Il “popolo” del No al referendum sul taglio dei parlamentari si mobilita anche in Friuli

Il popolo della sinistra si mobilita per il No al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre. Come previsto nonostante le difficoltà legate alle iniziative pubbliche in "presenza"  si è svolto, nel tardo pomeriggio di Sabato 5 settembre, presso la sala polifunzionale di via Veneto 164 a Cussignacco, un incontro organizzato da Open Fvg  a sostegno delle ragioni del NO al referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Nel corso dell'iniziativa, annunciata  come "a più voci", hanno preso la parola, oltre a Furio Honsell che di Open Sinistra Fvg è consigliere regionale,  rappresentanti di comitati per il No,  la rappresentante di 6000 Sardine, il movimento di  piazza che lo scorso anno aveva mobilitato migliaia di persone in tutta Italia, ma anche Antonella Lestani  dell'Anpi di Udine, Paolo Coppola, vicesegretario regionale del Pd  esponente di Democratici per il NO,  nonchè i rappresentanti del  Coordinamento per la democrazia Costituzionale. Presenti in sala molti volti noti del variegato panorama della sinistra friulana che, almeno su una battaglia come quella del No al referendum per il taglio dei parlamentari, sembra aver ritrovato una temporanea  unità di intenti dalla quale, questa la tesi espressa in conclusione da Furio Honsell,  ripartire per costruire un terreno comune che vada al di là della scadenza referendaria.  Del resto, è stato detto da molti interventi, le pesanti conseguenze per l'assetto della democrazia parlamentare e l'impatto negativo sulla rappresentanza della nostra Regione che potrebbero scaturire dalla vittoria del Si "obbligano a una mobilitazione intensa fino all'ultimo minuto utile". Non è stata tuttavia nascosta la difficoltà dell'impresa dato che dal punto di vista comunicativo, quella del taglio dei parlamentari, risponde in maniera errata ad un sentimento comune   di avversità nei confronti della politica,  spesso basato su luoghi comuni e menzogne,  alimentato in anni di campagne mediatiche contro la "casta".

Una risposta demagogica e pericolosa perchè, in realtà, attraverso la riduzione della rappresentanza si mette a rischio l'essenza stessa della democrazia parlamentare così come voluta dalla Costituzione la cui demolizione, è stato detto, è  il vero obiettivo, del resto dichiarato da tempo (basta pensare al modello di democrazia targano "Casalleggio"), dei promotori della norma messa al voto popolare il 20 e 21 prossimi. Norma  passata in parlamento attraverso il ricatto sulla governabilità attuato dal M5s, ricatto al quale le forze dell'attuale maggioranza di Governo, Pd , ma anche Leu-Sinistra Italiana    hanno accettato di soggiacere in nome della governabilità. Il Pd deciderà lunedì prossimo in direzione quale indicazione di voto referendario dare mentre Leu-Sinistra Italiana ha annunciato che si impegneranno per il No referendario  nonostante il si dato a livello parlamentare. Certo, era in gioco la nascita del governo Conte 2 e l'uscita dall'orbita ministeriale di Salvini & C, ma siamo certi che senza quel tragico impegno programmatico i grillini avrebbero lasciato le loro poltrone? Difficile valutarlo oggi con il senno di poi, ma fatto sta che ora è arrivato il conto da pagare, un conto che rischia di essere salato per la democrazia, perchè così come non si può costruire una casa partendo dal tetto, non si può operare sulla rappresentanza senza prima prevedere nuovi meccanismi elettorali, se non altro perchè in Italia non c'è nulla di più definitivo delle cose "provvisorie".