Il presidente dell’Arengo udinese chiederà il referendum sulla viabilità in Via Mercatovecchio

Si sono riunite in consiglio a Palazzo D'Aronco presso lo storico Caffè Contarena le magistrature popolari elette dall'assemblea della cittadinanza riunitasi il 29 settembre 2017 sotto il nome storico di “Arengo”. A presiedere la riunione, il “cameraro” prof.ssa Renata Capria D'Aronco. Presenti i “consiglieri” sig. Alfredo Maria Barbagallo (quintiere di Mercatovecchio), sig. Giuseppe Capoluongo (quintiere di Grazzano), sig.ra Jolanda Deana (quintiere di Grazzano), sig.ra Luisa Faraci (quintiere di Gemona) e in delega il sig. Victor Tosoratti (quintiere di Gemona). Su invito del “cameraro” D'Aronco, è intervenuto come consultore anche il prof. Alberto Travain, primo promotore dell'Arengo udinese contemporaneo. Nell'ordine del giorno, il prosieguo dell'attività arengaria. La riunione si è aperta con il saluto del presidente prof.ssa D'Aronco e una disquisizione dello storico sig. Barbagallo sugli usi assembleari antecedenti alla Rivoluzione Francese e alle odierne democrazie. A seguire, il “consigliere” sig. Capoluongo, anche priore della Confraternita del Santissimo Crocefisso, ha chiesto l'appoggio dell'esecutivo arengario alla proposta di porre una lapide commemorativa presso l'antico oratorio fraternale ora sede della Civica Accademia di Arte Drammatica “Nico Pepe”, in ossequio a delibera assembleare del 29 settembre scorso, recepita dal capitolato sottoscritto da entrambi i candidati al recente ballottaggio per la carica di Sindaco. Capoluongo ha, inoltre, formulato l'auspicio di poter vedere in mostra gli stemmi dei camerari dell'antica Confraternita, che ornavano i cassettoni del soffitto della storica sede di Largo Ospedale Vecchio, sotto la quale vi sarebbe, interrata, persino una cripta. Il “consigliere” sig.ra Faraci ha chiesto che si faccia una ricognizione di detti beni culturali, a scopi di formulazione d'istanze ineccepibilmente circostanziate. Pronta la risposta della prof.ssa D'Aronco: “L'Arengo si radica nella storia di questa città e non può tollerare che quella storia venga obliata e calpestata: detti beni storici devono ritornare di civica fruizione e chi li ha conculcati va quanto meno denunciato all'opinione pubblica!”. Il “cameraro” prof.ssa D'Aronco si è soffermata in particolare sui disagi dell'utenza della Stazione ferroviaria udinese e sulle problematiche dei quartieri a ridosso della stessa. Il “consigliere” sig.ra Faraci ha richiamato l'attenzione su carenze nella manutenzione di percorsi pedonali e aree verdi nell'area di Viale Venezia, mentre il suo omologo sig. Barbagallo ha manifestato preoccupazione per una generale fruizione civica della splendida Loggia del Lionello causa disordinati ed incontrollati usi giovanili che richiederebbero la comunque debita presenza di un vigile, come deterrente contro comportamenti sopra le righe. Ha rincarato la dose il “consigliere” sig. Capoluongo, che ha ritenuto di estendere le segnalazioni del collega sig. Barbagallo anche al terrapieno di Piazza Libertà ed alla Loggia di San Giovanni. Riguardo alla manutenzione e alla pulizia dei marciapiedi, il “consigliere” sig.ra Deana ha richiamato anche le normative che responsabilizzano sulla materia le adiacenti proprietà private. Interpellato sulle prospettive di sviluppo dell'iniziativa arengaria, il prof. Travain ha espresso innanzitutto civica soddisfazione per il vincolo morale ottenuto dai candidati al ballottaggio udinese nei confronti di un capitolato programmatico tratto dal triennale deliberato arengario: “Fontanini e Martines, entrambi firmatari del documento sottoposto loro il 6 maggio scorso dal 'cameraro' prof.ssa D'Aronco, dovranno sedersi presto ad un tavolo per definire modalità e tempi di realizzazione di quanto condiviso”. Circa le procedure da seguire al momento riguardo agli sviluppi dell'attività dell'esecutivo arengario, il prof. Travain ha innanzitutto ricordato come quella dell'Arengo udinese odierno sia da considerarsi 'costituzione in fieri' e come attualmente le magistrature popolari elette siano da ritenersi transitoriamente figure monocratiche, svincolate dall'eventuale disposto di un voto