Grandi manovre bancarie Fvg, sarà “Medicredito-Civibank”?

Di Fabio Folisi------------------------------------------------------------

Quella di Mediocredito Fvg è una di quelle vicende che restano perennemente sottotraccia per poi, ogni tanto, uscire fuori con una vampata. In genere, dopo una blanda scaramuccia politica con reciproci scambi d'accusa sulle responsabilità presenti, passate e future, tutto torna sotto il tappeto. Oggi però, tempi i cui le sofferenze bancarie sono “ammissibili” e non più negate, come nei tempi che furono per l'esistenza della mafia, il bubbone potrebbe davvero esplodere. Del resto tutti, particolarmente il partito democratico fin dai tempi di Fassino e della sua intemerata frase “abbiamo una banca”, sembrano aver avuto innamoramenti per banche e banchieri. Hanno cercato di rubare il mestiere ai professionisti della finanza con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Allora ci viene quasi in maniera naturale ricordare la locuzione latina “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” tradotta letteralmente, significa «Fino a quando  dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?». Ovviamente nel nostro caso Catilina è l'intera classe dirigente di questa regione, che con i propri meccanismi di auto-assoluzione persegue negli errori in continuità fra una giunta e l'altra, coprendosi a vicenda, a prescindere dalla parte politica d'appartenenza. Per questo val la pena ricordare la seconda frase indirizzata sempre da  Marco Tullio Cicerone nel  63 a.C., per  denunciare  sempre Catilina. Prosegue Cicerone con le parole “Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?” che, tradotte, significano «Quanto a lungo ancora questa tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?». Nel nostro caso forse più che di audacia si tratta di codardia, per il fatto che nella vicenda di Mediocredito Fvg tutte le forze politiche hanno le loro responsabilità e non vogliono ammetterle. Quindi coprire tutto con un velo di omertà è apparsa la soluzione migliore. Ma oggi quel velo è sempre più corto ed esattamente come il tentato omicidio di Cicerone da parte di Catilina era un segreto di Pulicinella, anche le responsabilità della disastrosa situazione della cassaforte della Regione Fvg e del suo saccheggio, sono verità che non hanno neppure la necessità di essere rivelate, perchè risapute. Solo le Procure e la stampa sono strategicamente distratte. Chissà se oggi si è giunti ad una resa dei conti. I segnali ci sono e sono forti, anche se dubitiamo che alla fine qualcuno paghi per davvero, se non i cittadini del Friuli Venezia Giulia. L’ultimo capitolo della farsa, inizia ieri mattina durante un'audizione davanti alla Prima Commissione del Consiglio regionale. L’ultima presidente di Banca Mediocredito, Cristiana Compagno, rispondendo a una domanda sull'esito dell'ispezione di Banca d'Italia, terminata a fine novembre, dice: "L'inchiesta interna è stata molto complessa. Si sono individuati profili di responsabilità individuali per danni provocati alla banca da parte di soggetti che hanno ricoperto posizioni di rilievo in passato. Il cda ha dato mandato affinché si proceda a livello giudiziario. L'iter è stato appena avviato: aspettiamo l'indagine giudiziaria per l'eventuale azione di responsabilità, che verrà promossa dall'assemblea dei soci. Non ho altri elementi da comunicare e non faccio nomi e cognomi".

