Indagine forniture mascherine alla Protezione Civile Fvg, arrivano avvisi di garanzia “eccellenti”?

"Se la Protezione civile regionale, a fronte delle difficoltà incontrate dal Governo, non avesse acquistato un significativo numero di mascherine professionali oggi il nostro sistema sanitario sarebbe sprovvisto di questi essenziali dispositivi di sicurezza". Parlava così il primo aprile scorso il vicegovernatore con delega alla Salute e alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi. Quella dichiarazione alla luce delle inchieste della Procura di Udine su una presunta “mascherinopoli” sembra decisamente stonata. Come era stonato il proseguo della dichiarazione: "Io stesso aveva aggiunto Riccardi, davanti a una situazione in cui il Governo si è trovato impossibilitato ad adempiere alle forniture per la protezione dei sanitari e delle apparecchiature tecnologiche, ho scelto di evitare lo scontro, riconoscendo l'esistenza di criticità dovute al fatto che le aziende italiane hanno abbandonato certe produzioni lasciando di fatto il monopolio per lo più al Far East". Un Far West dove è evidente che qualcuno in Friuli Venezia Giulia ha poi sguazzato, se è vero, che dopo settimane di indiscrezioni, in questi giorni, non solo emergono gli esposti delle aziende produttrici di mascherine escluse dalla torta del mega appalto della Protezione Civile. Per non parlare poi della notizia, confermata dal procuratore della Repubblica di Udine, Antonio De Nicolo, che ha raccontato dell'esistenza di una inchiesta sulla fornitura di mascherine nel pieno dell’emergenza Coronavirus. Aperti una serie di fascicoli, che riguardano filoni diversi, ha fatto sapere De Nicolo, "ma, al momento, diceva il 4 agosto scorso il procuratore, non ci sono indagati". E invece pare che nelle ore successive alla dichiarazione delle caselle pare proprio siano state riempite e degli avvisi siano stati preparati e recapitati. Sarebbero “avvisi eccellenti”. Del resto era prevedibile che una vicenda come quella delle forniture di materiali con presunto reato di frode in pubbliche forniture, una volta verificata la presunta esistenza del reato, vedesse dei possibili indagati, dato che certi meccanismi non si creano in maniera autonoma, non sono frutto di algoritmi, non si può dare colpa ai computer o agli hacker, sono invece effetto di precise scelte, estremamente umane, pilotate e portatrici di interessi. Del resto quell'appalto è stato assegnato con procedura diretta, in base a criteri potenzialmente discrezionali. Infatti anche se i criteri tenevano conto non solo del prezzo, ma anche disponibilità alla produzione, e dei tempi di consegna ma soprattutto, almeno in teoria, delle caratteristiche qualitative del prodotto, è facile che qualcuno abbia potuto "interpretare" i dati in maniera adeguata ad interessi diversi da quelli pubblici.  Alla fine, anche una procura della Repubblica prudente e sensibile ai ruoli istituzionali come quella di Udine, non può esimersi dallo sviluppare  il suo iter giudiziario e come è noto, a ogni reato, deve si deve necessariamente abbinare un nome.  Intendiamoci a scanso di equivoci, un avviso di garanzia è atto a tutela degli indagati e non è in alcun modo sintomo di colpevolezza, ma si tratta tuttavia di un segnale che soprattutto la politica non dovrebbe ignorare, soprattutto se tali segnali riguardano elementi di spicco del sistema. In ogni caso aspettiamo che nomi e cognomi vengano ufficializzati sperando che le questioni vengano chiarite e che l'assoluzione arrivi limpida, perchè sarebbe davvero deprimente pensare che qualcuno, mentre le persone morivano nelle terapie intensive e nelle Rsa, stesse lucrando sulle protezioni individuali, sulla qualità e prezzo di queste, favorendo magari qualche parente o amico.

Fabio Folisi