Gestione acque in Friuli, si tenderà sempre di più alla circolarità ambientale in una logica di investimenti green

Chi segue FriuliSera conosce l'impegno con il quale il nostro giornale si occupa di temi ambientali sia a livello generale che territoriale. Ovviamente occupandosi del territorio di grande rilevanza sono temi come la cementificazione, l'agricoltura, la raccolta e gestione dei rifiuti, la salvaguardia di fiumi e laghi o dell'inquinamento marino, insomma tutte le realtà dove le attività umane entrano in conflitto o quantomeno determinano un disequilibrio nel delicato assetto della natura. Ovviamente alcune attività umane sono fondamentali per la sopravvivenza e il benessere delle persone ma è corretto che l'utilizzo delle risorse e le attività stesse siano, per quanto possibile, meno impattanti con le dinamiche naturali e si eviti il depauperamento delle ricorse, ma anche rischi ambientali e  per la stessa salute umana. Detto questo però è ovvio che dalla coltivazione dei campi, alla presenza industriale per arrivare all'utilizzo delle acque, un impatto sulla natura c'è ed è inevitabile. L'importante è che queste attività siano regolate in maniera corretta per limitare al massimo le conseguenze negative e che prevalga il buonsenso. Per queste ragioni il nostro paese si è dotato di leggi e norme ed ha aderito anche alla legislazione europea che in tema ambientale è particolarmente stringente. Tutto bene quindi? In teoria, dato che le cronache sono piene di segnalazioni di episodi negativi e sono molte le notizie che giungono su più o meno presunti episodi di inquinamento o presunta malagestione di impianti industriali, realtà agricole intensive, reti urbane di smaltimento reflui per non parlare dei  depuratori. In Friuli l'aspetto relativo alla gestione delle acque, sia relativamente alla distribuzione e potabilizzazione ma anche sull'aspetto depurazione urbana e industriale è affidata prevalentemente ad una società a capitale pubblico con sede a Udine il Cafc acronimo di Consorzio per l’Acquedotto del Friuli Centrale costituito nel lontano 1931 da 14 Comuni, poi cresciuto finchè nel 2000 venne trasformato in Società per Azioni (da Consorzio per l’Acquedotto del Friuli Centrale a CAFC S.p.A.) con conseguente trasformazione in Società di gestione dell’integro Servizio Idrico Integrato (acquedotto, fognatura e depurazione).
Oggi, a distanza di molti anni dalla sua costituzione, il CAFC S.p.A. è una delle maggiori società di servizi pubblici della Regione FVG, grazie anche ai recenti processi di incorporazione delle attività del Consorzio Depurazione Laguna (bassa friulana) , del ramo acqua Città di Udine di AMGA S.p.A. e di Carniacque S.p.A. (montagna friulana). Fra i soci ci sono oltre 120 Comuni, una realtà di  260 dipendenti per gestire 6000 km di acquedotti, 4000 di fognature e 500 impianti depurazione fra piccoli, medi e grandi. Quest'ultimi sono a Tolmezzo, Udine, San Giorgio di Nogaro e Lignano Sabbiadoro. Insomma una realtà complessa che nella sua storia ha inevitabilmente ereditato impianti, soprattutto quelli piccoli, costruiti molti decenni fa con tecnologie diciamo arcaiche nei quali è ovvio si possano creare criticità e il cui processo di ammodernamento non è sempre semplice ed economico. Per quanto riguarda il delicato capitolo dei controlli, oltre a quelli svolti autonomamente dalla società, sono demandati alla Direzione salute per l'acqua potabile e all'Arpa relativamente alla depurazione. Il caso dei grandi impianti è ovviamente diverso, nel tempo gli investimenti sono stati cospicui e lo saranno nel futuro, dato che la funzionalità deve essere garantita e deve crescere con le esigenze anche di crescita economica del territorio. In realtà però a giudicare dalle tante segnalazioni e notizie, dossier fotografici e commenti anche qualificati, non tutto sembra girare per il verso giusto. Soprattutto lo scorso anno come FriuliSera avevamo dato voce a dubbi e critiche sulla funzionalità e gestione in particolare del depuratore di Lignano Sabbiadoro. Ebbene dato che noi abbiamo sempre agito in piena trasparenza riportando le critiche e quanto avveniva nel dibattito anche