Incidenti sul lavoro, una strage senza fine, nota di Rifondazione Comunista

"Ieri, 9 maggio, si legge inu una notta di Rifondazione Comunista,  è morto sul posto di lavoro un giovane lavoratore di 19 anni dipendente di una ditta in appalto nel cantiere della Fincantieri a Monfalcone. In Italia, dall’inizio del 2018 siamo ad oltre duecento vittime, due al giorno. E’ una strage senza fine, una guerra non dichiarata contro le lavoratrici e i lavoratori, una vera e propria mattanza. Del resto in Italia manca ancora un piano nazionale per la sicurezza sul lavoro, un paese, il nostro, in cui si riscontrano ancora limiti inqualificabili, ritardi insopportabili e gravi inadempienze legislative. Spesso si usa il termine di morti bianche: morti cosiddette «bianche», ma che di bianco non hanno nulla, un termine assurdo ed ipocrita, perché è un insulto alle vittime sul lavoro. L’aumento della precarietà, la paura di perdere il posto di lavoro, ritmi sempre più veloci e flessibili sono elementi che hanno reso il lavoro sempre meno sicuro e consegnato le lavoratrici e i lavoratori al ricatto. Lo diciamo chiaramente: può essere un bene che la manifestazione nazionale del Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil sia stata dedicata al tema della sicurezza, ma non basta più. Di fronte a questo dramma serve uno sciopero generale unitario, serve fermare il paese e chiedere al Presidente della Repubblica e al Parlamento, governo o non governo, di assumere il tema della sicurezza sul lavoro come centrale e prioritario per fermare questo stillicidio. Invece di discutere su come far pagare ancor meno tasse ai ricchi è ora che si discuta di come salvare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori".