Habemus l’emendamento alla Cirinnà

Accordo raggiunto sull'emendamento del governo alle unioni civili e nonostante la situazione non spinfga certo agli entusiasmi il senatore Pd Andrea Marcucci ha scherzato con i cronisti in attesa che venisse partorito il maxiemendamento: «Habemus, l'emendamento è scritto molto bene, ora aspettiamo la bollinatura». A gridare vittoria è anche Matteo Renzi: «L'accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l'Italia. È davvero #lavoltabuona», questo il contenuto del cinguettio postato dal premier su Twitter sull'intesa raggiunta. L'emendamento, che definisce il ddl sulle unioni civili, recepisce, a quanto si apprende da fonti parlamentari, il ddl Cirinnà salvo lo stralcio della stepchild adoption, ovvero l'articolo 5, e l'eliminazione dell'obbligo di fedeltà, contenuto nell'articolo 3.
A far temere che non vi fosse un accordo era stata questa mattina il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin che aveva sentenziato: «Lo stralcio della stepchild adoption non è sufficiente. In questi momenti il Pd e il mio partito stanno lavorando per cercare di costruire questo emendamento in modo tale che non ci siano quelle equiparazioni al matrimonio che noi riteniamo incostituzionali». La frase che faceva temere un possibile blocco della Cirinnà o di quello che ne rimane era stata pronunciata dal ministro a margine di una visita alla Fondazione Santa Lucia a Roma. Lorenzin, però, aveva rassicurato che non ci sarebbero stati «strappi». Una mossa attesa, quella di Ncd che dopo il forfait dato da M5S al partito democratico è diventata determinante per far passare il ddl. Ma l'uscita di Lorenzin avava creato subito malumori e razioni stizzite: «Ncd non tiri la corda: il maxi emendamento del governo sulle unioni civili già stralcia la stepchild adoption. Modificare nel maxi emendamento anche gli articoli 2 e 3 del ddl Cirinnà significherebbe rendere la legge addirittura discriminatoria nei confronti delle coppie omosessuali e censurabile dalla Corte Costituzionale, e dunque non votabile», interviene Alessandro Zan, deputato Pd membro della Bicamerale sulle unioni civili. «Un partito - prosegue - del due per cento non può ricattare l'intero Parlamento». Anche dalla minoranza del Pd si era subito intervenuti: «Già togliere la stepchild adoption dal testo delle unioni civili è un errore. Altri cedimenti a Ncd sarebbero inaccettabili», aveva spiegato Roberto Speranza della minoranza Pd. Ma ora tutto sembra ripianato ed il “fedele” Alfano è venuto a più miti consigli e la “Cirinnà” menomata andrà alla fiducia. Non soddisfatti però i diretti interessati fuori dal Parlamento. A Piazza del Popolo a Roma il 5 marzo le associazioni di gay, lesbiche, transessuali e famiglie arcobaleno si riuniranno per «gridare la rabbia e il tradimento sulle unioni civili». Una «piazza enorme», dunque ci si aspetta una «massiccia affluenza». Come accaduto per la manifestazione «concorrente», quella del Family Day in piazza San Giovanni in Laterano. D'altronde le associazioni lgbt lo hanno detto chiaramente ieri sera, alla fine di una lunga giornata segnata dall'annuncio dello stralcio della stepchild adoption dal maxiemendamento che il Governo sta preparando e sul quale si voterà la fiducia: «ci sentiamo traditi». E hanno addirittura minacciato lo «sciopero elettorale» alle prossime amministrative.

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