Hallfredsson, da oggetto misterioso a punto cardine

I suoi primi mesi in Friuli sono stati costellati da più ombre che luci. Pareva un oggetto misterioso, o poco più. E invece, dall'inizio di questa stagione Emil Hallfredsson sembra rinato dalle proprie ceneri come una novella fenice.

Appaiono lontani i tempi in cui, prima con Stefano Colantuono e poi con Gigi De Canio in plancia di comando, il centrocampista islandese faticava a trovare spazio e offriva prestazioni opache. Il buon Emil, dopo i fasti di Verona, sembrava aver smarrito la verve che lo aveva caratterizzato in maglia gialloblu, tanto che in estate sembrava cosa fatta - o quasi - il suo trasferimento in serie B, al Pisa. Niente di tutto questo.

Già, perché oggi il 32enne di Reykjavik sembra essere diventato uno dei punti cardine nel centrocampo di mister Beppe Iachini. Nonostante la presenza, fra le possibili scelte, di un giocatore di prospettiva come Seko Fofana o di un elemento molto tecnico come Panagiotis Kone, Hallfredsson ha saputo ritagliarsi il suo spazio, anche grazie a prestazioni all'altezza. A Roma, nel disastroso debutto friulano nella serie A 2016/17, soprattutto nel primo tempo è stato tra i pochi bianconeri a salvarsi; sufficienza, per lui, anche nei match disputati contro Empoli e Milan. E a confermare la piena fiducia di Iachini, 270 minuti filati in campo.

Ma qual è l'importanza di Emil nello scacchiere tattico bianconero? Iachini sembra prediligerlo in particolar modo per le sue spiccate doti di contenimento. Con la difesa a quattro l'interno di parte, oltre a prendersi cura del dirimpettaio in mediana, può rivelarsi prezioso anche in aiuto al terzino. Chiedete a Pablo Armero: dopo un inizio di partita nel quale Suso lo ha fatto ammattire, il colombiano è stato parecchio agevolato dai movimenti in fase difensiva del compagno, abile a raddoppiare e chiudere gli spazi. Non si può negare che Armero sia cresciuto molto nel corso della gara di San Siro, però tanti meriti vanno anche al giocatore nordico.

Magari, a 32 anni compiuti, Emil non avrà più lo stesso dinamismo di un tempo, ma quando si inserisce a ridosso dell'area sa ancora far male: il suo diagonale da fuori area contro il Milan, terminato fuori di un soffio, è la dimostrazione tangibile di come in zona-gol ci arrivi ancora. Inoltre, soprattutto con giocatori più portati a offendere che non al contenimento come Rodrigo De Paul, non a caso schierato dal suo lato domenica scorsa, è necessaria la presenza di un giocatore “di sostanza” che copra le spalle e sia pronto a tamponare eventuali falle, recuperando palla nel caso il compagno la perda in fase offensiva. E Hallfredsson questo lavoro ce l'ha nelle corde, eccome.

L'islandese, insomma, da oggetto misterioso è diventato un punto cardine. Una bella rinascita per chi a Udine sembrava destinato a un ruolo da comprimario e ora, invece, recita da protagonista.