Il decreto sicurezza che farà diventare la percezione insicurezza in possibile realtà

Vignetta di Walter Leoni da Italian Comics

Mercoledì scorso  la Camera ha approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto sicurezza”, il provvedimento fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che restringe le possibilità di accoglienza degli stranieri e introduce una serie di nuove norme sulla sicurezza che sono in odore di stretta autoritaria nel solco delle più classiche politiche di destra. Il testo, su cui era stata posta la fiducia, è molto controverso e ha attirato le critiche anche di diversi senatori e deputati della maggioranza appartenenti al Movimento 5 Stelle e sotto traccia di molti appartenenti al movimento.  Salvini però sostiene che il decreto migliorerà la sicurezza dei cittadini e renderà più efficace la gestione dell’immigrazione. Molti altri invece sostengono che sia incostituzionale, che avrà effetti controproducenti, che farà aumentare il numero di stranieri che si trovano in situazioni di irregolarità nel nostro paese e che avrà effetti opposti a quelli promessi.  Le critiche si concentrano su tre aspetti. Il primo è l’accusa di incostituzionalità del decreto stesso (che non soddisferebbe i requisiti di omogeneità e urgenza necessari per tutti i decreti legge) e di alcune sue parti (la più a rischio sembra essere la possibilità di revoca della cittadinanza). Il decreto si occupa anche di introdurre una serie di nuove norme in materia di sicurezza che vanno più o meno tutte nel senso di aumentare i poteri a sindaci, prefetti e questori in materia di decoro urbano e tutela dell’ordine pubblico. Ad esempio, il decreto ampia il cosiddetto “DASPO urbano”, che permette a sindaco e prefetto di multare e allontanare da alcune zone della città persone che mettono a rischio la salute dei cittadini o il decoro urbano. Il decreto aggiunge alle aree a cui si può proibire l’accesso anche i mercati e include nella lista di chi può subire il DASPO anche i “sospettati di terrorismo internazionale”.
Il decreto introduce poi il reato di “blocco stradale” (quello di chi blocca una strada o i binari del treno, per esempio), che era stato in passato degradato a illecito amministrativo, mentre vengono aumentate le pene per chi entra abusivamente in terreni o edifici. Viene inoltre riorganizzata l’agenzia per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. L’acquisto degli immobili e delle società viene aperto anche ai privati (una decisione molto criticata dalle associazioni antimafia secondo cui così si faciliterebbe il riacquisto dei beni sequestrati da parte dei mafiosi). Per cercare di prevenire attentati tramite l’utilizzo di veicoli commerciali, come i furgoncini, il decreto stabilisce che i noleggiatori devono far avere i dati di coloro che decidono di noleggiare uno di questi veicoli con “congruo anticipo” alle autorità di polizia, che provvederanno a eseguire dei controlli sulle loro identità (nella speranza che il sospetto terrorista abbia noleggiato il furgone utilizzando le generalità con le quali è conosciuto alle forze di polizia). Infine la sperimentazione con pistole a scariche elettriche (chiamate comunemente “Taser”) viene estesa anche alle forze di polizia municipale di città con almeno 100 mila abitanti. Inutile dire che la parte del decreto che ha suscitato maggiori discussioni è quella sull’immigrazione, che è anche la più corposa. Le norme vanno tutte più o meno nello stesso senso: rendere più difficile ai richiedenti asilo restare in Italia, più facile togliere loro lo status di protezione internazionale, in particolare se hanno commesso reati e infine risparmiare sulla gestione della loro presenza in Italia, anche a costo di peggiorarne le condizioni di vita. Secondo le stime realizzate dal centro studi ISPI, il solo effetto del decreto è che produrrà almeno 60 mila residenti irregolari aggiuntivi da qui al 2020, sui circa 600 mila che si stima siano già presenti nel territorio italiano, un incremento del 10 per cento.

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