Giovane albanese morto martedì nel Cpr di Gradisca: indagini in corso ma il dubbio è che gli siano state somministrate dosi di psicofarmaci

Frame del filmato realizzato con un telefonino da un detenuto del cpr che inquadra il trasporto della salma del giovane albanese morto

Dramma del migrante albanese trovato morto all'interno del cpr di Gradisca d'Isonzo: ancora da accertare le cause del decesso. Tra le ipotesi, la pista che porta a un abuso di farmaci, ma solo l'autopsia e gli esami tossicologici potranno dare una conferma a questa ipotesi che aprirebbe scenari in ogni caso inquietanti.
Nella struttura detentiva, perchè in realtà questo è, ieri il clima è stato particolarmente teso con una protesta da parte dei migranti ospitati nella struttura che hanno bruciato materassi e suppellettili dando sfogo alla frustrazione nel vedere ancora una volta uno di loro uscire in un sacco per cadaveri. Intanto la garante del comune di Gradisca delle persone private della libertà personale Corbatto ha chiesto con urgenza di entrare nel Cpr mentre la sindaca Tomasinsig ha chiesto che la magistratura stabilisca con celerità la verità su questo decesso, solo con la verità infatti si potrà ristabilire un clima accettabile nella struttura che in questi giorni è praticamente al massimo della capienza stabilità di 80 detenuti che vale la pena ricordare sono soggetti in attesa di rimpatrio perchè migranti irregolari ma nella maggior parte dei casi non pericolosi delinquenti, senza contare che l'emergenza sanitaria rende il clima ancora più teso.
Intanto dal comitato “Assemblea NO CPR, NO FRONTIERE” diono di avere informazioni provenienti dall'interno del centro relativa a questa ennesima morte dietro le sbarre e hanno emesso un comunicato dal titolo quello che sappiamo del ragazzo morto a Gradisca: “Martedì, nel CPR di Gradisca, un ragazzo di 28 anni è morto. Quello stesso pomeriggio, siamo stati sotto quelle mura, eravamo circa sessanta. Volevamo parlare con chi sta chiuso dentro, per fargli sentire che sapevamo che uno di loro era morto ed eravamo solidali, e per sapere com’era andata, secondo loro.
Gridando da una parte all’altra del muro, ci hanno detto che il ragazzo che è morto era stato imbottito di medicinali; tra gli altri, aveva assunto sicuramente il Rivotril – una benzodiazepina ad alta potenza con ansiolitiche, sedative, antiepilettiche – che viene spesso somministrato ai reclusi”. In sostanza una accusa pesante che se provata da riscontri tossicologici potrebbe rivelare bruttissimi scenari. Lo stesso comitato No Cpr parla indfatti di abuso di psicofarmaci come di una costante nei centri di internamento: le persone li assumono per evadere da quel quotidiano senza speranza e/o come sostitutivi legali di altre sostanze. Tuttavia, aggiungono, chi prescrive gli psicofarmaci ha una responsabilità clinica precisa: se veramente il ragazzo fosse morto per overdose di psicofarmaci, i responsabili diretti della sua morte sono nel Cpr.

Dura presa di posizione di Rifondazione Comunista sull'episodio per bocca di Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea e Luigi Bon, per la segreteria provinciale della Federazione di Gorizia: "Il Centro Permanente per i Rimpatri di Gradisca d'Isonzo, si legge in una nota,  è stato ancora una volta teatro di una morte annunciata. Un ragazzo albanese, in quarantena per emergenza Covid-19 è stato trovato morto nella sua cella mentre un altro, proveniente dal Marocco, finiva in terapia intensiva. Non si conoscono ancora le cause specifiche ma a Gradisca d’Isonzo da sempre si muore di detenzione, l'ultima vittima risale al gennaio scorso e continue sono le rivolte, i tentativi di fuga, gli atti di autolesionismo. Oggi si può restare rinchiusi in queste galere fino a sei mesi senza aver commesso alcun reato e il governo promette, con la "riforma" dei decreti Salvini di ridurre i tempi. Ma come diciamo ormai inascoltati da ventidue anni queste strutture, che negli anni hanno spesso cambiato nome, sono illegali, incostituzionali, razziste, inutili e persino costose. Sono l'emblema del fallimento delle politiche migratorie europee. Che si faccia come si sta facendo in Spagna e Portogallo, che le si chiuda costruendo percorsi di regolarizzazione per chi cerca un futuro. E si usino quei soldi per affrontare le tante emergenze di chi è colpito dalla crisi non per rafforzare un perverso sistema repressivo".