Friuli Doc, Friuli Cioc oggi Friuli Cov…. Alza il sipario come nulla fosse la sagrona, occasione di festa che neppure il virus si aspettava

Domani, nonostante i rischi legati agli assembramenti e al possibile contagio Covid-19, alza il sipario Friuli Doc 2020. Che dire...  un tempo era Friuli Doc quello delle prime edizioni ricche di eventi culturali e non solo di abbuffate eno-gastronomiche, poi nel tempo queste hanno avuto il sopravvento e tutto si è trasformato in Friuli-Cioc, dove il tasso alcolemico faceva da padrone, limitato solo dall'alto costo di bevante e libagioni. Oggi, in un'apoteosi di demenza istituzionale, sarà Friuli-Cov. Infatti mentre ci si arrovella nel trovare il modo di riaprire le scuole in sicurezza, i tassi di contagio nazionali non sono rassicuranti e addirittura si tengono vuoti gli stadi di calcio, il Comune di Udine e la Regione Fvg non hanno trovato di meglio che creare un potenziale ed esponenziale occasione di contagio di massa. Perchè, inutile raccontarla, in eventi come questi è quasi impossibile mantenere il distanziamento ed il rischio che alla percezione della classica fiatella etilica si accompagni un inodore, ma molto più pericoloso spray virale, è elevatissimo, visto fra altro che per bere e mangiare la mascherina è oggetto ostativo utile solo per mantenerci nelle vie aeree la carica virale una volta inalata quando si beve e si mangia in compagnia. Nonostante tutto questo il Comune di Udine e la Regione Fvg hanno voluto fortemente l'evento, nonostante i rischi inevitabili che si correranno, il tutto, si leggeva qualche giorno fa “per trasmettere alla comunità del Friuli Venezia Giulia, e non solo, un segnale post lockdown di una ripresa che, seppur non senza difficoltà, a Udine come in tutto territorio regionale sta mostrando risultati positivi anche al di sopra delle aspettative”. "Friuli Doc, specificava la nota ufficiale, è una delle tappe del percorso che l'Amministrazione comunale ha attuato per “rianimare” Udine". Termine davvero infelice “rianimare” dato che Friuli Doc 2020 facilmente ri-battezzabile appunto in Friuli Cov 2020 è potenzialmente un evento che rischia, di riempire (Dio non voglia) le rianimazioni ospedaliere. L'evento, spiegavano gli organizzatori, sindaco Fontanini e assessore regionale alle Attività produttive e turismo Bini in testa, è utile “per far scoprire potenzialità e peculiarità del Friuli attraverso numerose manifestazioni, sostenute anche dalla Regione, tanto che, veniva aggiunto quella 2020 sarà un'edizione di Friuli Doc differente delle precedenti, ma assolutamente importante, che andrà a valorizzare ulteriormente le eccellenze del Friuli Venezia Giulia dal punto di vista enogastronomico, paesaggistico e culturale” speriamo non sanitarie, aggiungiamo noi. I rischi di assembramento non sono infatti una invenzione maligna, tanto che altre importanti manifestazioni di grande richiamo in regione sono state annullate, ma una certezza che sarà difficile da mitigare attraverso una organizzazione che rischia di trasformare i luoghi della festa in zone rosse "militarizzate"  con tanto di identificazione personale e raccolta di dati biomedici informatizzati. Principalmente  attraverso l'utilizzo dell'ennesima mitica App da scaricare sullo smartphone. Quest'ultima, fanno sapere dal Comune si chiama Eilo ed è una app "anti-assembramenti" utile a facilitare l'ingresso nelle piazze di Friuli Doc. Una volta scaricata la App sarà sufficiente scansionare con la fotocamera del telefonino il QRCode, presente nei "Covid box", per avere il via libera verso i luoghi della festa, ma non prima di aver superato il "test" della temperatura, rilevata da termoscanner. Valutando che non si tratti solo di una duplicazione degli assembramenti, come spesso accade quando l'analogico (per misurarti la temperatura devi essere in presenza)  si somma al digitale. Ma tranquillo, se sei allergico alla tecnologia, una volta giunto ai varchi dei controlli, basterà lasciare i propri dati alle hostess e (forse in nome della parità di genere) agli steward presenti, che registreranno nome, cognome, indirizzo email e numero di telefono su appositi tablet.

Non illudetevi però, se vi chiameranno al telefono non è perchè hostess e steward  avvenenti vorranno passare una serata con voi colti dalla vostra bella presenza e simpatia, ma per comunicarvi il possibile avvenuto contagio. Speriamo ovviamente che non avvenga, ma c'è da chiedersi:  valeva la pena far correre il rischio? Facciamo quindi fatica come giornale ad invitare le persone ad andare a Friuli Doc, ma se invece amate il rischio, siete sufficientemente masochisti per sopportare code,  App, QRCode e Covid box, fate pure. Speriamo vivamente che al ritorno a casa, portafoglio alleggerito a parte, siate pieni solo di buon cibo e buon alcol e che il coronavirus sia davvero una invenzione come predicano complottisti, negazionisti e no-mask  vari che, guarda caso, sono in massima parte ideologicamente sodali con i promotori della sagrona più grande del Friuli. Buon divertimento e speriamo di vederci altrove.

Fabio Folisi