Giornali online affondano. Naufragi che mettono a rischio pluralismo e democrazia

Ogni giorno si è soliti aprire la posta elettronica, navigare su internet tramite computer e vari dispositivi mobili. Che comodità!  Una informazione  on demand gratuita, tutto bellissimo  se non fosse che ci viene offerta in maniera surrettizia sulla base dei nostri "interessi" interpretati  e che trova l'apoteosi sui social, che da piattaforme ludiche per il cazzeggio sociale, sono state "promosse" a nuovi mezzi d'informazione per consentire monologhi senza contraddizione.   Se aggiungiamo poi che molti sono soliti postare le loro “perle di saggezza” sui medesimi  canali social sentendosi pateticamente protagonisti del nulla il quadro diventa chiaro, anche se a tinte decisamente fosche. Tranne qualche rara occasione infatti il fraseggio è il più delle volte inutile, demenziale, superficialmente frutto di ignoranti  elucubrazioni che  vengono vomitate sui dispositivi degli altri in maniera invasiva e non certo perchè richiesti. In sostanza tutto, più nel male che nel bene, ruota ormai intorno al web che ha di fatto fatto ergere le peggiori espressioni della natura umana. Ovviamente ciò ha condizionato anche il mondo televisivo e dei quotidiani, quelli cartacei, che si sono trovati in seria difficoltà e in grande competizione con i giornali online che oggi vivono a loro volta una grande crisi. Oggi si può affermare che se i giornali cartacei si sono ridimensionati e che la loro la crisi è quasi giunta al fondo  con  una certa stabilizzazione all'orizzonte,  non così è, paradossalmente, per i giornali web che ormai  rischiano la chiusura. Se infatti è vero che non vi sono costi di stampa e distribuzione,  restano tutte le altre spese per non parlare della mancanza di pubblicità ormai monopolizzata dai grandi operatori multinazionali che puntano tutto su algoritmi e compravendita di masse di dati. Anche se gli accessi e i tempi di lettura dei pezzi,  sono alti, spesso al di sopra delle più rosee aspettative, non si traducono in moneta sonante. Perfino i più blasonati quotidiani online nazionali si sono dovuti piegare diventando vassalli dei vari Google e Facebook. Questi reggono solo perchè hanno come "padroni" editori spesso per convinzione o necessità, politicamente motivate. Si tratta però quasi esclusivamente di editori   non puri, cioè con spalle economiche larghe in quanto proprietari di imperi in vari settori. Un esempio per tutti la Fiat o meglio Fca della famiglia Agnelli che si trova oggi nelle mani il più grosso sistema editoriale del paese che, nelle sue propaggini locali, la pubblicità sul web la regala agli inserzionisti del cartaceo. Ci sono poi situazioni drammatiche, giornali on line, piccoli e grandi, sempre sull'orlo del baratro. Qualcuno quel salto nell'oblio l'ha già fatto nell'indifferenza generale, altri stanno per farlo.

Scriveva poche settimane fa  Paolo Madron direttore di Lettera43 annunciando la chiusura della testata: " Chiudiamo, dopo aver sfiorato i 10 anni. Li avremmo compiuti ufficialmente il prossimo 7 ottobre, il giorno in cui nel 2010 Lettera43 ha debuttato. Ricordo la temperie dell’epoca, l’entusiasmo per le magnifiche sorti e progressive dell’informazione digitale, la convinzione dell’ineluttabile declino della carta stampata. Diciamo che è andata così per la seconda, mentre per la prima non è stato il pranzo di gala che allora ci si aspettava. Piuttosto, un desco frugale.....".

Insomma se da un lato è vero che il giornalismo si è spostato sul web e che i canali di lettura sono del tutto cambiati per quantità più che per qualità,  sono anche cambiati gli equilibri economici che consentivano la pluralità editoriale, con la politica, che non solo non sostiene l'editoria, ma che anzi spesso rema contro. Tutto questo ha delle conseguenze soprattutto sulla qualità e attendibilità delle notizie, per non parlare dello svilimento della professione giornalistica anche attraverso la precarizzazione perniciosa selvaggia che si realizzata anche per una certa "distrazione" della categoria.

Del resto anche il tentativo di criptare la lettura dei pezzi condizionandola ad abbonamenti, altro non è che l'ultimo disperato tentativo degli editori di fare cassa con il web. Le promozioni a basso costo, non stanno avendo gli effetti sperati. I lettori sono troppo abituati a non pagare in termini monetari per informarsi o avere la sensazione di farlo. Pagano invece pesantemente in termini di privacy e di annebbiamento delle sinapsi.  Così alla fine, in molti  si accontentano dei titoli, pensando poi di approfondire magari sui social e finendo nella trappola di avere solo l'opinione che gli viene offerta sulla base delle tendenze espresse e registrate dalla cosiddetta intelligenza artificiale che è al soldo non certo del lettore. Il risultato è disastroso, si perde in capacità critica e anche per gli editori l'operazione notizie a pagamento è un fallimento, non solo perchè in realtà non si incassa a sufficienza, ma perchè  calano in maniera esponenziale gli accessi e soprattutto il tempo di permanenza nei siti, unico vero parametro che fa capire se si è davvero letti. Parametro  che, guarda caso, nessuno rileva seriamente o meglio nessuno utilizza nelle proposte pubblicitarie. Il risultato è in via generale una informazione che tale non è già più. In molti casi  non è  professionale, è semplice comunicazione di contenuti non verificati e non da alcuna garanzia di correttezza e veridicità, tanto che possiamo affermare che ormai una notizia diventa tale, non in quanto vera, ma solo perchè “plausibile”. Ed allora diventa più facile per spacciatori di fake news o peggio per propagandatori di ideologie semplificate e fasulle,  proliferare trovando praterie immense nella quali scorrazzare liberamente, con una  platea di fruitori che diventa sempre più composta da sempliciotti non in grado di sviluppare lo spirito critico reale ma che invece soffrono di regressioni intellettuali. Basti pensare ai fruitori di "blog"  dispensatori di presunte “notizie”, sparate un tanto al chilo, nella speranza, qualche volta, di azzeccare lo scoop. Poco importa se su dieci sparate solo una affonda le radici in pezzi di verità, basta far subito dimenticare quelle fasulle con una nuova. Blogger tanto apprezzati perfino, inspiegabilmente se non per la regressione intellettuale  cui si accennava prima,  da persone che dovrebbero avere gli strumenti culturali e mentali per comprenderne la reale natura e che più o meno inconsapevolmente si lasciano influenzare. Per non parlare dei tanti finti giornali online che giocano sull'equivoco grafico di sembrare prodotti editoriali, negando però di esserlo, e che non rispondono ad alcuna regola deontologica e spesso neppure etica o morale, in quanto non registrate da nessuna parte. Chissà forse hanno ragione loro e bisognerà adeguarsi, diventando "liberi" e impunibili spacciatori di plausibili notizie, o magari cambiare mestiere gridando "fermate il mondo voglio scendere". L'alternativa esisterebbe ma prevede l'impegno di molti. Vedremo per l'ennesima volta se gli amanti (temo solo a parole)  di democrazia pluralismo e diritti costituzionali  si metteranno in gioco  o se continueranno a dispensare solo like, complimenti  e pacche sulle spalle. Ebbene tenetevi tutto l'armamentario dell'ipocrisia, quello non serve a pagare i conti.

Fabio Folisi