Giallo Americano. Opinioni dalla Siria

Sarebbe un aperitivo rosso in realtà, ma i fatti che si rincorrono in queste complicate giornate sembrano più un giallo. A distanza ormai di un po’ di tempo e una volta sedimentate le prime reazioni, e’ doveroso cominciare a riflettere sui fatti occorsi a breve distanza l’uno dall’altro e capire quale sia la connessione reale tra di loro. Ripartiamo dall’assassinio di Qasim Soleimani e dalla sua figura, da chi questo personaggio rappresentava e del perché sia stato fatto fuori. Come già detto, il generale era nella gerarchia iraniana, secondo solo all’ayatollah Khamenei e il colpo inflitto dalla sua eliminazione non e’ solo un gancio alla mascella dell’Iran, ma rappresenta una sfida aperta a quel paese. Questa e’ in sintesi la verità sulla motivazione di quell’attentato. Mettere quel governo davanti al fatto compiuto e sfidarlo ad una vendetta di fronte alla quale rincoglionire come sempre il mondo e replicare duramente pretendendo di avere ragione. Naturalmente contando sul fatto che la stampa internazionale, quella ufficiale ovviamente e a partire da quella italiana, non aspetta altro che inchinarsi a sua maestà.
Sul fatto per esempio che Soleimani fosse a Baghdad per organizzare un attentato, mentre con ogni probabilità era da quelle parti per cercare di mediare tra l’Iran e l’Arabia Saudita, ci sarebbe da discutere, visto che al di la’ di tutto i sauditi avrebbero molto da guadagnare dalla “neutralizzazione “ del regime iraniano, ma allo stesso tempo molto da perdere in caso di un conflitto allargato che metterebbe in ginocchio la sua esportazione di petrolio nonché le quotazioni sul mercato di Aramco (il gioello di famiglia che ha già subito perdite consistenti in questo periodo). E ciò sarebbe molto pericoloso anche per la tenuta della casa regnante.
E’ molto probabile che dietro questa operazione ci sia la lunga mano di Israele, molto vicino a Trump e famiglia, che attraverso la sua lobby negli Stati Uniti può fortemente influenzare la campagna elettorale già partita ed in realtà mai finita. Naturamente un avvenimento del genere mette in secondo piano anche la questione dell’impeachment (al di la’ del fatto che si basi su fatti reali, che difficilmente potrebbero aver inciso sull’elezione di Trump). Ma ovviamente la faccenda non si esaurisce qui; in gioco c’è molto d’altro, tipo il pericolo che a cominciare dall’Iran altri produttori del Golfo possano cominciare a pensare a commerciare l’oro nero in valute diverse dal dollaro Usa, ad oggi l’unica divisa ammessa per questo tipo di commercio e sotto il totale controllo del sistema bancario statunitense e della FED. Il fatto che gli Usa siano autosufficienti dal punto di vista energetico (grazie ad un sistema, lo shale gas, che nel prossimo futuro potrebbe creare non pochi problemi), di per se’ non significa che l’area mediorientale che produce buona parte del petrolio mondiale abbia per loro perso di significato. La Cina sta diventando il maggior partner commerciale nonchè importatore di gas e petrolio per i paesi del Golfo che se vogliono continuare i loro business con i loro nuovi clienti, dovranno prima o poi soggiogare alle regole da parte di chi sta spodestando gli Usa dal primato di maggiore economia mondiale. Non solo, ma tra Iran e Cina, già esistono importanti infrastrutture di collegamento che attraverso la Nuova Via dela Seta e il SCO (Shangai Cooperation Organization) coinvolgeranno inevitabilmente anche tutti i paesi dell’area mediorientale fino al Mediterraneo. Riuscire a distruggere tali infrastrutture significa mettere a repentaglio i progetti cinesi….
Nel frattempo, il governo iraqeno ha chiesto ufficialmente agli Usa di ritirare le loro truppe dal suo territorio. La risposta e’ stata che non ci pensano nemmeno, manco fossero a casa loro. Addirittura Trump ha dichiarato che chiederà il rimborso per le spese di guerra, forse per aver raso al suolo il paese, chissà. Tra le altre cose, pare che Pompeo & C. abbiano minacciato i ministri iraqeni, nel caso la richiesta venisse reiterata, di ordinare ai propri (o al loro soldo, ricordiamoci come sono andate le cose a piazza Maidan a Kiev o in Venezuela) cecchini di sparare sulla folla dei dimostranti e sulla polizia che dovrebbe controllarli, in modo da creare panico. Peccato che su dimostranti e poliziotti, con la valida partecipazione delle milizie sciite certo, le pallottole siano già arrivate in abbondanza.
