Idroelettrico: serve una scossa

A differenza di quanto avveniva nelle precedenti tornate, il recente rinnovo della presidenza del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento questa volta è stato preceduto da grandi manovre. Ciò è la conseguenza del mutato scenario del settore idroelettrico.
Infatti, mentre il compito istituzionale sino ad ora svolto dal BIM, consorzio obbligatorio di 49 comuni costituito ai sensi della legge 959 del 1953, è consistito nella riscossione dei sovraccanoni dai produttori di energia idroelettrica e nell’utilizzo di tali proventi direttamente o attraverso gli stessi Comuni in interventi nel campo economico e sociale , il mutato quadro legislativo nazionale del settore idroelettrico e quanto sta maturando in quello regionale disegna compiti potenzialmente ben più importanti per il BIM.
Alla mutazione dello scenario del settore idroelettroco ha provveduto l’art. 11 quater della Legge Nazionale 11 febbraio 2019 n. 12 (Legge semplificazioni) che – tra l’altro - così recita: “ Alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, le opere di cui all’articolo 25, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento”.
Il che comporta il passaggio degli impianti idroelettrici del Tagliamento con le centrali di Ampezzo e di Somplago dalla multiutility a2a alla nostra Regione nel 2029. Così sarà degli impianti Edison della Val Tramontina in scadenza 2020-2021. Ciò tocca grandi e strategici interessi!
Se a questo aggiungiamo che la nostra Regione, sull’esempio positivo delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, intende finalmente costituire una propria società energetica, la mutazione del precedente scenario è evidente con i conseguenti riposizionamenti dei soggetti interessati e della politica non solo locale.Riposizionamenti riversatisi pesantemente sul rinnovo della presidenza del BIM, con intromissioni esterne e sorprendenti alleanze e rotture delle locali rappresentanze politiche ed istituzionali, la cui comprensione sarà più facile se si risale alle origini della citata legge nazionale n.12/2019.
Tale legge trae origine dal conflitto , poi estesosi nel Paese, tra i territori montani lombardi nei quali a2a ha una significativa presenza di centrali idroelettriche, da un lato, ed i comuni di Milano e di Brescia azionisti di controllo di a2a, dall’altro lato. Infatti mentre quei territori montani, a prevalenza leghista, si vedono depauperati delle risorse idriche, l’energia prodotta viene portata in pianura e gli introiti finanziari finiscono nell’attivo dei bilanci dei comuni di Milano e di Brescia, governati dal centrosinistra, oltre che agli altri azionisti. Ciò in una Regione a guida leghista.
Una situazione simile a quella del nostro territorio montano in cui la stessa a2a, extraregionale, porta altrove l’energia prodotta con le nostre acque lasciando fiumi e torrenti in secca e gli utili finanziari non nella nostra regione ma agli azionisti, i comuni di Milano e Brescia.
Mentre la Valtellina con la sua Provincia di Sondrio, montana, ha esultato per l’approvazione della citata legge dichiarando “Storica svolta, la palla ora alla Regione. Più soldi alla Valle, energia gratis per i servizi pubblici. Noi come Bolzano. Prove di autonomia”, invece da noi proprio in occasione del rinnovo della presidenza del BIM è venuto alla luce una sorta di partito filo-a2a, finora latente, coaugulatosi attorno al sindaco di Ampezzo Benedetti, al cui comune a2a ha donato non corrente elettrica, ma il monumento all’elettricità proprio quando diversi paesi della Carnia erano al buio per il maltempo.
Trattasi di ex dipendenti di a2a, di sindaci e di qualche consigliere regionale che, sminuendo la portata del disposto della legge n.12/2019, ritengono che vadano evitati il passaggio completo degli impianti idroelettrici del Tagliamento alla nostra Regione ed il conseguente allontanamento di a2a dalla nostra regione, sostenendo invece il mantenimento di una partecipazione con la stessa.
Sorprende che simile posizione sia sostenuta da sindaci di quel territorio (Villa Santina, Enemonzo, Preone, Socchieve, Raveo, Ampezzo) i cui corsi d’acqua sono stati privati dell’acqua e ridotti a petraie senza vita. Situazione che il compianto maestro Romualdo Fachin di Socchieve, assieme ad altri, contrastò con forza con tante iniziative del “Comitato Gian Francesco da Tolmezzo” ed il giormale “Tagliamento”, di cui conservo una copia unitamente al libro del geologo Lucio Zanier “Fatti e misfatti della Sade-Enel in Carnia”. Ma già, altri tempi, altre persone. Il maestro Fachin non sarebbe andato a visitare le centrali valtellinesi di a2a già ben conoscendo quella vicina di Ampezzo e le sue negative ricadute sull’ambiente.
