In Friuli c’è ancora del rosso a sinistra, ma è un “fermento lento”. Insomma prevale ancora l’anguria

Non molto tempo fa FriuliSera ha sponsorizzato una serata dal titolo: “Ma di rosso a sinistra, c'è rimasta solo l'anguria?”. L'idea era quella di discutere in maniera ludica e vagamente riflessiva. “Una serata semi-seria sui temi politici del momento”, recitava l'invito. A parte la sfortuna di avere il clima ostile c'è stata una partecipazione di “qualità”, ma numericamente deludente, cosa che ci ha costretti a mangiare anguria per oltre una settimana ligi al principio che non bisogna buttare nulla. Ma gonfiori intestinali a parte, alcuni spunti di discussione interessanti sono emersi anche se traspariva una certa rassegnazione mista all'incazzatura che diventa consapevolezza di dover tenere duro. Così a distanza di alcuni giorni e dopo aver approfondito il tema in dialoghi personali cercando di capire se il rosso in Friuli, se non di moda, è comunque presente non solo nelle angurie ma magari in salotti, cortili o bar, siamo arrivati alla conclusione che c'è un certo fermento a sinistra in Fvg ma che tutto sommato prevale ancora l'anguria forse perché siamo ancora in estate. Insomma più che nell'anguria c'è vita su Marte, pianeta notoriamente rosso. Ma quella vita, quando non si è vicini a scadenze elettorali, occorre stanarla, è un fermento sparpagliato in un'area politica che non trova pace e che sembra masochisticamente cercare, come pelo nell'uovo, ogni interpretazione divisiva possibile pur di marcare un territorio. Come se il problema sia di purezza ideologica e non di incapacità di catalizzare le persone, di parlargli e perché no di risolvere qualche problema reale alla gente. Invece si cerca di ritagliare un proprio spazio vitale che si fa sempre più risicato, tanto da pregiudicare l'equilibrio. Insomma si è ripiegati nel garantirsi una pseudo verginità intellettuale, almeno fino a quando non ci renderà conto di essere soli a litigare con se stessi mentre il mondo va da un altra parte seguendo ben altre ideologie. Insomma nella spasmodica ricerca della linea perfetta si diventa alieni dal mondo, abitanto di un pianeta rosso sempre più distante dall'orbita terracquea. Nonostante questo fatto che è palese c'è chi continua nelle elucubrazioni, non si riesce a trovare un minimo di unità e quando si è d'accordo su una battaglia, su un tema magari di semplice dibattito, c'è sempre qualcuno che alza il livello dell'asticella ricordando qualche episodio, magari remoto, attingendo perfino nella storia del secolo scorso nella ricerca ossessiva dell'esasperazione delle differenze, partendo ovviamente dal concetto di essere dalla parte giusta, detentori della purezza ideologica e di quella del verbo. Comunque sia le varie forze in campo sembrano in attività più o meno silenti. Il Pd friulano esattamente come quello nazionale è dormiente e pensa di essere in un incubo e purtroppo lo è, anche da sveglio. Si trova Fedriga in Regione e Fontanini a Udine. Ma nessuna analisi critica post voto, sono ancora convinti di non avere sbagliato quasi nulla e che la tranvata elettorale sia stata frutto del fato o della stupidità del popolo elettore. Il tutto ne solco ideologico dell'ex capo: “Mi vergogno del loro governo non del nostro” ha chiosato Matteo Renzi che continua a difendere l'indifendibile avvelenando i pozzi perchè nulla cresca dopo di lui. Così il Pd è in attesa di un Congresso nazionale che rischia di diventare come l'isola che non c'è, alla ricerca di un novello Peter Pan, che molti ancora vorrebbero avesse le sembianze di Matteo Renzi, mentre altri si accontenterebbero di capitan Uncino, rischiando invece di vedersi arrivare al timone il simpatico, ma inetto, “Spugna” magari in compagnia dell'ex cavaliere di Arcore. Ma se nel Pd siamo allo psicodramma, non è che alla sua sinistra si navighi in acque migliori. Da un lato Mdp Art.1 che sta provvedendo al