I pericoli da evacuazione per i giovani non solo nelle attività “ludiche”, ma anche negli edifici scolastici. In Fvg 6,6 % delle scuole fuori norma

La realtà è cruda quanto lo sono i fatti, la tragedia dell’incendio del locale di Crans Montana (Svizzera) che ha provocato quaranta morti e oltre un centinaio di feriti, ha messo in luce, tra l’altro, una possibile grave falla della sicurezza, dovuta, a quanto sembra, alla disponibilità di una sola via d’uscita dal locale, che ha reso pressoché impraticabile il normale deflusso d’emergenza. Come sempre accade in un mondo dell’informazione che ormai insegue irragionevolmente il nefasto chiacchiericcio social anche alcuni commentatori dei salotti televisivi italiani hanno sentenziato che «in Italia non potrebbe mai succedere una tragedia del genere». Non solo è falso, come dimostrato da drammi del passato che pur con le differenze date dalle unicità dei fatti, ma la situazione in molti campi è molto peggiore di quanto si pensi. A dirlo ad esempio è il sindaco di Milano Giuseppe Sala secondo cui anche a Milano molti locali notturni sono seminterrati e quindi andrebbero attenzionati con maggiori controlli. “A Crans Montana ha spiegato Sala, certamente le misure non sono state adeguate, ma anche qui da noi c’è molto da fare”. Un molto da fare che non riguarda solo le attività “ludiche” destinate ai giovani ma anche che il livello di attenzione deve essere tenuto sempre alto e che in qualsiasi contesto vanno verificate le condizioni in termini di sicurezza e di conformità alle norme. Se da un lato in Italia le norme antincendio per i locali pubblici (normalmente di proprietà privata) prevedono precise regole per il deflusso e che nella maggioranza di casi vengono rispettate, non così è ad esempio per altri edifici pubblici ed in particolare per gli edifici scolastici. In particolare, la questione dell’affollamento delle aule scolastiche e del deflusso dalle stesse in caso di emergenza (incendio o terremoto) è disciplinata dalle norme antincendio che all’art. 5.0 del decreto ministeriale 26 agosto 1992 prevedono che nelle aule scolastiche di tutte le scuole statali e paritarie il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula. Ovviamente l’indice, indipendentemente dal numero delle persone presenti nell’aula, si riferisce alle situazioni, pressoché generalizzate, di aule con una sola porta di uscita. In base a quell’indice e soltanto ai fini delle norme antincendio per il deflusso in caso di emergenza, nell’aula dovrebbero esserci fino ad un massimo di 25 alunni più l’insegnante oppure un massimo di 24 alunni se oltre all’insegnante di classe sia presente anche il docente di sostegno. Viene da chiedersi se tali limiti vengono rispettati. Ebbene secondo un report di Tuttoscuola “nelle scuole statali e paritarie dell’anno scolastico 2023-24, secondo gli ultimi dati pubblicati sul Portale unico del MIM, le classi con oltre 25 alunni erano pari al 4%. Poche si dirà se non fosse come spesso accade le percentuali non evidenziano la realtà del rischio perché quel 4% e pari a 16.645 (12.593 classi di scuole statali e 4.052 di scuole paritarie) sul totale di 409.849 classi statali e paritarie. In sostanza si troverebbero in situazione non conforme alla norma antincendio secondo l’indice di deflusso previsto (25 alunni + l’insegnante) 450.492 alunni. A meno che in quelle aule non vi sia più di una porta di uscita, evento davvero raro, quasi mezzo milioni di bambini e ragazzi trascorrono un migliaio di ore all’anno in ambienti in cui non è rispettata la legge. In sostanza, emerge da dossier di Tuttoscuole, nel nostro paese meno di un edificio su 10 dispone di tutte e cinque le certificazioni fondamentali previste, cioè di quello che dovrebbe essere la norma per uno standard di sicurezza all’altezza di un paese evoluto. 36.088 edifici scolastici (cioè 9 su 10) sono infatti privi di una o più certificazioni obbligatorie previste dalla normativa. Insomma, o non sono stati fatti i collaudi (oppure, peggio, non sono stati superati), o non sono stati elaborati i piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione. Guardando i dati più nel dettaglio nelle scuole statali e paritarie dell’infanzia sono complessivamente 3.235 le sezioni con un numero di bambini superiore a 25; nelle scuole primarie sono in tutto 1.863. Questa la situazione delle scuole secondarie: nel primo grado sono 2.237 classi e nel secondo grado sono ben 9.310 le classi con un numero di alunni superiore a 25 (cosiddette “classi pollaio”).


I numeri parlano chiaro
Gli edifici scolastici che, secondo i dati del Portale unico MIM elaborati da Tuttoscuola, hanno registrato la totale assenza di certificazioni e documenti per la sicurezza nel 2023-24 sono complessivamente 3.588, cioè il 9% dei 39.993 edifici scolastici esistenti.
Sono distribuiti in modo notevolmente difforme sul territorio nazionale.
In valori percentuali, dopo Aosta con uno zero% , seguono le Marche con lo 0,5% di edifici senza alcuna certificazione, seguite dalla Lombardia con l’1,8%, il Veneto con il 2,1% e il Piemonte con il 2,5%. In Fvg  (zona sismica ad alto rischio)  la situazione non è “brillante” gli edifici senza certificazione sarebbero 67 con una percentuale del 6,6%.
In fondo a questa poco esaltante graduatoria si trova l’Abruzzo con il 32,4% (quasi un terzo di tutti gli edifici scolastici) preceduto da Campania e Calabria.

In estrema sintesi per aree geografiche conferma la minor criticità del Nord (non assenza di criticità però) e del Centro, mentre, al contrario, nel Mezzogiorno si trovano i due terzi dei 3.588 edifici scolastici privi completamente di certificazioni.