Come “fregare” la concorrenza e prendere i soldi dell’Europa”

Di Fabio Folisi

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Nonostante nell’immaginario collettivo si pensi diversamente, raramente la professione di giornalista riserva soddisfazioni, spesso anche quando si denunciano fatti gravi c’è l’inerzia di chi dovrebbe agire e la frustrazione diventa il sentimento prevalente.
Ma qualche volta, per fortuna, non è così e magari lo si scopre ad anni di distanza. E’ il caso di quanto pubblicato nel settembre del 2012, la testata era ovviamente altra, ma la penna sempre la mia. Il pezzo era titolato “Come “fregare” la concorrenza e accaparrarsi i soldi dell’Europa”.
L’inchiesta parlava del disinvolto uso di parte del “fondo di solidarietà nazionale” per i danni da calamità alle produzioni agricole. Nonostante nessuno allora avesse smentito quanto denunciato la sensazione era che nonostante tutto fosse argomentato, l’inerzia ed il disinteresse, almeno a livello locale (il problema ha invece dimensioni nazionali) aveva sepolto la questione. Erano giunti solo alcuni segnali che delle piccole correzioni al sistema erano state operate ma senza affrontarlo di petto e lasciando così che alcuni disinvolti “manovratori”, fra l’altro la mente pare risieda proprio in Friuli, continuassero nella loro opera truffaldina. Ora a distanza di oltre sei anni giunge notizia che non in Friuli Venezia Giulia, ma in Emilia Romagna qualcuno forse avendo avuto eco di quanto pubblicato in Friuli aveva cominciato a indagare. A farlo la Guardia di Finanza del comando provinciale di Ferrara che ha svolto un accurata indagine sul “sistema” assicurativo in agricoltura, verificando che quanto scritto nel 2009 descriveva un sistema, che pur con qualche correttivo, è ancora utilizzato. Nel 2012 si spiegava che non si poteva valutare se poterla definire una truffa, ma dicevamo anche che se non lo era ci somigliava molto. Veniamo ora all’oggetto, la questione riguarda la copertura assicurativa dei danni in agricoltura e l’utilizzo “disinvolto”, dei fondi europei ad essi destinati. Un affare che valeva e vale parecchi milioni di euro a livello nazionale (scrivevamo che i dati polizze riferiti al 2006 collocavano la “torta” intorno ai 170 milioni di euro e di questi, circa il 4,3% in Fvg). Ma in realtà il fondo, riguarda 200mila aziende agricole, ed era stato rifinanziato per il triennio 2010-2012 per la bella cifra di 872 milioni. Oggi i numeri in gioco non sono certo inferiori anzi la partita dei fondi Ue nel complesso è pure aumentata anche se riguarda vai capitoli. Numeri importanti, basti pensare che tali polizze per le aziende agricole valgono, ovviamente a secondo delle dimensioni, da poche migliaia di euro l’anno a parecchie decine di migliaia di euro. Ma il numero complessivo che crea un monte estremamente appetibile. Un affare sul quale la fantasia di alcuni si è davvero “scatenata”, tanto da aver costruito un sistema che si autosostiene e autoassolve, perché i benefici sono “quasi” per tutti. Quello che non hanno capito gli agricoltori è però che i rischi sono soprattutto per loro. Se emergerà, ed oggi potremmo esserci vicini, una irregolarità pesante, non si perderebbe solo il beneficio in questione sulla polizza, ma tutti i benefici europei per l’azienda e questi nel mondo agricolo non sono pochi. Per questa ragione l’intera vicenda è sempre stata difficile da smascherare, perchè a fronte di un danno per le casse europee, i soggetti coinvolti dal beneficio hanno avuto tutto l’interesse a mantenere il silenzio.
Insomma si è determinata una complice omertà a danno del libero mercato assicurativo e per la Comunità Europea, che ha visto aggirate le proprie norme di salvaguardia attraverso una sorta di polizze matrioska. Il tutto con la distrazione di chi avrebbe dovuto vigliare e non l’ha fatto. Per spiegare bene il meccanismo ripetiamo quanto avevamo scritto nel 2012. Partiamo dal fattore che esiste un Fondo di solidarietà nazionale (FSN) per “scudare” le aziende agricole dai danni atmosferici, fondo istituito con legge dello Stato nel 1970, poi pesantemente modificata nel 2004. La norma prevede che il succitato fondo abbia l’obiettivo di promuovere principalmente interventi di prevenzione per far fronte ai danni alle produzioni agricole e zootecniche, alle strutture aziendali, agli impianti produttivi ed alle infrastrutture sempre in ambito agricolo, nelle zone colpite da calamità naturali o eventi eccezionali.
