In migliaia in pacifico corteo a Udine. Allo scioglimento parte l’azione di alcuni incappucciati. Orda di deficienti violenti o volutamente infiltrati?
La manifestazione di protesta contro lo svolgimento della partita Italia Israele al “Friuli” si è svolta pacificamente, a migliaia i partecipanti pro-palestina (8000 secondo la questura, oltre 10000 secondo gli organizzatori) che così come nel resto del paese nelle scorse settimane è composto da gente di ogni tipo. Hanno sfilato in un serpentone colorato e festante famiglie con bambini, tanti giovani e gente comune, uniti tutti dal sentimento di umana solidarietà con un popolo vessato. Niente cartelli eccessivi o slogan fuori posto, ma legittime parole d’ordine che chiede libertà e autodeterminazione per Gaza e per il popolo palestinese. Poi come previsto, giunto in piazza Primo Maggio, il corteo si è sciolto. Tutto bene quindi se non fosse che a quel punto, un gruppo di alcune decine di personaggi in cerca di menare le mani per il gusto di farlo, hanno iniziato le loro provocazioni agendo per lo più a volto coperto contro le forze dell’ordine. Il gruppo aveva tentato di rompere i cordoni di sicurezza in modo violento in via della Vittoria trovando lo schieramento delle forze dell’ordine che fino a quel punto erano state presenti, ma impeccabilmente ai margini. I facinorosi hanno dato vita ad alcuni tafferugli. Polizia, carabinieri e Guardia di finanza hanno agito per bloccarli e per disperderli. Il risultato falsa la realtà di una bella giornata per la democrazia, anche se la narrazione di alcuni media televisivi presenti in diretta è stata a tratti grottesca, scadendo perfino in palesi violazioni della deontologia professionale. E chissà cosa non ci aspetta domani sui giornali cartacei o sulle olezzanti fetide narrazioni social. Insomma un copione già visto e prevedibile che rischia di far focalizzare l’attenzione, non sulla grande moltitudine che pacificamente ha manifestato per affermare le proprie ragioni chiedendo semplicemente che chi ha commesso genocidio paghi, ma sull’orda di una minoranza che non è certamente portatrice dei valori e dell’anima di questo movimento. La moltitudine chiede pacificamente giustizia, non vendetta. Quei manipoli di violenti fingono di essere difensori dei deboli ma sono invece portatori della cultura della sopraffazione, ed allora chiamiamoli con il loro nome: sono fascisti del terzo millennio. Resta quindi l’amarezza di vedere insidiato il senso stesso della protesta contro la scelta di far giocare quella maledetta partita con tutte le contraddizioni che si porta dietro, simbolo di una pretesa impunità che fra l’altro non riguarda solo i governanti di Israele ma anche chi, nell’occidente democratico, attuando la politica dello struzzo, ha consentito con la propria inerzia venissero attuate atroci vendette su civili innocenti. A questo punto focalizzandosi sui “tafferugli”, la domanda che sorge spontanea, anche vedendo già le strumentalizzazioni politiche e mediatiche in atto è una sola: cui prodest? A chi giova? Non certo al movimento pro-palestina.




