Honsell e la sindrome del “Gran Consiglio”

Di Fabio Folisi-------------------------------------------------------------

Diciamo subito, a scanso di equivoci, che il paragone fra il Consiglio Comunale di Udine, la sua maggioranza politica e il sindaco Honsell, nulla hanno politicamente a che fare con il fascismo. Il riferimento nel titolo al “Gran Consiglio” è solo relativo all'aspetto psicologico che l'insicurezza politica può avere sui comportamenti e le decisioni dei leader. Insomma l’ordine impartito dal Sindaco Honsell alla parte più fedele, o presunta tale, della sua maggioranza di abbandonare i lavori d'aula facendo mancare il numero legale nella sezione di Bilancio per evitarne una possibile bocciatura, provocata da alcuni possibili “franchi tiratori” è stata dettata dalla paura di non avere più il controllo dell'intera maggioranza. Per questo si può parlare di sindrome del “Gran Consiglio”, come esempio traumatico di conclusione del comando politico. Per i meno ferrati di storia patria ricordiamo l'episodio del 1943. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio, appunto del 1943, si tenne l’ultima riunione del Gran Consiglio del Fascismo, l’organo supremo del regime, presieduto da Benito Mussolini. Durante la riunione venne votato il famoso “Ordine del giorno Grandi”, il documento prevedeva l'estromissione di Benito Mussolini dal governo del Regno d'Italia e il ripristino delle prerogative di governo e di comando militare nelle mani del re Vittorio Emanuele III di Savoia. Quella seduta del Gran Consiglio, che non si teneva dal 1939, non fu chiesta esplicitamente per deporre il Duce, bensì per esaminare la conduzione militare del conflitto. Insomma una sorte di tranello. Per questo motivo si parla di sindrome del “Gran Consiglio” ogni qual volta si usa un provvedimento o una riunione politica per raggiungere scopi diversi da quelli ufficiali. Ed è stato proprio il timore di trovarsi in un “trappolone” a spingere Honsell a sventare il potenziale agguato. La storia è nota, la maggioranza per avere l’approvazione del bilancio sa di dover contare sull’appoggio dei voti di Alternativa, che già nel lunedì precedente non aveva nascosto la propria diffidenza verso il piano di alienazioni del patrimonio pubblico. L’accordo pare raggiunto martedì notte, però, non rassicura la maggioranza e il sindaco che teme che Alternativa approfitti per produrre il golpe. Ovviamente tutti negano, ma il fatto è chiarissimo, manca un rapporto di reciproca fiducia. Non un fatto episodico quindi, perchè appare evidente che da mercoledì scorso qualcosa è cambiato e anche se si troveranno accordi per tirare avanti, il clima si è definitivamente rovinato. Già non appariva idilliaco ma ora l’atto di sfiducia è stato palese. La sensazione è che anche in questo caso pesino di più il deteriorarsi dei rapporti personali che le effettive querelle di natura politica. Un peccato che l’esperienza del sindaco Honsell debba finire, anche se a scadenza naturale, fra tensioni e malesseri di cui però il sindaco stesso non può ritenersi estraneo. Facendo così è facile prevedere che sarà dura per il centrosinistra riconquistare lo scranno più alto di palazzo D’Aronco. Il rischio che qualcuno vinca per demeriti altrui invece che per meriti propri è in agguato, perchè diciamolo chiaramente, se la maggioranza non brilla non è che le opposizioni abbiano da gioire per il loro ruolo. Hanno giocato sempre di rimessa, approfittando delle debolezze per assestare qualche colpo.

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