esiste per trarre profitto, mentre le Fondazioni nascono a scopo filantropico. Due vocazioni agli antipodi. Ricordiamo, al proposito, che la Fondazione gode di un patrimonio di 350 milioni di euro dei quali il 70% è investito in titoli che fruttano dividendi e interessi da ridistribuire sul territorio secondo regole ben precise.
Il 22 aprile 2015, dunque, fu firmato tra l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (Acri) e il Ministro dell’Economia e delle Finanze (Mef) un protocollo d’intesa mirato a rafforzare il presidio del patrimonio, valorizzare la trasparenza dell’attività erogativa, garantire ulteriormente l’autonomia e l’efficacia della direzione d’impresa. Ecco che il protocollo, condiviso anche dalla Fondazione Crup di Udine e Pordenone, impegnò le parti interessate nell’attento studio delle modifiche da apportare al testo statutario in vigore. A suon di incontri, consultazioni, riflessioni e analisi durate un anno e mezzo, si è giunti alla conclusione che i cambiamenti apportati forniscono senz’altro una migliore qualità del servizio al territorio, con competenze qualificate, snellezza ed efficienza, nel rispetto delle regole e dei ruoli, puntando principalmente su: cultura, istruzione, vulnerabilità sociali.
In breve le modifiche si riassumono così:
Per la così detta “Governance”, sono stati rafforzati i requisiti di professionalità, di onorabilità e i criteri di incompatibilità nei confronti dei componenti.
Per quanto riguarda il patrimonio sono stati introdotti più stringenti criteri a salvaguardia delle risorse gestite quali il divieto di investire più di un terzo del patrimonio in un singolo asset (con conseguente riduzione della quota investita nella banca conferitaria), il divieto di indebitamento salvo il caso di temporanee esigenze di liquidità e la forte limitazione nell’utilizzo dei derivati.
Non trascurata la trasparenza; la Fondazione, infatti, continuerà a garantire in forma più estesa trasparenza nelle proprie attività pubblicando, oltre ai bilanci, i criteri di assegnazione dei contributi, applicando un controllo sull’impiego degli stessi e sulle operazioni di rendicontazione, rendendo pubblici i profili degli amministratori e dei sindaci.
Novità anche sul numero dei componenti degli organi collegiali, con la riduzione a 20 da 24, di cui 2 cooptati, il numero dei componenti l’OdI; per la composizione del CdA è stata demandata all’OdI la determinazione del numero esatto tra un minimo di 5 e un massimo di 9 membri in sostituzione del range 5-11.
Per quanto riguarda gli Enti designanti, la selezione, frutto di una disamina particolarmente complessa dettata dalle trasformazioni che coinvolgono gran parte degli enti già designanti quali le province (soppresse), i comuni (riordinati nelle UTI e attualmente alle prese con complicate questioni di riassegnazioni delle competenze), le CCIAA, è stata effettuata adottando tre criteri generali: la rappresentatività del territorio, dei soggetti e degli interessi sottesi all’attività della Fondazione, l’adeguatezza quanti/qualitativa e la proporzionalità dimensionale. Tra i “nuovi arrivi”, le due Diocesi e la Società Filologica Friulana. Scompaiono, invece, le due province (soppresse con legge costituzionale), l’Ordine degli Avvocati di Tolmezzo (soppressione del locale tribunale), i Consorzi Universitari di Udine e Pordenone.
Ecco che gli enti designanti selezionati, il cui numero è sceso da 20 a 18, sono pertanto i seguenti: Diocesi di Udine, Diocesi di Pordenone, Comune di Udine, Comune di Pordenone, CCIAA di Udine, CCIAA di Pordenone, Comune di Aquileia, Comune di Cividale, Comune di Sesto al Reghena, Università del Friuli, Società Filologica Friulana, Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, Deputazione di Storia Patria per il Friuli, Centro iniziative culturali Pordenone, Ordine Avvocati Udine, Ordine Avvocati Pordenone, Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri di Udine, Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri di Pordenone.
I membri cooptati sono inoltre stati ridotti da 4 a 2.

Le origini


Ma torniamo al cambio del nome: Fondazione Friuli. Breve, sintetico, inclusivo. Ma non solo. Leggendolo, il nome evoca tanti altri valori fondamentali: il patrimonio storico e identitario, l’unità, il dar voce e presenza a piccole comunità troppo spesso dimenticate, la collettività.
«Per la Fondazione si tratta di un’occasione storica – ha chiarito con parole sentite il presidente Lionello D’Agostini illustrando le motivazioni della scelta per assumere un nome di forte connotazione identitaria. In questo momento in cui vengono cancellati enti territoriali storici, come le province, e viene rimodellato il territorio con l’istituzione delle UTI, il solo ancoraggio che può preservare quantomeno l’idea di quell’unità necessaria cui aspiriamo, che si allarga ad abbracciare tutti i paesi, le città e le contrade, nessuno escludendo o dimenticando, è rappresentato proprio dal nome Friuli. Una bandiera – ha concluso D’Agostini – fatta di operosità, sobrietà, rigore morale e valori saldi, riconosciuta e apprezzata oltre i nostri confini, in tutto il mondo ove il destino ha trascinato i nostri emigranti di ieri e di oggi, portando con sé i segni inconfondibili di questo popolo».
Ma c’è di più: dietro a questo nome si legge la volontà di riposizionarsi sulle nostre millenarie fondamenta, ma con visioni nuove. C’è la necessità di una epifania allo scopo di seguire nel modo più intelligente possibile il cambiamento fin troppo rapido del territorio e della società. Questo nuovo nome, infatti, non è soltanto un passaggio tecnico e formale, bensì una vera e proprio presa di coscienza, una nuova consapevolezza che rende artefici dell’esistere. E’ l’inevitabile recupero del valore identitario, poiché è nell’identificazione che si crea quella sorta di empatia popolare che ispira la solidarietà e il progresso.

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