Friuli Doc sempre meno Doc. Le star mondiali, il piatto forte

La manifestazione gastronomica ha ormai perso la sua peculiarità omologandosi. Le proposte, nel corso degli anni, si sono sempre più allontanate dall’idea della fiera originaria eppure, difendere la tradizione autoctona, sarebbe stata la vera scelta rivoluzionaria e innovativa.

Ma cosa ci azzeccaTony Hadley, voce dei “giurassici” Spandau Ballet, con Friuli Doc? E pur riconoscendone i meriti culinari, cosa ci azzecca il cuoco milanese Carlo Cracco? Niente, eppure il concerto di Hadley è considerato la maggiore attrazione di questa XXII rassegna eno-gastronomnica, e a Cracco andrà l’onore di inaugurarla.
Il nostro non vuole essere un discorso sciovinista né, tanto meno, reazionario. Per carità!
Ma siamo sinceri: non era meglio, nel corso degli anni, difendere la tipicità locale della manifestazione? Questo sì che avrebbe dato senso al suo esistere, rivelandosi una fiera anticonformista, capace di grande attrattiva turistica proprio perché unica, in un panorama ormai noiosissimo, spersonalizzato e omologato.
“Friuli Doc” nacque, lo sanno tutti, allo scopo di far tornare la città di Udine il grande emporio d’un tempo, memori dei fasti ottocenteschi e settecenteschi, quando le strade e le piazze si riempivano di mercati. O addirittura trecenteschi, quando Mercatovecchio, confine della medioevale cittadella, viveva di vivace commercio. Ecco che l’Amministrazione decise di dare vita ad una fiera capace, attraverso il cibo, il vino, le arti e le risorse rigorosamente autoctone, di raccontare al pubblico e ai turisti la storia e le tradizioni di questa terra straordinariamente complessa.
Mai poi, il patatrac. Iniziò con l’invasione dei “barbari” teutonici in piazza Primo Maggio e con le loro offerte di würstel, crauti e birra. In breve, gli amministratori caddero nel tranello del facile guadagno spalancando le porte un po’ a tutti. O senza malizia, furono trascinati nel vortice dell’immiserimento culturale e del volgare e noioso piattume omologato.
Mai noi, storici e giornalisti che facciamo parte dei pionieri di Friuli Doc, coloro che ci avevano creduto, non ci rassegniamo, e continuiamo a sognare un’edizione con carri trainati da muli e, sopra, botti per spinare il vino; sogniamo trincianti lungo le strade a far schioccare lame di Maniago, arrotini resiani ad “ucciar” coltelli, ristoranti e cuochi di casa a gareggiare nei borghi, tini ed uva da pestare, villotte e Liròn per ballare sul brear. E, in Giardin Grande, altro che truck per hot dog, ma esposizione di vacche e tori da primato.
Sogniamo, infine, cantautori e repertori locali, fin troppi ce ne sono. Di vecchi e di nuovi. Perché, non ci vergogniamo a dirlo: alla fiera dell’Est, piuttosto di Tony Hadley, preferiremmo ascoltare Tony Merlot.

Le proposte 2016.

E dopo questo pistolotto introduttivo, ecco le proposte per questa XXII edizione di Friuli Doc.
Giovedì 8, dopo l’inaugurazione a cura della star di Masterchef, Carlo Cracco, prevista alle 17.30 in piazza Libertà, alle 21.30 esibizione di Udine Jazz collective, un tributo dedicato a Prince e Michael Jackson a cura del conservatorio udinese.
Venerdì 9 alle 21.30, ritorna la band italiana dei Four Vegas con il loro scatenato cantante, Al Bianchi. Proposti brani di Elvis Presley.
Sabato 10, sempre alle 21.30 la lingua friulana sale in cattedra e presenta dopo tre edizioni di “sold out” al Teatro Giovanni da Udine il Festival della Canzone Friulana, con la Mitteleuropa Orchestra per la direzione artistica di Valter Sivilotti.
Domenica 11, come anticipato, grande spettacolo finale internazionale con la Abbey Town Jazz orchestra che accompagnerà Tony Hadley, lead singer degli Spandau Ballet e la partecipazione straordinaria dell'Accademia d'archi Arrigoni diretta da Denis Feletto per un tributo al grande Frank Sinatra.