Prosegue l’azione di privatizzazione della sanità: Inaugurata a Tolmezzo la nuova sede di Carnia Salus
Si è svolta oggi, sabato 19 settembre 2026 alle ore 12, l’inaugurazione ufficiale della nuova sede di Carnia Salus, il poliambulatorio del Policlinico Triestino in via Val di Gorto 40, a Tolmezzo. Prosegue l’operazione di privatizzazione della sanità tanto cara alla giunta Fedriga. L’operazione in genere è semplice, si indebolisce il sistema sanitario pubblico che, non più in grado di soddisfare la richiesta, viene “supportato” dal privato convenzionato che giunge in provvidenziale aiuto prendendosi anche gli applausi a scena aperta. Nulla di illecito intendiamoci, il problema non è nel privato che coglie l’occasione, ma nella politica che decide di trasformare il sistema nonostante i cittadini sono nella stragrande maggioranza favorevoli al sistema sanitario pubblico universale. La transizione da un modello basato sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pubblico a uno incentrato sulla sanità privata e assicurativa è un processo complesso che tocca dinamiche legislative, fiscali e organizzative e che necessita della “complicità” della politica e qui entra in gioco la Regione Fvg che, vede con favore la “sinergia” pubblico-privato. Tornando alla cerimonia di oggi, non a caso vi ha preso parte oltre alla governance del Policlinico Triestino, l’Assessore regionale alla salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi. In realtà la nuova struttura è operativa dallo scorso 1° luglio e si sviluppa interamente al piano terra su una superficie di oltre 650 metri quadrati e dispone di 11 ambulatori specialistici e di un ambulatorio chirurgico, nel quale vengono effettuati anche interventi di cataratta, sia in regime privato (totalmente a pagamento per “cliente”, sia in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale che anziché sostenere lo sviluppo degli ospedali, come quello di Tolmezzo, paga le prestazioni al privato. Tra le novità introdotte nella nuova sede, ci fanno sapere dalla società Salus, figurano il servizio di mammografia, l’ozonoterapia e il potenziamento della medicina del lavoro. Si amplia inoltre l’offerta dedicata alla salute della donna, con più specialiste impegnate anche nell’ambito della menopausa. La presenza di una sala formazione consentirà infine di organizzare corsi e iniziative rivolti anche alle realtà produttive del territorio. Nel complesso, l’offerta della nuova sede comprende numerose aree specialistiche: allergologia, cardiologia, chirurgia vascolare, dermatologia, endocrinologia e diabetologia, ginecologia, medicina del lavoro, medicina dello sport, medicina interna, neurologia, nutrizione, oculistica, ortopedia, pneumologia, urologia, ozonoterapia, ecografia e mammografia, oltre al servizio prelievi e all’attività chirurgica dedicata alla cataratta. Insomma un vero e proprio Ospedale ma, pare senza la degenza, che in genere è poco conveniente. Le prestazioni sono erogate sia in regime privato sia, per le branche accreditate, in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale. Facile anche pensare che il personale sanitario, medico e non provenga dalle strutture pubbliche, perchè la “campagna acquisti” è altra caratteristica delle strategie di privatizzazione. Ovviamente le parole dell’assessore non nascondono la sua chiara volontà di favorire l’insediamento privato e bisogna dargli atto di essere spudoratamente chiaro. Ha spiegato Riccardi: «Il nostro compito è garantire a tutti cure gratuite, accessibili, di qualità e in condizioni di equità». «Il bisogno sanitario delle persone è cambiato rapidamente e il sistema pubblico, anche per la complessità delle regole e dei processi, non sempre è riuscito ad adeguare con la stessa velocità la propria capacità di risposta. Per questo il privato accreditato può rappresentare un alleato importante del servizio pubblico: non un’alternativa, ma una componente complementare, capace di contribuire a dare risposte ai cittadini alle stesse condizioni economiche e con gli stessi standard di qualità e sicurezza. Realtà come Carnia Salus svolgono quindi una funzione di interesse pubblico, mettendo a disposizione del territorio servizi di prossimità e professionisti qualificati e contribuendo a rafforzare complessivamente l’offerta sanitaria»
. Bene anche volendo credere alla buona fede, l’intera storia di questi anni di gestione della sanità regionale parla chiaro. Tutto è stato orchestrato con lineare sfacciata volontà per stessa ammissione indiretta dell’assessore, affermare “che il sistema pubblico, anche per la complessità delle regole e dei processi, non sempre è riuscito ad adeguare con la stessa velocità la propria capacità di risposta è verità, quello che si omette è che le regole e gli ostacoli sono stati generati proprio dalla gestione politica. Infatti i meccanismi principali per attuare questa transizione e favorire il settore privato includono in generale e non solo in Fvg, lo spostamento o affiancamento dei finanziamenti, lo sviluppo delle assicurazioni e le esternalizzazioni. Si parte dal definanziamento pubblico progressivo che si genera semplicemente non adeguando del tutto i costi inflattivi o in generale di adeguamento tecnologico e contrattuale, così anche se numericamente sembra che si diano più soldi al sistema, questi in realtà, anno per anno, decrescono. La prova è la riduzione della quota di PIL destinata alla sanità pubblica, limitando le risorse per assunzioni, ammodernamento tecnologico e strutture pubbliche. Contestualmente si introducono o aumentano le detrazioni e deduzioni fiscali per i cittadini che acquistano polizze assicurative sanitarie o pagano prestazioni di tasca propria (out-of-pocket) e si sviluppa il Modello Assicurativo (Sanità Integrativa e Sostitutiva) anche attraverso l’istituzione di fondi sanitari contrattuali incentivandone l’inserimento nei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), rendendo la copertura privata uno standard per i lavoratori dipendenti. Ovviamente l’operazione viene fatta in maniera subdola con una transizione verso quello che si definisce il modello Multipayer. Passare da un unico pagatore (lo Stato) a un sistema basato su assicurazioni private e mutue, dove i cittadini scelgono una polizza (spesso regolamentata o sovvenzionata) per coprire i servizi essenziali. Ma quella sopra descritta è l’ultima fase del processo, in realtà tutto passa attraverso l’esternalizzazione e accreditamento delle strutture private con l’ampliamento dei budget per il privato convenzionato. In sostanza si aumenta la quota di fondi pubblici destinata all’acquisto di prestazioni da cliniche e ospedali privati accreditati con la scusa che ci salvano dalle carenze del pubblico (vedi liste d’attesa) che la gestione dissennata delle Aziende sanitarie hanno creato, per incapacità o, in qualche caso, per connivenza. Così dopo aver ridotto i vincoli di pianificazione regionale per permettere alle strutture private di competere liberamente con gli ospedali pubblici nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) si arriverà al sistema “americano”. Insomma fosse questo il progetto sarebbe un incubo, ma invece è chiaro che Riccardi & c fanno tutto per il bene dei cittadini, soprattutto di quelli fragili.
Fabio Folisi
Ps come promesso non presteremo le nostre pagine alla propaganda…. Le foto sono volutamente sfumate, ma vi garantiamo non perdete nulla.