Ma la maggior sorpresa è rappresentata dai sindaci e dagli esponenti locali del Partito Democratico e del centrosinistra, da Brollo di Tolmezzo a Mentil di Paluzza, a Gonano di Prato Carnico sino agli altri, nonchè da alcuni esponenti regionali dello stesso partito che hanno espresso una posizione riduttiva del disposto della legge n.12/2019, hanno evitato di presentare una propria candidatura e senza una preventiva discussione in merito si sono fatti promotori della raccolta scritta di adesioni a sostegno della candidatura a presidente del BIM di Benedetti, sindaco di centrodestra. Altro che – come sostiene il sindaco di Tolmezzo Brollo – “ Carnia unita al di sopra degli schieramenti politici. Modello che ha già portato all’elezione del CdA e del presidente del Consorzio Boschi Carnici”! Già del forzista ex consigliere regionale Luigi Cacitti. Complimenti!
Carnia unita su posizioni benevoli verso a2a e i suoi azionisti a detrimento di se stessa. Carnia disunita e contrapposta agli altri territori presenti nel BIM questo dicono invece i 25 voti per Benedetti e i 20 per l’altrettanto carnico Romano. Questa è la realtà politica ed aritmetica che il trionfalismo di Brollo vuole nascondere, dimentico, perché troppo giovane, che i vecchi saggi politici carnici hanno sempre tenuta ben stretta l’alleanza – non una pretesa supremazia - con gli altri territori montani della regione, ben consapevoli che senza di essi la sola Carnia e l’intera montagna non sarebbero andate lontano.
Invero i dirigenti del PD hanno riservato in passato un’altra ben più grande sorpresa nel settore energetico: mentre il socialista Pietro Nenni per la formazione nei primi anni ‘60 del primo governo di centrosinistra con la Democrazia Cristiana pose la condizione discriminante della nazionalizzazione del settore energetico, negli anni ’90 il Democratico di Sinistra Bersani (ex comunista) ne attuò la privatizzazione. Che dire?
L’interesse della nostra comunità regionale richiede un’attuazione completa del disposto dell’art 11quater della legge n. 12/2019 con conseguente piena disponibilità nelle mani della nostra Regione del comparto energetico, così come hanno fatto le Province Autonome di Trento e di Bolzano. Solo così possono essere realizzati il recupero della naturalità e fruibilità turistica del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, l’utilizzo plurimo ed equilibrato delle acque del suo scarico, la restituzione di una decente quantità d’acqua agli alvei ciottolosi ed aridi dei fiumi e torrenti della Carnia.
Sostenendo un’attuazione riduttiva dell’art. 11quater e votando alla presidenza del BIM un esponente del centrodestra, il centrosinistra ha difeso gli interessi del nostro territorio o, piuttosto, per comunanza politica o indicazione dall’alto, quelli dei comuni di Milano e di Brescia, azionisti di a2a?
La travagliata vicenda del rinnovo della presidenza del Consorzio BIM ha portato alla luce la presenza di troppi esponenti pubblici i quali di fronte ad una decisione non si pongono la domanda “ qual è la soluzione conforme all’interesse collettivo”, ma un’altra domanda “qual è la soluzione che va bene a me”. Inoltre, stiamo assistendo ai primi atti di un film di vergognosa spartizione partitica delle poltrone degli enti sovracomunali, sulle quali sistemare i vari personaggi indipendentemente della loro competenza. Nel prossimo atto prepariamoci a vedere seduto sulla poltrona della futura UTI un fervente sostenitore della fu Carniacque e del Cafc dalle bollette salate, mentre la montagna continua a franare in tutti i sensi.
Così non si va lontani. E sarà una tragedia per tutti.
Al presidente Benedetti auguro buon lavoro e, passate le sue iniziali euforiche intenzioni e dichiarazioni e documentatosi sul fatto che la Federbim è solo il sindacato dei Consorzi BIM e quindi non eroga contributi, non mancherò di dargliene atto se il suo operato – non le dichiarazioni - sarà conforme alla ferma difesa degli interessi del nostro territorio.

Franceschino Barazzutti,

già presidente del BIM Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico.