Il Covid in Friuli Venezia Giulia rende la nostra autonomia davvero “speciale”, tanto che la corsa del virus non si ferma, a differenza del resto d’Italia

Fra i parametri con i quali giudicare la qualità di una classe dirigente c'è anche la capacità di programmare e prevedere i problemi. Sulla vicenda Coronavirus è chiaro che a febbraio scorso la previsione di quanto stava per piombare addosso al Paese e al mondo intero non era certamente possibile con la conseguenza che la reazione alla “prima ondata” del Covid, imprevedibile nelle sue dinamiche, poteva giustificare alcuni errori, non così è per questa seconda ondata e per la terza che ahinoi è sempre più probabile. Ovviamente la situazione è complessa a tutti i livelli e purtroppo viene affrontata da molti  nelle regioni con l'improvvisazione che è diventata la misura con la quale la classe politica gestisce ogni questione. Occhio più a sondaggi e previsioni di proprio rating personale o agli interessi propagandistici di parte, che all'effettivo bene del paese. O meglio, se le cose non coincidono, allora è difficile prevalga il secondo. Questo ovviamente con eccezioni e misure diverse fra livelli nazionali, regionali  e responsabilità istituzionali, fra maggioranza di governo e opposizioni. Questa scarsa qualità della classe dirigente vale da destra a sinistra, passando per il “centro” e per quell'oggetto semi-misterioso che è il Movimento 5 stelle. Se a livello nazionale la situazione è problematica anche per l'esistenza di una maggioranza con spinte centrifughe opposte, per questo spesso bloccata nei processi decisionali, e una opposizione dedita più all'uso delle fakenews che a  battaglie di idee e programmi alternativi, a livello regionale in Friuli Venezia Giulia, le cose si sono fatte davvero drammatiche. Già guardando gli ultimi dati su contagi e default delle strutture sanitarie si capisce che qualcosa non ha funzionato. Sessantadue pazienti Covid in terapia intensiva non si erano visti nemmeno a marzo o aprile mentre sono 7 in più le persone in rianimazione, finite in rianimazione in un solo giorno, con l'ospedale triestino di Cattinara, che adesso accoglie soprattutto pazienti in arrivo dal Friuli perchè i letti Covid a Udine sono saturi mentre pronto soccorso e medicina d'urgenza sono praticamente al collasso.
Ma i numeri dicono anche altro, in Friuli Venezia Giulia la corsa del virus non si ferma a differenza del resto d'Italia e non è certo addossando responsabilità alla popolazione o magari al fato cinico e baro che ci può giustificare. Appare evidente dai numeri, ma anche ascoltando le parole di chi opera nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali e che ha preso anche carta e penna per denunciare quanto avviene. Insomma la situazione è sfuggita di mano e che la programmazione e gestione corretta dell'emergenza in capo alla Regione è fallimentare. Lo è stato anche nella prima fase, chi non ricorda la vicenda allucinante delle navi Covid, situazione in salvata, ma non senza tragiche perdite forse evitabili, dall'insperata disciplina delle persone che hanno risposto al lockdown consentendo il calo esponenziale dei contagi. Per non parlare dell'abnegazione del personale sanitario e di assistenza. Poi però anziché predisporre le strutture ad una eventuale e già annunciata dagli esperti seconda ondata del virus, ci si è abbandonati alle lusinghe del proprio potenziale elettorato di riferimento. Tutti in piazza per chiedere “libertà” di aperture e ballo libero, anziché predisporre piani di sicurezza per il sistema sanitario, per gli anziani delle Rsa, predisponendo magari Hotel Covid e strutture di contenimento per futuri contagiati. Si è preferito sposare la propaganda e strizzare perfino l'occhio ai negazionisti. Certo non è il momento di chiedere cadano teste, ma identificare i responsabili politici di quanto è avvenuto e sta avvenendo è legittimo, anzi doveroso. Del resto già prima esplodesse il Covid si era capita, ad esempio, l'inadeguatezza di chi era stato messo a capo della sanità, esperto certamente di tagliandi, appalti e caselli autostradali, ma che probabilmente, per iperbole, non conosceva la differenza fra un cerotto e un catetere. Inadeguatezza anche di chi lo ha scelto che, duole dirlo, si è dimostrato più che altro un soggetto a rimorchio, agganciato prevalentemente al suo capo propaganda nazionale. Altro che autonomia speciale del Fvg, qui di speciale anzi di straordinario, c'è solo l'avanzare incontrollato del virus.

Fabio Folisi