Giusto sanzionare i furbetti dall’uscita facile, ma troppi sceriffi con il cappello in testa incorrono in errori e abusi

Fra quel 5% di italiani che si sono visti affibbiare multe salatissime per non rispettare l'ordinanza anti Covid-19 ci sono certamente dei dementi, individualisti, menefreghisti ed è bene vengano sanzionati. Ma ci sono anche persone che sono state oggetto di soprusi, incomprensioni e in qualche caso vessazioni da parte di una minoranza di tutori dell'ordine. Non sappiamo quale sia la percentuali di questi, se 1,2,5% o più. Di fatto esistono e devono farci pensare. Qualcuno esagerando ha parlato di “prove di golpe”, ma certamente una riflessione sull'uso del potere e della repressione andrebbe fatta. Un tempo chi  per età aveva visto fascismo, guerra e dopoguerra, per poi assaggiare tutto il bene, ma anche i limiti della democrazia, diceva che non c'è peggio di mettere un cappello fregiato in testa ad ignoranti e violenti per generare ingiustizie e violenza. Devo dire che in questi tempi di coronavisus quella sorta di parabola, dove il cappello simbolizza qualsiasi potere affidato ad idioti, calza perfettamente. Abbiamo visto di tutto in queste settimane, perfino commessi addetti alla “sicurezza” (pochi per fortuna) strapazzare in malo modo (anziché usare modi civili) clienti che per distrazione si avvicinavano troppo al banco della salumeria, ma anche l'imposizione di regole assurde e non certo scritte in decreti, come quella partorita da qualche geniale direttore di supermercato che impone l'uso del carrello della spesa anche se devi comprare solo un etto di prosciutto. Ma fin qui possiamo archiviare tutto nella categoria del piccolo potere dato agli stupidi, fastidiosi, ma non più di tanto pericolosi. Diverso è quando le vessazioni arrivano da chi, per ruolo istituzionale, sarebbe demandato a far rispettare le leggi. Dovrebbe farlo senza dimenticare buonsenso, misura, correttezza e soprattutto umanità. Questo deve farci riflettere. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che poliziotti, carabinieri, vigili urbani ecc. sono in assoluta maggioranza all'altezza del compito, ma da quanto riporta la cronaca dei giornali, ad ogni latitudine del paese, il dubbio che vi siano anche persone che non meritano di indossare la divisa sotto quel cappello è forte. Del resto nelle situazioni d'emergenza la reazione dovrebbe essere professionale, ma non per tutti e così e limiti nella selezioni e addestramento si palesano plasticamente. Ribadiamo, siamo certi che l'assoluta maggioranza dei tutori dell'ordine sotto il cappello hanno una testa pensante e che sono assolutamente corretti e rispettosi del cittadino, ma ci sono anche quelli che si sentono sceriffi del Far West o peggio giudici ed interpreti assoluti delle norme e questi andrebbero individuati e se possibile rieducati, addestrati, acculturati e se, dopo una prova, non c'è altra soluzione, rimossi. Ma vediamo alcuni casi estremi dove non vi possono essere giustificazioni nel sanzionare cittadini.
Racconta il quotidiano Repubblica di una famiglia di Livorno, diretta all’ospedale per portare una bimba di 8 anni ad un controllo dopo un trapianto di midollo osseo sanzionata con multa da 530 euro. La polizia stradale di Livorno li ha multati: marito, moglie e due bambini, partiti da Grosseto e diretti all’ospedale di Pisa. Per fortuna appena è stata resa nota la vicenda in meno di 24 ore sono arrivate le scuse e l’azzeramento della multa.
