Italiani “tartassati” europei

Tra i pochi a pagare più di noi ci sono i Francesi e i Belgi

A volte parlare di Europa senza riflettere può risultare se non pericoloso, quanto meno contro producente. È il caso, per esempio, della recente proposta dell’esecutivo di Renzi di istituire un super-ministro delle Finanze europeo: partendo da questo spunto la Cgia di Mestre ha deciso di fare i conti, scoprendo che con una tassazione uniforme a livello europeo, ogni italiano spenderebbe in media 557 euro di tasse in meno. Un bel boomerang politico...
volo pindarico. Eseguendo un vero e proprio lavoro di fantasia, accademico ma significativo, l’associazione artigiana mestrina ha ipotizzato di calcolare il carico fiscale da applicare agli italiani facendo una media dei vari sistemi usati nei paesi che utilizzano l’euro. Ne risulta che i vantaggi per le nostre tasche sarebbero consistenti.
Il confronto con la media delle tasse pagate dai tedeschi risulta addirittura impietoso: usando il loro sistema di tassazione (e il loro welfare), “rischieremmo” di pagare addirittura 1.141 euro di tasse in meno. Volendo farsi del male, si potrebbe continuare scoprendo che versiamo 1.593 euro in più rispetto agli olandesi, 1.779 euro in più dei portoghesi, 2.389 euro in più degli spagnoli e ben 3.531 euro in più rispetto agli irlandesi... Volendo essere un pò cinici, potrebbe dare “sollievo” sapere che c’è chi paga più di noi: i cugini francesi, per esempio pagano 1.195 euro l’anno pro-capite in più, i belgi 982, mentre i finlandesi ci superano di poco (80 euro). «Per pagare meno tasse - dichiara abbastanza banalmente, il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - è necessario che il Governo agisca sul fronte della razionalizzazione della spesa pubblica, tagliando sprechi, sperperi e inefficienze della macchina pubblica. Quanto è stato fatto in questi anni va nella direzione giusta, ma è ancora insufficiente. Inoltre, questa operazione dovrà essere realizzata in fretta, visto che entro la fine di quest’anno bisognerà sterilizzare l’ennesima clausola di salvaguardia di 15 miliardi, altrimenti dal 1° gennaio 2017 scatterà con un sensibile aumento delle aliquote Iva». Una vera e propria “spada di Damocle” che ad oggi, non è stata ancora disattivata e pende sulle teste di noi tutti.

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