E’ solo questione di tempo, ma il futuro è piuttosto chiaro e a questo punto e’ davvero incomprensibile il ruolo di totale subalternità che sta giocando l’Europa frammentata da divisioni incomprensibili se non alla luce di assurdi protagonismi, che si ostina a non cercare una via comune pur essendo potenzialmente la maggior potenza economica mondiale, se solo ci fosse tra i suoi componenti un minimo di maggiore coesione e di uniformità e non solo un sistema monetario nemmeno del tutto comune. Il fatto che la politica estera sia gestita da un responsabile che solo formalmente rappresenta l’Unione mentre ne e’ di fatto esautorato dal ruolo che al posto suo gioca la Nato (che come ha detto giustamente Macron è in stato di morte cerebrale) sotto il totale controllo degli Usa, la dice lunga sull’idiozia e sull’ignavia di un continente che potenzialmente potrebbe essere uno dei soggetti di riferimento di un sistema ormai desinato ad essere multipolare (inevitabilmente succederà) e non più unipolare come vorrebbero (cercando tenacemente di resistere) gli Usa.
Ciò che succede qui nel Medio Oriente va al di là del preteso cambiamento di potere in Siria o in Iran e si riflette in tutto l’area, Mediterraneo compreso a partire dalla Libia dove, purtroppo, l’Italia ha da troppo tempo smesso di esercitare quella poca di influenza che nel passato sapeva gestire, rischiando ora di essere tagliata fuori dai giochi messi in piedi soprattutto da Russia e Turchia, ma dietro alle quali c’è tutta una serie di paesi e Stati (dall’Arabia Saudita, all’Egitto, allo stesso Israele) che sono pronti a fare un unico boccone degli interessi che vedevano fino a ieri l’ENI quale principale attore. Siamo persino stati in grado di andare a bombardarli, mica palle!
Si preferisce invece partecipare alle minacce Usa all’Iran (non ho mai avuto simpatia per i regimi, soprattutto teocratici, sia chiaro), che pur comportandosi in modo grossolano, ad esempio sull’abbattimento del Boing ucraino, non si capisce perchè dovrebbe essere l’origine di tutti i mali del mondo. A proposito del Boing ucraino, non sarebbe male capire meglio cosa sia realmente successo, magari ricordandoci del Boing 777 della KLM abbattuto nei cieli dell’Ucraina sul quale tutto si può dire fuorchè ci sia trasparenza. Oppure che ne so, pensare ad Ustica, giusto perchè ci sovviene meglio. Troppe cose su quell’incidente sono oscure per essere prese senza farsi venire qualche dubbio. Aerei civili e missili sono dotati di sistemi di identificazione sofisticati proprio per evitare che incidenti come questo possano verificarsi mentre l’errore umano, che non si puo’ escludere a priori, risulta davvero difficile da contemplare.
L’Iran non ha certo colpe per il recente ritiro dal trattato (JCPOA) nucleare firmato nel 2015 e stracciato da Trump un annetto fa; l’UE aveva fatto promesse mai mantenute di trovare una via alternativa agli embarghi commerciali che hanno soffocato l’economia del paese, costringendo l’Iran dopo mesi di inutili trattative a rompere quel patto di fatto già morto. L’effetto di una scelta (o non scelta da parte dell’Europa) del genere e’ stato buttare al macero contratti previsti o in via di realizzazione per decine e decine di miliardi di euro. Non si capisce davvero come i media internazionali possano accusare gli iraniani di avere rotto quell’accordo; Iran che peraltro ha lasciato ancora una porta aperta dichiarando che il progetto di arricchimento dell’uranio non e’ un processo irreversibile. Piu’ chiaro di cosi’! Invece niente, segno davvero che o il giornalismo o l’intelligenza (probabilmente questo e quella) sono morti.
Si preferisce al contrario giustificare l’appoggio incondizionato prima di tutto agli Usa che ci stanno trattando a pesci in faccia e poi ad Israele (si sappia, unica democrazia dell’area) all’interno del cui governo ci sono partiti che rappresentano ultraortodossi fanatici o fascisti e che continua impunemente da una parte a massacrare direttamente ed indirettamente i palestinesi e dall’altra a bombardare come niente fosse in Siria e in Iraq. Ma attenzione a come si parla, perchè si rischia di essere accusati di antisemitismo; Corbyn ne sa qualcosa, ahinoi..

Docbrino