Harry alleato del “blocco navale” ha fatto strage. Potrebbero essere mille le persone affogate in mare
«Potrebbero essere più di mille le persone disperse in mare durante il ciclone Harry». Lo afferma, in una nota, Mediterranea. “Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito”, denuncia Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, che rilancia le nuove testimonianze e i nuovi elementi raccolti negli ultimi giorni dai Refugees in Libia e Tunisia.
Mediterranea sottolinea che tra le varie testimonianze relative a questo periodo sono quelle raccolte «dai Refugees tra le comunità presenti in Tunisia a fornire un quadro molto più ampio e allarmante». Secondo queste testimonianze, infatti, «dal 15 gennaio in poi, di fronte a una pressione crescente da parte dei militari tunisini con rastrellamenti e devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax e un allentamento dei controlli sulle spiagge, diversi convogli sono partiti da diversi punti costieri. Secondo le testimonianze raccolte da persone che avrebbero dovuto trovarsi su queste imbarcazioni ma che sono state costrette ad aspettare per mancanza di denaro, nonché dai parenti di coloro che sono partiti, interi convogli non sono mai tornati. Si dice che un solo trafficante, conosciuto localmente come Mohamed ’Mauritania’, abbia spinto cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le 50 e le 55 persone».
«Di fronte a questo – conclude la presidente di Mediterranea Saving Humans – il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all’apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni».
Intanto il ministro dell’Interno Matto Piantedosi, durante una recente iniziativa della Lega, ha dichiarato trionfalmente che in Italia si registra un calo significativo degli arrivi di migranti, a sua detta dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo stesso Piantedosi non ha mancato di definire questo risultato un “grande successo” nella gestione dei flussi. Ma la realtà è diversa, il “merito” non è nell’efficacia delle azioni di governo ma nella colpevole assenza del soccorso in mare. Secondo i dati del ministero, dal primo al 28 gennaio 2026, i migranti arrivati sulle coste italiane sono stati 1.356. Lo scorso anno durante lo stesso periodo erano stati 3.354. Di conseguenza, di sbarchi nell’informazione ufficiale, si parla sempre meno ma c’è un problema perché si parla sempre meno anche di naufragi. Ma, a guardar bene, nello stesso periodo a cui fa riferimento il ministro Piantedosi, la conta dei migranti morti in mare pare un bollettino di guerra. L’ultima drammatica fase è legata al ciclone Harry, che certo è stato un evento naturale, ma non è stata “naurale” l’assenza di soccorsi e vigilanza nonostante le autorità sapevano quanto stava accadendo in mare. Nei giorni più duri del ciclone Harry, la settimana che va dal 14 al 21 gennaio, con venti di oltre 100 km/h e onde superiori ai 7 metri, era infatti arrivato un messaggio Inmarsat diffuso dal Centro nazionale di coordinamento del Soccorso marittimo di Roma che segnalava almeno otto imbarcazioni salpate dal porto tunisino di Sfax. Delle persone a bordo non c’è stata per giorni nessuna traccia.
Le barche si trovavano lungo la rotta Tunisia-Lampedusa, nel pieno del ciclone. Un solo barcone è arrivato a Lampedusa lo scorso 22 gennaio, con un migrante già morto a bordo. Due gemelline di pochi mesi sono morte annegate in mare. Da Malta poi è arrivata la notizia di un unico sopravvissuto salvato da una nave commerciale, che ha parato di almeno 50 dispersi. Da Tobruk, in Libia, è stato poi comunicato un naufragio con circa 51 persone disperse. Queti numeri minimi sono però solo la punta dell’iceberg.