Poi al termine della stessa audizione l'annuncio delle proprie dimissioni. Cristiana Compagno, lascerà la guida dell'istituto bancario regionale dopo l'aumento di capitale previsto per fine giugno. Compagno ha detto di essersi "messa a disposizione della banca per un mandato di tre anni: non ho mai parlato di due mandati - ha aggiunto - Siamo in scadenza tutti come organi di governo, ma seguirò le operazioni straordinarie fino all'aumento di capitale e dunque fino all'autorizzazione da parte della Banca d'Italia. Poi tornerò all'università, dove al momento sono in aspettativa senza assegni". L'assessore regionale alle Finanze, Francesco Peroni, ha ringraziato Compagno e tutta la governance di Mediocredito, "che - ha detto - ha gestito anni terribili e responsabilità enormi”. Poi l'annuncio dell'assessore Peroni che la Giunta valuta ddl per l'aumento di capitale: "Il Governo regionale resta convinto - in coerenza con quanto indicato sin dal proprio insediamento - che il percorso di risanamento e di rilancio di Banca Mediocredito poggia su tre pilastri strettamente interconnessi: pulizia dell'istituto dalle sofferenze giunte dal passato; conseguente rafforzamento patrimoniale; individuazione di un'alleanza industriale credibile, che dia stabilità e prospettiva alla banca". "Confidiamo che questo disegno, dopo l'inattesa interruzione del percorso avviato con il Gruppo Iccrea, possa trovare compimento nei prossimi mesi e consentire così a Mediocredito di assolvere, in una forma nuova e adeguata agli scenari dell'odierno mercato globale, la sua missione storica di asset creditizio, specializzato nella clientela delle piccole e medie imprese", aggiunge Peroni. I due annunci aprono scenari prevedibili e spiegano forse le recenti manovre in altre realtà bancarie regionali. Ma andiamo per ordine, dicendo che negli ultimi anni, con la crescita delle sofferenze di Mediocredito, sono venute alla luce alcune manovre diciamo “poco ortodosse” fra cui le continue rettifiche di valore e gli accantonamenti “virtuali” per prestiti concessi a imprese decotte, se non già praticamente in default ma con buone entrature politiche. La prima perdita di esercizio e datata 2012 ed ha un valore di circa 7 milioni di euro. Poi a seguito di ripetute ispezioni di Banca d’Italia, la proprietà (pubblico-privata) ha proceduto con due primi aumenti di capitale, non riuscendo però a risolvere la situazione e portando la terza ricapitalizzazione da 100 milioni di euro nel 2013. Ricapitalizzazione che ha portato la Regione alla sottoscrizione per la sua quota ad un prosciugamento di risorse pubbliche mentre gli azionisti privati (Fondazione e Banche) valutavano già allora la cessione dei pacchetti azionari. Arriviamo ai tempi nostri e nel 2016 si prospetta un disastro annunciato con il quinto bilancio consecutivo in rosso e la necessità di una ulteriore ricapitalizzazione, dovuta in particolar modo all’ennesimo buco causato dalle perdite per la cartolarizzazione da cessione di crediti difficilmente esigibili. Cifre pesanti per i milioni di euro di crediti deteriorati che sono circa il 30% degli impieghi. Nel frattempo come è noto, si era cercata una soluzione e si era aperta la mitica trattativa con Iccrea Holding che però valutato tutto ha detto un “niet” praticamente definitivo. Ed allora ecco che si cerca un piano “B” la spasmodica ricerca di una soluzione alternativa che ha portato a bussare alla porta della Banca Popolare di Cividale. Così Mediocredito Fvg ha intrapreso una nuova strada per mettere in sicurezza la "banca regionale" che, come ama sottolineare la governatrice Debora Serracchiani, è al servizio delle imprese del territorio. Operazione che non può essere fatta se non dopo la ricapitalizzazione annunciata ieri però, perchè nessuno si compra un impresa decotta e piena di debiti. Una grande manovra che passa anche attraverso un giro di poltrone, già iniziato proprio nella banca Popolare di Cividale, che, da un lato vuole accreditarsi presso la Serracchiani e la politica in generale e dall'altro sostituire Mediocredito come "banca regionale" (con tanto di gestione dei fondi regionali per incassarne le lucrose commissioni). Come non leggere altrimenti l'arrivo di Illy nel cda della Cividale sotto l'attenta regia della presidentessa Michela Del Piero, che come è noto stata assessore alle finanze della Giunta regionale presieduta da Riccardo Illy e che, per inciso è stata da alcuni mesi nominata nel consiglio dei revisori della Illy Spa. Insomma si starebbe preparando un operazione che più che salvare Mediocredito Fvg è tesa a salvare la giunta della ormai ex vicesegretaria del Pd Serracchiani dal fiasco clamoroso di due anni di trattative con Iccrea andate in fumo. Ma è l'intera classe dirigente del Fvg che in tempi diversi è stata correa nella tragedia economica di Mediocredito, mentre i distratti pentastellati sono impegnati nelle loro battaglie uniche sui vitalizi. Ma c'è di più, è stato oggi lo stesso riccardo Illy a venire allo scoperto in un intervista al quotidiano di Trieste “Il Piccolo”. un intervista che nelle risposte è un capolavoro del detto e non detto, del colpo al cerchio e di quello alla botte. Così ci spiega che la situazione positiva per Mediocredito Fvg è durata dalle sue origini fino al governo Tondo (guarda caso succeduto a lui ndr). Spiega: “Si è deciso che la Regione andasse in maggioranza in Mediocredito Fvg. E che si assumesse da sola tutta la responsabilità dei risultati della banca”. Insomma colpa di tondo che peò viene subito “assolto” assieme ad uno come Zonin nominato a titolo di esempio: “Tutte le accuse mosse a tanti presidenti di banca, Gianni Zonin in testa, sono fondate solo in parte. La crisi è la vera causa”. Poi nell’intervista l'epilogo con la ricetta “finale” per Mediocredito Fvg espressa in una riga: “Va almeno valutato se qualcuno è interessato all’acquisizione. Altrimenti si dovrà pure pensare alla liquidazione”. Insomma Illy sembra proporsi come grande manovratore, con il dubbio che la disponibilità cividalese su Medicredito Fvg ci sarà, ma a condizioni molto al ribasso ed il dubbio finale che, fatta l'operazione, si metta sul mercato l'intero “pacchetto” del “Mediocredito-Civibank” con buona pace delle finanze regionali e del disattento “Pantalone”. C’è ovviamente la possibilità che l’operazione non vada in porto. Saremmo curiosi di sapere, in caso di fallimento delle fusion-vendite, come si comporterà Riccardo Illy, se cioè farà come quando perse le elezioni, quando se ne andò senza salutare e ringraziare i suoi collaboratori offeso con gli elettori che non avevano compreso il suo genio.