Indagini sulla Onlus Ospiti in arrivo. Anche così si colpisce l’accoglienza

Il caso. Concluse indagini preliminari per alcuni volontari dell’Associazione umanitaria. Un dato certo è che la loro passione giovanile è risultata spesso scomoda a politici e istituzioni. A loro difesa, gli operatori ricordano chi sono, perché sono nati e come operano, in trasparenza

E’ imbarazzante. Dopo aver ricevuto avviso di garanzia, alcuni volontari dell’Associazione Onlus “Ospiti in Arrivo” che da tempo opera in città nell’emergenza migranti, hanno ricevuto la notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari per i reati di: invasione di edifici e favoreggiamento della permanenza di stranieri presenti illegalmente in Italia. E questo, al fine di trarne ingiusto profitto.
Ma! Imbarazzante, dicevamo, perché è palese agli occhi di tutti i cittadini volonterosi che in questi mesi si sono dati da fare assieme ai giovani della Onlus, come l’associazione abbia sempre operato in estrema trasparenza, grazie all’impegno e alla propizia testardaggine dei ragazzi che l’hanno creata. Volontari che, la stessa trasparenza, da sempre l’hanno pretesa dalle istituzioni e dalla politica, vedendosi più volte le porte sbattute in faccia. Interviste, appelli, manifestazioni, denunce di irregolarità... insomma si sa: a volte i giovani hanno il vizio di rendersi scomodi. E un modo per mandarli a letto senza cena, magari qualcuno lo trova. E’ andata così?
A loro difesa, i componenti dell’associazione hanno sentito soltanto la necessità di raccontare, per l’ennesima volta, chi sono e perché sono nati. E leggendo le loro righe, francamente, la sola cosa che pensiamo è confortante, perché il loro operato è la dimostrazione che certi valori non sono del tutto tramontati. Od obsoleti. E che il futuro ha ancora una speranza di esistere. Altro che Banda Bassotti!
«Ospiti in Arrivo - scrivono - è un’associazione che da quasi due anni si occupa di richiedenti asilo a Udine, a scopo esclusivamente umanitario. È nata dall’iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini che - di fronte alle inadempienze istituzionali - ha iniziato a prestare aiuto e assistenza a migranti e richiedenti asilo provenienti per la maggior parte da Afghanistan e Pakistan attraverso la rotta balcanica. Queste persone arrivavano in città - e arrivano tuttora - per formalizzare la richiesta d’asilo alla Questura di Udine, dopo averne dichiarato la volontà alla polizia di frontiera a Tarvisio, prima città italiana dopo il confine austriaco. Nel dicembre 2014 a Udine non esisteva alcuna struttura di prima accoglienza. Molti richiedenti asilo, che pure avrebbero avuto diritto all’accoglienza secondo le Direttive UE 32 e 33 del 2013, erano costretti a dormire per strada e avevano accesso a un solo pasto al giorno. Considerando la situazione inaccettabile e disumana, i volontari di Ospiti in Arrivo hanno iniziato a fornire quotidianamente assistenza a queste persone, portando pasti caldi e coperte nei luoghi dove trovavano riparo, cioè edifici dismessi, parchi, il sottopasso della stazione ferroviaria: un’informalità obbligata dalle inadempienze istituzionali - sottolinea la Onlus - sostenuta esclusivamente grazie alle risorse messe a disposizione da privati cittadini e all’opera gratuita dei volontari. Queste occasioni d’incontro con i migranti diventarono anche il momento in cui rispondere alle molte domande sull’iter burocratico relativo alla domanda d’asilo: iter che nessuno, al momento dell’ingresso in Italia, sentiva il dovere di spiegare. Di questa attività di prima accoglienza, - continuano i volontari - svolta esclusivamente a fini di solidarietà sociale, come espresso nello Statuto dell’Associazione, che dal dicembre 2014 si configura come Onlus, i volontari hanno informato per un lungo periodo tutte le istituzioni presenti sul territorio, con l’invio di report quotidiani alla Prefettura, alla Questura e al Comune di Udine. Nell’aprile 2015 veniva concertata tra Comune e Prefettura l’apertura di una tendopoli presso la caserma Cavarzerani per l’accoglienza dei migranti, tendopoli perennemente sovraffollata, tanto che pochi mesi dopo si è sentita l’urgenza di aprire una seconda struttura di accoglienza presso la ex caserma Friuli. Attualmente l’Associazione Ospiti in Arrivo, che nel tempo ha allargato il suo campo d’azione dando vita a una scuola d’italiano e a una lunga serie di iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e in città, è ancora impegnata, sempre e soltanto a scopi umanitari, nel primo supporto ai richiedenti asilo che continuano ad arrivare ogni sera alla stazione di Udine, meta di una rotta balcanica data per chiusa ma che continua a portare in città un grande flusso di migranti afghani, pakistani e iracheni che spesso ancora dormono all’addiaccio, pur avendo diritto all’accoglienza secondo le modalità previste dal Decreto Legislativo 142/15».

Che altro dire? Rallegrandoci che qualcuno in città ci tolga ogni giorno le castagne dal fuoco aiutando i ragazzi in cerca di protezione e aiuto, facendo il lavoro sporco che pochi di noi farebbero, non ci resta che sperare che il Gip chiamato a giudicare, decida di archiviare l’intera vicenda.