Gli Arabi gelano i mercati possiamo vivere con 20 $

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Il crollo del prezzo del petrolio dovuto ad una sovrabbondanza di offerta rispetto alla domanda, sta determinando importanti squilibri economici globali. I principali protagonisti di questa situazione, i Paesi Arabi, non sembrano intenzionati a ritornare sui prossimi passi riducendo la produzione. Riad, in particolare, oggi ha gelato le attese di un possibile intervento per arrestare la caduta delle quotazioni petrolifere.
arabia saudita. In tale contesto si inseriscono le ultime dichiarazioni del ministro del Petrolio saudita Ali al-Naimi, questi durante un convegno a Houston ha dichiarato che: «L’Arabia Saudita può convivere con un prezzo del petrolio ancora in calo fino a 20 dollari». Il ministro ha anche indicato che i bassi prezzi del petrolio spingeranno fuori dal mercato i produttori con prezzi di estrazione più alti. «Produttori che non sono efficienti e con problemi di redditività dovranno lasciare il mercato. È difficile dirlo, ma è una realtà. Noi non vogliamo convivere con un prezzo del petrolio a 20 dollari, ma se dobbiamo lo faremo».
la produzione. Attualmente l'offerta di petrolio supera la domanda di circa un miliardo di barili al giorno. Al-Naimi a tal proposito ha escluso una iniziativa coordinata per ridurre le estrazioni tra i Paesi membri dell'Opec al di fuori del cartello.
Con la Russia, pochi giorni fa l’Arabia Saudita ha stabilito una intesa per congelare (non ridurre) la produzione di petrolio. A questi si sono aggiunti anche il Qatar e il Venenzuela (trai paesi produttori maggiormente danneggiati dal crollo del prezzo del greggio).
Le dichiarazioni di al_Naimi hanno determinato un ulteriore crollo delle quotazioni sui mercati (Brenti e Wti), il greggio dopo una faticosa risalita a quota 33 dollari è sceso sino a 30,5 dollari al barile.

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