Questo alle condizioni e modalità previste dalle disposizioni comunitarie vigenti in materia di aiuti di Stato ed entro i limiti delle risorse disponibili sul Fondo stesso. Fin qui tutto bene. Le tipologie assicurative, dopo oltre un trentennio di evoluzione, sono oggi molto diversificate; dalle coperture per il solo rischio grandine a quelle che coprono tutti i rischi assicurabili, strutturate in modo diverso per adattarsi ai reali rischi dell’azienda, in base al prodotto, alla collocazione ed alla linea di gestione decisa dall’azienda. Per queste finalità lo Stato concede contributi sui premi assicurativi. Il contributo dello Stato è concesso fino all’80 per cento (ora del 65%) del costo dei premi per contratti assicurativi che prevedono un risarcimento, qualora il danno sia però superiore al 30 per cento della produzione. Un vincolo non da poco dato che la maggioranza dei danni, in genere, è inferiore alla soglia del 30 per cento. E invece si scopre che con una soluzione “all’italiana” i fondi europei vengono utilizzati per pagare indirettamente anche i danni atmosferici al di sotto della soglia stabilita per legge. Il raggiro, o presunto tale, avviene utilizzando il contributo europeo dell’80% (dal 2015 è passato al 65%) del premio su una prima polizza base con soglia regolare (ma dal costo altissimo), per poi far stipulare alle aziende agricole altre due polizze (dal costo irrisorio) che intervengono per coprire i rischi più frequenti sotto soglia e con la sola franchigia del 10%. Il costo di queste due ultime polizze che risarciscono i sinistri più frequenti è appunto irrisorio (sotto qualsiasi logico prezzo di mercato correlato al rischio) in quanto il premio reale per far fronte ai rischi sembra venga sostanzialmente incassato con la prima polizza agevolata dai fondi europei. Insomma il classico “uovo di Colombo” ai danni della collettività nazionale ed Europea. Ovviamente non tutte le compagnie assicurative si prestano ad operare con tale “giochetto” e quindi chi non si vuole adeguare, viene di fatto estromesso dal mercato. Meccanismo complesso ma efficiente ed appunto in “odore” di raggiro nei confronti dell’Europa. Insomma le compagnie assicurative che operano in questo modo riescono ad ottenere la più alta parte del contributo non rispettando però tutte le regole del mercato in quanto il tasso assicurativo della polizza agevolata in questo sistema può essere tenuto più elevato dato che il premio delle altre polizze “accessorie” se sommate compensano di gran lung l’offerta rispetto alla concorrenza. Alla fine incassano complessivamente un premio maggiore che nello stesso tempo ha un costo minore per l’azienda. Bene per l’agricoltore, che paga qualcosa di meno senza sapere che questo danneggia tutto il meccanismo e nel tempo, a suo stesso discapito. Ottimo per chi ha messo in piedi questo sistema complesso che gli ha permesso di crescere in tempi rapidi sul mercato. Molto meno bene per l’Europa che, inconsapevole, contribuisce in misura maggiore rispetto alle regole che sono bellamente aggirate. Fin qui quanto denunciavamo nel 2012, quando ci chiedevamo anche come fosse possibile che i responsabili dei Consorzi e del Ministero e di tutta la filiera di controllo nulla facessero per evitare il sistema in forte odore di illegalità. Allora ci venne il dubbio che qualcuno potesse avere dei tornaconti o forse più semplicemente che non si fosse voluto disturbare le manovre che vedevano prima vittima la Ue. Fatto sta che negli ultimi anni, nonostante qualche piccolo ritocco rapidamente “assorbito” attraverso nuovi virtuosismi nelle polizze, il sistema è rimasto attivo cosa che ci fa sospettare che in realtà i ritocchini fossero concordati e che la teoria del “tornaconto” per qualche controllore sia qualcosa di più di un semplice sospetto malevolo. Ma intanto a Ferrara le Fiamme Gialle hanno lavorato e ci risulta lo abbiamo fatto bene. Le indagini sarebbe in procinto di essere chiuse, riguardano ovviamente una serie di aziende locali, ma evidenziano un problema che in realtà ha dimensioni enormi e vogliamo credere che altre inchieste possano partire rapidamente in altre aree del Paese prendendo a modello il lavoro fatto in quel di Ferrara dalle Fiamme Gialle che hanno evidenziato il meccanismo mettendo alcuni nomi e cognomi. Nei prossimi giorni quindi speriamo di poter pubblicare alcuni aggiornamenti sulla vicenda.
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