Governatore sto c…xo. Nel nostro ordinamento non esiste questa figura legata alla stagione degli uomini soli al comando. Una minchiata pericolosa che ha affascinato e affascina anche certa sinistra

Il presidente della giunta regionale (o presidente della regione) è, secondo l'art. 121 della Costituzione italiana, uno degli organi della regione; è al contempo presidente della regione oltre che membro di un organo collegiale del medesimo ente, la giunta regionale. Questa la definizione corretta non certo quella di “governatore” che tanto piace a molti "presidenti". L'equivoco si è consolidato dopo l'introduzione dell'elezione popolare diretta. In molti hanno voluto vedere  similitudine con la figura del governatore statale negli Stati Uniti, così si è diffusa nel gergo politico e giornalistico l'abitudine di denominare i nostri "presidenti" di regione, impropriamente, governatori. Un errore che in passato era forse fatto ingenuamente, una semplificazione giornalistica utile per evitare ripetizioni, ma via via, nel tempo,  si è consolidata facendo credere ai più che il sistema italiano fosse simile a quello degli “stati” by Usa esattamnete come in tanti credono che il governo del Paese sia legato alla figura del candidato premier. Una bestialità in una democrazia costituzionale parlamentare. Errore gravissimo anche quello regionale sul quale pesano  alcune fascinazioni della mediocre classe dirigente odierna sempre più spesso in preda al delirio di onnipotenza e alla bramosia di potere. Sappiamo bene che ci sono argomenti e problemi più importanti di cui parlare, specialmente in questi momenti, però va detto che proprio oggi che siamo alle prese con la pandemia, la questione è diventata seria, perchè non solo appare decisamente improprio e forviante il termine governatore,  ma l'idea che si sta facendo strada di una autonomia diffusa delle regioni rischia di creare uno scontro epocale fra governo e periferie. Una idea che fra l'altro appare in tutta la sua fragilità dopo la gestione fallimentare  “regionale” del sistema sanitario in fase d'emergenza, con la promulgazione di “ordinanze” locali che hanno assunto spesso le sembianze degli schizzetti di urina fatte dai cani che marcano il proprio territorio. Certo non in tutte le regioni è stato disastro, vuoi perchè alcune sono state meno interessate ai contagi, vuoi per la caratura più o meno demenziale e spregiudicata della classe dirigente, ma è evidente che le forzature rischiano anche  di mettere in discussione perfino le corrette specialità di regioni, come il Fvg che la propria autonomia l'hanno generalmente gestita nei rapporti con lo Stato, almeno fino a ieri, in maniera equilibrata. Oggi, vedendo il disastro della sanità lombarda e del duo Fontana-Gallera che, se non fossimo in piena tragedia con oltre 15000 morti nella sola Lombardia, sarebbero degni del palcoscenico di Zelig. Così ci tocca scrivere una cosa che mai avremmo minimamente pensato di poter scrivere, difronte a Gallera perfino l'assessore Riccardo Riccardi che la sanità del Fvg ai tempi del coronavirus gestisce, fa la sua figura, se non un gigante, appare quantomeno più preparato e prudente del suo collega lombardo, dimostrazione comunque che al peggio non c'è mai fine. Detto questo però non si possono di certo nascondere gli svarioni presi anche a Trieste, la vicenda delle case di riposo in area giuliana, la nave lazzaretto, per non parlare di tamponi e mascherine. Ma tornando al ragionamento generale sull'uso e abuso del sostantivo di Governatore, anziché di Presidente della regione, non è un caso che il primo ad autoproclamarsi “governatore” fu proprio quello della Lombardia, il “celeste” Formigoni, al quale si deve il “modello” della sanità di quella regione che in queste settimane ha dimostrato tutta la sua reale inconsistenza. A questo punto quindi non solo il termine governatore, che anche noi, per convenienza giornalistica, abbiamo spesso utilizzato in passato, non può da oggi più essere ammesso, soprattutto dalla comunicazione istituzionale che invece ne fa uso ed abuso. Per questo invitiamo i consiglierei regionali d'opposizione, a valutare un intervento chiedendo che almeno le agenzia stampa regionali (ARC e Acon), il cui editore e la Regione stessa, smettano di definire Governatore Fedriga. A questo punto della storia non è un problema solo linguistico, ma c'è il rischio che la “qualifica” dia alla testa facendo sì che qualcuno si senta al disopra di tutto e di tutti e dichiari guerra (finanziaria) allo stato italiano.
Nei dizionari il significato letterale di governatore del resto cozza con le funzioni dei presidenti di regione partendo dal “chi regge un popolo” che non è certo il nostro caso, per non parlare di quello che ne delinea le funzioni nell’amministrazione di un territorio durante un'occupazione militare o coloniale. Basti pensare a chi svolse funzioni di podestà assoluta durante il fascismo, in particolare il governatore di Roma quando il comune assunse il nome di governatorato. L'unico “governatore” invece legalmente previsto nel nostro paese è quello della Banca d'Italia. Chiariamo anche che l'ordinamento italiano non è per nulla paragonabile a quello degli Usa che hanno struttura Federale e che quindi individua chi è a capo dell’esecutivo locale come governatore in ogni singolo stato.
Insomma anche se questa qualifica ne premia l'ego, spesso smisurato, i vari Fedriga, Zaia, De Luca, Fontana, Toti, Bonaccini ecc ecc, non ricoprono alcuno dei ruoli di capi di “mini stati” e quindi per ristabilire la verità istituzionale e costituzionale sarà necessario evitare esemplificazioni, anche quelle in buona fede, perchè queste, ai tempi della comunicazione sragionata e sgrammaticata, rischiano di assumere connotazioni di verità che tali non sono.
Fabio Folisi