L'Unione Sarda ci narra invece che a Nuoro è stata fermata una coppia al market. Novecento euro, una multa record per due anziani pensionati (marito e moglie, lei disabile, lui anche ma in misura minore) usciti insieme per andare a fare la spesa perchè la signora non è autosufficiente. Davanti agli impietosii vigili, lui ha avuto un malore. Sempre dalla Sardegna, La Nuova Sardegna rende conto da Sassari, della storia di una coppia scesa sotto casa a gettare i rifiuti, loro, dopo un alterco, sono stati strattonati con forza dalla polizia municipale e portati via, ma qualcuno dal balcone di fronte ha girato un video e ha chiamato il 112, mentre i filmati sono finiti sul web. A Genova, riporta l'Ansa, si è arrivati a multare un’infermiera che lavora in un ospedale Covid 19, che non ha la patente e ha chiesto al marito di andarla a prendere a fine turno, per evitare di prendere mezzi pubblici ed esporsi ed esporre al contagio. La vicenda surreale ha visto il questore di Genova, Vincenzo Ciarambino, annullare la multa in realtà comminata all’uomo che era andato in auto a prendere al lavoro la moglie infermiera in un reparto dove si curano i pazienti affetti da Covid-19. La donna non ha la patente e per evitare di prendere mezzi pubblici ha chiamato il marito, ex vigile urbano in pensione. Il questore ha chiamato direttamente l’uomo per avvertirlo che la sanzione sarebbe stata annullata. Il questore, contrariamente ai suoi uomini, ha anche apprezzato il senso di responsabilità dei coniugi nel non volere esporre le altre persone a un eventuale pericolo.
Sempre Repubblica ci racconta che a Roma una anziana in fila si era seduta per riposare ma un carabiniere l'ha fatta alzare e multata. Una lunga fila in attesa fuori dal supermercato e la donna aspettava il proprio turno, seduta, da sola, guanti e mascherina sfogliando un giornale che aveva appena comprato. «“Che fa, sta seduta?”, mi ha detto un carabiniere. Io soffro pure di osteoporosi e il medico mi ha detto di prendere sole. Ma voleva il certificato...».

Dalla Toscana arriva la notizia che fare la spesa è consentito ma non se indossi la tuta da ginnastica: ai vigili non piace. Una donna, fra l'altro volto televisivo noto, si stava recando con il suo zainetto in tenuta da jogging a fare la spesa. Approfittando della strada fino al supermercato camminava a passo veloce. Ma lei non è stata creduta, troppo per i vigili pensare che forse lecito fare la spesa in tenuta ginnica, in questo caso hanno pensato i solerti tutori dell'ordine “l'abito fa il monaco” e se sei in tuta fai jogging e quello è vietato.
Vari siti web raccontano a Roma che una donna che correva vicino a casa le sono stati contestati i metri. Il quesito era: Via del Corso è “in prossimità” di Fontana Trevi? Evidentemente no per i poliziotti che hanno fermato e multato per ben 400 euro una dottoressa che abita lì e che era scesa da casa per l’attività motoria consentita « Ero a poche centinaia di metri, mi hanno contestato che erano più di 200, ma il decreto dice “in prossimità”. L’avevo con me, gliel’ho mostrato, mi hanno detto: faccia ricorso»
Tutori dell'ordine a Reggio Emilia hanno punito un pensionato mentre va a comprare i giornali. Forse i solerti agenti non hanno colto il senso della parte del decreto che spiega che i giornali sono un bene di prima necessità. Così a Villa Minozzo, Reggio Emilia, è stato multato il 70enne medico ortopedico in pensione che fra l'altro è tra i medici richiamati al lavoro per l’emergenza Covid. «Ero uscito da casa per andare a comprare il giornale e le mascherine. Ho detto che lo facevo tutti i giorni. Multa da 373 euro».
Potremmo continuare, basterebbe sfogliare i giornali locali di ogni città per leggere episodi di abusi, sarebbe bene che dal viminale e dai comandi si chiariscano bene alcune norme di comportamento, perchè se è giusto colpire chi sbaglia intenzionalmente, vedere ogni cittadino fermato come un furbetto malfattore non è quello che ci si dovrebbe aspettare da forze dell'ordine di uno stato democratico.