rinnovo delle proprie cariche interne, sempre nella logica dei generali senza esercito. Tutto avviene per riparare ai buchi nell'organigamma lasciati dalle varie diaspore di personaggi in cerca di fortuna elettorale “civica”, che come è noto, non si è per nulla concretizzata, lasciandoli quasi tutti con il sedere a terra. Dall'altra parte Sinistra Italiana che forse è altrettanto impegnata in alchimie, ma di cui però da settimane non pervengono notizie di sorta, fattore in genere non certo positivo per una forza politica che dovrebbe essere quantomeno visibile. Tutte e due le forze, Mdp e SI, dovrebbero essere impegnate allo spasimo per concretizzare il difficile progetto congressuale che vorrebbe mantenere in vita Leu dopo la delusione cocente delle elezioni.  Vedremo come andrà, anche se la sensazione è che questo matrimonio non è certo d'amore e neppure d'interesse, forse è solo “riparatore” come quello che non molto tempo fa si doveva fare dopo la classica “fuitina” di siciliana memoria. La storia matrimoniale insegna però che alla fine quelle coppie rimanevano o separate in casa, o vi era una supremazia di un coniuge (il maschio) sull'altro o peggio erano il terreno migliore per cornificazioni reciproche più o meno consapevoli. Chissà però, magari la frequentazione potrebbe far scoppiare la scintilla d'amore, difficile, ma non impossibile senza che almeno ci sia il sesso visionario appagante come collante. C'è però un altro pezzo di sinistra che fa capolino anche in Friuli. Parliamo di Potere al popolo che sta cercando di strutturarsi con la collaborazione di pezzi di Rifondazione Comunista che è a sua volta, come un puzzle caduto dal tavolo  è composto da tante tessere in cerca di collocazione. Un percorso quello di Pap che vorrebbe essere dal basso, ma forse il concetto non è stato interpretato correttamente, ma che vede protagonisti anche alcuni giovani motivati e brillanti quanto inesperti, che con i tempi che corrono può essere un valore aggiunto. Non solo hanno dato vita ad una sorta di comitato promotore che ha già realizzato un “aperitivo sociale” domenica scorsa per la campagna adesioni, ma che per lo stesso scopo tiene aperta in questi giorni la possibilità di aderire al movimento ospiti della sede di PRC  e sta cercando di organizzare attività solidaristiche nei quartieri popolari della città.
Una lumicino di speranza nel buio? Vedremo. Non chiedeteci dove andrà a parare tutto questo “fermento lento” a sinistra, è difficile da valutare. La sensazione è che non c'è ancora in nessuno la consapevolezza vera di quanto sta avvenendo in Italia e nel resto d'Europa, tutti sono impegnati o a guardarsi l'ombelico o a nascondere e leccarsi le ferite, non vedendo quella avanzata potente dei nemici storici della sinistra che difficilmente potranno essere sconfitti da tante sparpagliate armate Brancaleone. Non parliamo solo di sconfitte elettorali, ma anche di reazione culturale, nulla sarà possibile fare per arginare l'orda barbara che sta crescendo nel paese, se l'intera area progressista, da quella rosa tenue a quella rosso che più rosso non si può, non riusciranno almeno a dialogare fra loro lanciando magari anche qualche gomena di dialogo a quella parte del M5S con dna rosso. Missione difficile che è fondamentale se non si vuole vedere scorrere le lancette dei diritti, della libertà e della democrazia ancora più indietro di quanto già avvenuto. Perché, bisogna ricordarlo, il popolo nella nostra storia, è diventato spesso plebe, affascinato dalle scorciatoie legislative impossibili o dall'uomo forte, influenzato dalle percezioni di pericoli inesistenti o ingigantiti, ma spesso anche dalla incapacità del mondo progressista di capirne il disagio. Una sinistra che ha abbandonato le fasce di popolazione che andavano difese, anche da loro stesse, e dalle sirene dei Salvini o dei grillini d'assalto.

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