Il movimento partecipativo udinese Fogolâr Civic rompe con l’Amministrazione del Comune di Udine

Fogolâr Civic manda a quel paese il Comune di Udine, il trentennale movimento civista friulano rompe i rapporti con Palazzo D’Aronco, causa mancata considerazione delle sue volontà collaborative in materia di rifondazione democratica e partecipativa dei quartieri municipali. Lo si legge in una nota diffusa questa mattina: “Per trent’anni ci siamo battuti generosamente, senza compromessi e con le armi nobili della cultura, affinché i cittadini e il Comune di Udine recuperassero e sviluppassero le significative tradizioni di democrazia e partecipazione insite nella storia della città e soprattutto uno spirito irriducibile all’asservimento ai potenti di turno. Mancò la forza, mancò la coesione, mancò la fortuna, ma non il valore, non la coerenza, non certamente la generosità, la tenacia, il coraggio, come non mancarono e ancora non mancano i detrattori ancorché compensati da sostenitori e simpatizzanti di ogni levatura. Se gli udinesi oggi fossero pronti ad accettare nonché ad applaudire Consigli rionali nominati dal Sindaco, quindi non eletti, su indicazione della partitocrazia, dell’associazionismo più benpensante e di compiacente cittadinanza, significherebbe che abbiamo fallito? Se chi ha straparlato per una vita di partecipazione oggi la ripudiasse e salutasse questi Consigli di zona come una vera manna rigeneratrice della politica e del senso civico, dovremmo farcene cruccio? Se chi sinora, furbescamente od ingenuamente, ha confuso la partecipazione ovvero la democrazia diretta con graziose ed inconcludenti udienze concesse dalle autorità alla civica plebe oggi nulla trova davvero da ridire sulla negazione del diritto ad eleggere democraticamente dei rappresentanti, dovremmo roderci la coscienza? Se chi si professa tanto democratico, propugnatore di libertà civiche e della civica dignità di ciascun cittadino oggi si accontentasse di riferirsi a dei ‘capoborcs’, a dei fiduciari del ‘Sorestant’ obbedienti al medesimo e non, invece, a deputazioni votate dal popolo e rispondenti al popolo stesso, vorrebbe dire che abbiamo mancato? E se mendicare la liberale considerazione di un incaricato di Palazzo D’Aronco dovesse davvero essere per non pochi preferibile alla pretesa di farsi ascoltare da un proprio pubblico rappresentante democraticamente eletto, esclusa a priori l’eventualità di poter proporre direttamente e votare ciò che si ritenesse utile al bene della comunità, dovremmo considerarci responsabili? Se veramente fossimo giunti a questo, i nostri sforzi, passione, impegno, studi, iniziative, testimonianze, scritti, sarebbero stati tragicamente inutili. Eppure questo può essere. Discorsi troppo elevati per Udine? Principi ostici per chi alla pratica è pronto sacrificare diritti e dignità collettivi e individuali? La democrazia non è praticità. Monarchia e dittatura sono molto più pratiche. Meglio vivere di concessioni che di libertà conquistate dal basso? Eccolo, dunque, il Friuli del ‘comandi’, fedelmente soggetto perché incapace di sognare e combattere per i propri sogni! Abbiamo cercato di rivitalizzare, quasi di reinventare un’udinesità ed una friulanità ‘edificanti’, incarnazioni locali dei migliori valori del nostro mondo. Ora, fedeli alla proverbiale nostra, temuta ed insopportabile, caparbietà, che gloriose radici ha nelle tradizioni remote e perdute del nostro popolo, certamente non ci arrenderemo e proseguiremo nella testimonianza, nella speranza che un domani lontano si possa dire che non proprio tutti gli udinesi agli albori del terzo millennio erano così… pratici da non distinguere partecipazione sovrana di un popolo e democrazia rappresentativa da supplice istanza a ‘gjastalts’ o ‘fattori’ di un potere sovraordinato! Il Comune, il Sindaco, dopo trent’anni di nostro onorato spontaneo servizio, unico per fini e per modi, a incremento della migliore identità civica della cittadinanza udinese, non hanno ritenuto di consultarci e di raccogliere il contributo che generosamente abbiamo sempre dato. I Consigli di quartiere rinascono a Udine nella forma peggiore, più antidemocratica e diseducativa sul piano della cultura civica, osservatori del potere centrale municipale, non deputazioni e ancor meno assemblee delle cittadinanze. A noi, che per tanti anni abbiamo coltivato e rinnovato la memoria di vicinie, quintieri ed arenghi, radici di democrazia e partecipazione in ambito udinese, nessuno ha pensato di fare appello per un’utile opinione sul da farsi. Si è tacitamente così snobbata la nostra realtà di originale impegno socioculturale. Ora, saremo noi a chiudere le porte e a sbatterle in faccia a Palazzo D’Aronco! Del Comune, in fondo, non abbiamo bisogno perché la nostra, a differenza di altre, non è, per scelta, un’associazione prezzolata e tenuta al guinzaglio da pubblico finanziamento! ‘Di bessôi’ come si ama dire, per la nostra strada, ossia contro chi affonda antichi ideali di comunità franca da servaggi e consorterie!”. Così, il prof. Alberto Travain, leader del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, il 25 gennaio 2019, presso il Caffè Contarena di Udine, durante riunione programmatica del sodalizio. “Tacere di fronte a certe iniziative municipali sarebbe andar contro la stessa natura sociale di un gruppo culturale promotore di sovranità e partecipazione di popolo!”. “Le forme della democrazia sono la democrazia!” ha rincarato lo storico romano-udinese Alfredo Maria Barbagallo, “faliscje” ovvero delegato del Fogolâr Civic in tema di cultura, parlando, in ordine al caso locale, di “reiterato deficit democratico”. “Non vogliamo una Udine di burattini!” ha esclamato la prof.ssa Renata Capria D’Aronco, presidente dell’assemblea spontanea partecipativa dell’Arengo udinese, massima autorità morale elettiva del civismo urbano, oltreché guida storica del Club per l’Unesco di Udine e referente del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e San Pietroburgo. Sono intervenuti, per l’occasione, vari attivisti del sodalizio fogolarista e della società civile cittadina, quali il sig. Giuseppe Capoluongo, priore della Confraternita del Santissimo Crocefisso di Udine; la dott.ssa Laura Zanelli, presidente dell’Associazione Giulietta e Romeo in Friuli; e poi la sig.ra Marisa Celotti, l’arch. Amerigo Cherici, la sig.ra Iolanda Deana, la sig.ra Renata Marcuzzi, la sig.ra Paola Taglialegne. Rappresentati anche il Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, il Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione”, il Coordinamento Euroregionalista Friulano “Europa Aquileiensis”, sodalizi di diversa espressione diretti dallo stesso prof. Travain. “Il Comune non merita collaborazione: non l’ha cercata, non l’ha accettata, perciò non l’avrà! ‘Che al ledi su l’ostie’!” ha concluso stizzito ed amareggiato il tenace “tribuno” del Fogolâr Civic che ha comunque promesso battaglia sui fronti debiti.