istituzionale, rimarcando ed evidenziando anche in maniera pungente alcune incongruenze che ci parevano palesi, abbiamo ritenuto di sentire direttamente Cafc perchè potesse dire la propria concordando così un colloquio con il presidente Salvatore Benigno che supportato dall'ingegner Massimo Battiston direttore generale di Cafc e dal Direttore Operativo ingegner Michele Mion oltre a raccontarci in maniera puntuale la struttura e l'operatività complessa della società che gestiscono per conto, e sempre bene ricordarlo, di una proprietà pubblica, hanno risposto ad alcuni quesiti relativi all'impianto di Lignano Sabbiadoro esprimendo  le loro verità che abbiamo accolto con spirito costruttivo ma con giornalistico scetticismo e che riportiamo. Diciamo che quanto è stato affermato è quanto ci aspettavamo e che accogliamo dando fiducia alle valutazioni tecniche, del resto le posizioni di Cafc sull'impianto lignanese sono note e in realtà più volte le avevamo riportate. Abbiamo accolto con favore la notizia e le affermazioni nelle quali è stato evidenziato come l'impianto di Lignano abbia superato anche recentemente i controlli stringenti di Arpa che perfino il giorno dopo ferragosto (il 16 agosto) e poi successivamente il 7 settembre (solo per citare date recenti) abbia operato analisi mirate in uscita dal depuratore certificando la regolarità di funzionamento dell'impianto e non rilevando sforamenti. Bene se i problemi si risolvono è giusto riportarlo come è giusto però mantenere alta l'attenzione perchè come vicenda Covid 19 ci insegna, la scienza non è materia sempre esatta. Prendiamo atto quindi che secondo i dati di  Cafc l'impianto funziona e che le eventuali future deroghe emergenziali, previste dalle norme per casi particolari, saranno sempre corrette ed autorizzate. Certamente positivo è che, in una logica di ulteriore precauzione e sviluppo, sono previsti nel futuro ulteriori adeguamenti. Per quanto riguarda le foto che mostrano nel tempo e più volte, parti dell'impianto non funzionanti, Cafc ritiene che queste immagine vadano “interpretate” sul piano tecnico e che nel ciclo di lavoro dell'impianto una vasca che appare vuota non vuol dire che l'impianto non stia lavorando. Ovviamente non essendo tecnici del settore dobbiamo prendere atto delle dichiarazione dei tecnici e del presidente di Cafc, anche quando ci garantiscono che l'impianto risulta  omologato al 100%. Prendiamo ovviamente atto insomma di quanto dichiaratoci, a precisa domanda, relativamente ad omologazioni e collaudi. Del resto non potevamo di certo pensare dicessero altro da quanto da sempre affermato in ogni sede da Cafc anche quando, è giusto ricordarlo, alcune documentazioni non "battevano" ma si sa, nel mirabolante guazzabuglio della burocrazia è possibile che le situazioni si ingarbuglino, l'importante per noi  è che chi detiene le responsabilità garantisca e che sia consapevole delle proprie affermazioni.  Molto interessante nel colloquio  è stata anche la parte relativa alla volontà di Cafc di investire ulteriormente nei prossimi anni, con stanziamenti  triennali di oltre 20 milioni all'anno, per raggiungere complessivamente sempre migliori standard “Green” proprio nel solco del rispetto ambientale. Saranno tutti progetti che seguiremo volentieri. Già oggi ci dicono c'è l'utilizzo al 100% di fonti energetiche certificate mentre si sta attuando l'utilizzo virtuoso dei fanghi di depurazione per trasformarlo  da rifiuto in commodity attraverso l'essiccazione e l'utilizzo in impianti di produzione di biogas rendendo per quanto possibile gli impianti di depurazione autonomi dal punto di vista energetico. Insomma per Cafc tema centrale dichiarato è giungere a standard alti anche nelle metodologie di forniture dei servizi compreso in quello che è stato definito un processo di depurazione circolare, del resto questo dovrebbe essere parte della loro vocazione pubblica, fornire servizi alle comunità, un ruolo importante e che deve essere svolto con la massima trasparenza che è bene ricordarlo, non si raggiunge solo con certificazione e carte che l'esperienza ci dice (in generale) possano lasciare il tempo che trovano, ma con le pratiche quotidiane.