collegiale. Circa i filoni di civiche istanze da rappresentare in sede politico-amministrativa da parte dell'esecutivo in parola, il professore ha rimarcato il primato delle tematiche oggetto a monte di una specifica delibera assembleare o desumibili dal deliberato ovvero dal “genius” identitario di uno storico istituto civico partecipativo. Riguardo al tema “caldo” della riapertura pur provvisoria al traffico della centralissima Via Mercatovecchio, disposta dalla neoinsediata Amministrazione municipale, il prof. Travain ha invitato le autorità arengarie a rivendicare, per gravità di scelta e importanza del luogo, il referendum popolare e il riconoscimento del diritto esclusivo della cittadinanza municipale a legittimare politicamente una decisione di tale portata e incisività sulle dinamiche della vita e della gestione del Centro Storico: “Un legale deliberato dell'Amministrazione su questa materia sarebbe da considerarsi illegittimo se non avallato da voto popolare!”. Su questo argomento si è inserito il “consigliere” sig. Barbagallo che ha ritenuto d'individuare la radice del problema in una sorta di “rifiuto del turismo” da parte di Udine e del Friuli nei termini in cui, banalizzando, una carente considerazione della propria dimora può indurre un proprietario ad evitare visite! “Riaprire al traffico Mercatovecchio significa in pratica una resa di fronte alla necessità di studiare ed implementare itinerari di percorrenza che permettano una lettura culturalmente utile e fascinosa del centro urbano per la cittadinanza e i turisti. Sarebbe interessante un recupero delle interconnessioni esistenti, ad esempio, tra Via Mercatovecchio, Via Sottomonte ed il quartiere di San Pietro Martire... Una via costellata di bar e negozi di abbigliamento non richiama, tra l'altro, affatto la clientela al bisogno giustificato di un mezzo a diretta disposizione per il carico di merci pesanti!”. Per la valorizzazione integrata di Sottomonte si è schierata subito il “consigliere” sig.ra Faraci, che vedrebbe l'antica via come galleria di uffici ed agenzie turistici tesi ad una promozione della città e del Friuli. Il “cameraro” prof.ssa D'Aronco ha, quindi, concluso d'indirizzare una fiera lettera al sindaco prof. Fontanini richiedendo prontamente il referendum popolare sui destini di Via Mercatovecchio. Altro tema grave è stato sollevato dal prof. Travain, il quale ha giudicato come preoccupante la pesante evidenza sul territorio di “cordate” economiche forestiere e straniere, a tutto discapito dell'elemento autoctono e di un'immagine non solo turistica che Udine deve essere tenuta a dare di quel Friuli di cui si considera capitale. Il “consigliere” sig. Barbagallo, condividendo le preoccupazioni espresse dal prof. Travain, ha ricordato come un'Amministrazione comunale possa, nell'ambito delle sue competenze, orientare anche la predilezione turistica verso prodotto e contesto tipici. A tale valutazione si è innanzitutto associato il “consigliere” Capoluongo, che ha auspicato un impegno diretto dell'Arengo udinese nella ricognizione e nella promozione della tipicità sul territorio cittadino. In ordine al tema della sicurezza, il prof. Travain ha sollecitato l'iniziativa arengaria anche a farsi carico di uno sviluppo concreto e coerente di quelle forme legali di mobilitazione civica spontanea permanente che il battagliero Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione” ebbe a sperimentare proficuamente in un decennio di attività. Al termine della riunione, il Consiglio arengario si è trasferito alla scala sud-est della Loggia del Lionello, per una foto simpaticamente provocatoria, da inviare al Sindaco in carica, attorno ad un molesto cestino dell'immondizia, ivi collocato negli ultimi tempi dell'Amministrazione cessata, in posizione eminente, in cima ai gradini dell'artistica scalea affacciata alla “Plasse dal Vin”, obiettivamente a rovinare una delle più belle e note vedute dell'antica Piazza Contarena oggi della Libertà, immagine cara ai migliori fotografi, ai turisti più acuti ed ai cittadini più innamorati ed orgogliosi della loro Udine. Ciò naturalmente con pronti auspici di rimozione!

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