Il Comitato per la Palestina Udine sulla manifestazione. Continuiamo a chiedere giustizia: mobilitazione finirà con la fine dell’occupazione israeliana

Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Si apre così il comunicato stampa del Comitato per la Palestina Udine. “Il piano di Donald Trump per Gaza, prosegue la nota,  presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni). Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza. Per questo, la campagna di boicottaggio della partita Italia-Israele continua. Consideriamo inaccettabile che la FIGC e il governo italiano normalizzino le politiche di un Paese che pratica da decenni, in maniera continuativa e strutturale, violazioni dei diritti umani. Come accadde con il Sudafrica dell’apartheid, anche oggi il mondo dello sport ha il dovere di schierarsi: non può esserci neutralità di fronte all’oppressione. Scenderemo quindi in piazza, come già programmato, perché “Non basta un cessate il fuoco per tornare a giocare come se nulla fosse. Lo sport deve essere dalla parte della giustizia, non del genocidio e dell’occupazione, che, per il momento, continua a Gaza e in tutta la Palestina”.  Martedì a Udine sono attese migliaia di persone, con una forte presenza del territorio ma anche di realtà e singoli provenienti da tutta Italia. Mentre cresce la mobilitazione popolare per chiedere giustizia e libertà per il popolo palestinese, le istituzioni locali e nazionali, che da lungo tempo approvano le violenze israeliane, cercano di creare un clima di paura e criminalizzazione attorno alla manifestazione. A noi continua a spaventare solo una cosa: la complicità delle istituzioni unita all’indifferenza di chi ancora non sta prendendo posizione contro chi che per anni ha bombardato scuole e ospedali. La retorica vuota della violenza e del terrore (che lo scorso 3 di ottobre ha colpito anche un gruppo di famiglie udinesi, ree di aver organizzato “lo sciopero dei bambini”) non dimostra altro che la loro preoccupazione di fronte a una mobilitazione ampia e trasversale. Il 14 ottobre saremo nelle strade di Udine, come in tante altre città d’Italia, per dire che quanto sta facendo Israele non si cancella con un fischio d’inizio. Continuiamo a fare nostra la richiesta della federcalcio palestinese che non chiede un minuto di silenzio o un “gesto di pace” ai giocatori italiani, ma una presa di posizione netta nei confronti di chi commette crimini contro il proprio popolo e i propri sportivi. Per questo, conclude la nota,  chiediamo alla FIGC di boicottare la partita Italia–Israele e di ascoltare il grido che arriva dalle piazze: lo sport non può normalizzare l’apartheid e l’occupazione né tanto meno un genocidio”.

Gli organizzatori: Comitato per la Palestina Udine, Comunità Palestinese FVG e Veneto, Saalam Ragazzi dell’olivo Trieste, Calcio e Rivoluzione, BDS Italia