Italiana fermata a Istanbul, accusata di propaganda pro Pkk

Sabato sera una cittadina italiana è stata fermata dalla polizia turca in un internet café di Istanbul mentre si apprestava a postare alcune immagini sul suo profilo facebook come probabilmente aveva fatto nei giorni precedenti. L'accusa per la giovane italiana è di aver pubblicato sui social network materiale di propaganda a favore del PKK curdo, considerato da Ankara un'organizzazione terroristica. Giovanna Lanzavecchia, milanese di 24 anni, si trova ora in un centro di detenzione per stranieri a Istanbul, in attesa di espulsione. La ragazza era giunta in Turchia da pochi giorni e alloggiava in un albergo di Sultanahmet. Le autorità consolari italiane stanno seguendo il caso. Secondo media turchi vicini ad ambienti governativi, è accusata tra l'altro di aver pubblicato foto di combattenti armati del Pkk. La libertà di stampa e di espressione rimane un nodo dolente in Turchia. Come ci si ricorderà all'inizio di marzo il tribunale di Istanbul ha ordinato il commissariamento del quotidiano di opposizione Zaman, legato all'influente imam Fethullah Gulen, un tempo alleato, ora nemico del presidente Recep Tayyip Erdogan. La polizia ha fatto irruzione nel quotidiano, poi ha licenziato il direttore e ha costretto il giornale ad ad adottare una linea pro Erdogan. Solo l'ultimo in ordine di tempo degli interventi del governo turco nei confronti degli oppositori, che ha visto chiusure di canali tv, licenziamenti e arresti. Can Dundar ed Erdem Gul, rispettivamente direttore e caporedattore del quotidiano "Cumhuriyet" erano finiti in carcere con l'accusa di "spionaggio", "favoreggiamento del terrorismo" e "rivelazione di segreti di stato". Dopo che la corte costituzionale aveva giudicato in “violazione dei diritti” la loro detenzione in attesa di giudizio, iniziata il 26 novembre 2015, il 25 febbraio il tribunale di Istanbul ha disposto poi il loro ritorno in libertà. I due giornalisti avevano pubblicato un’inchiesta su un traffico di armi dalla Turchia alla Siria, risalente al 2014. Diversi anche gli interventi di espulsione della stampa estera. Mohammed Rasool, giornalista di Vice News era stato arrestato lo scorso agosto nel sud-est della Turchia, è stato rilasciato a gennaio su cauzione dopo 131 giorni di detenzione. Rasool, insieme ai due colleghi britannici Phil Pendlebury e Jake Hanrahan, era stato arrestato lo scorso 27 agosto durante la realizzazione di un servizio sugli scontri tra militanti curdi e forze di sicurezza. A settembre 2015 Frederike Geerdink, una giornalista olandese che viveva a Diyarbakir, accusata di fare propaganda per il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), è stata arrestata e poi espulsa. Ma la repressione non riguarda solo media “interni, qualche giorno fa il corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel è stato costretto a lasciare la Turchia dopo che per tre mesi aveva inutilmente aspettato il rinnovo della sua tessera di giornalista. L’agenzia di stampa tedesca Dpa scrive che diplomatici di Berlino hanno accompagnato Hasain Kazim e la sua famiglia all’aeroporto per essere sicuri che potesse lasciare il Paese in sicurezza. Senza la tessera di giornalista per il corrisponde di Der Spegel, spiega la Dpa, era pressoché impossibile svolgere il suo lavoro.