La Corte d’Appello di Milano rincara la dose a Roberto Formigoni. Sette anni e mezzo in appello anzichè sei per corruzione

Roberto Formigoni è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere per corruzione dalla Corte d'Appello di Milano nell'ambito del processo sul San Raffaele e sulla Fondazione Maugeri. Insomma per l’ex governatore della Regione Lombardia la pena decisa dal collegio della quarta sezione della corte d’Appello, presieduta dal giudice Marina Caroselli supera quella di primo grado.  Il processo milanese era sui fondi neri della clinica Maugeri e del San Raffaele, mentre a Cremona si sta per aprire un altro capitolo per l'ex governatore, sempre relativo a tangenti nel mondo della sanità, due giorni fa, infatti, è stato rinviato a giudizio per il cosidetto 'caso Guarischi'.  Unica soddisfazione per la difesa la  caduta dell'accusa di associazione a delinquere. Ma la condanna è esattamente quella richiesta dai pm, ed è appunto di entità superiore rispetto a quella comminata all'ex governatore lombardo in primo grado, che fu di sei anni. I giudici hanno  accolto anche la richiesta del procuratore generale Vincenzo Calia relativamente all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.  Secondo l'accusa Formigoni avrebbe favorito i due enti con circa 3 00 milioni di rimborsi pubblici in cambio di una serie di utilità, tra cui vacanze, cene e l'utilizzo di yacht. Nel corso del processo di primo grado era stata confermata la tesi accusatoria del procuratore Laura Pedio e della  guardia di finanza secondo cui  dalla Maugeri e dal San Raffaele sarebbero usciti, tra il 1997 e il 2011, 61 milioni di euro, finiti su conti e società dell'imprenditore Pierangelo Daccò e ad Antonio Simone ex assessore, considerati i creatori dei fondi occulti, in parte poi girati in quota al Formigoni garantendogli oltre 6,6 milioni in benefit di lusso, tra cui l'uso di yacht e il pagamento di vacanze.  Formigoni in  cambio avrebbe favorito l’ospedale privato con atti di giunta e rimborsi non dovuti per circa trecento milioni. I pm nella requisitoria hanno sottolineato come l'ex governatore si sarebbe reso responsabile di "fatti gravissimi", inquinando "la sua funzione" e "vendendosi" in cambio di cene in ristoranti di lusso e vacanze a cinque stelle.  L'ex assessore Antonio Simone e l'imprenditore Pierangelo Daccò sono usciti dal processo con un patteggiamento.  Intanto il commercialista Alberto Perego, storico amico di Formigoni, nel corso del processo ha chiesto di poter acquistare la villa in Sardegna dove lui e l'ex governatore trascorrevano le vacanze, forse un caso di sentimentale voglia di poter ricordare i bei tempi passati forse un acquisto conto terzi. La Villa infatti  sarebbe stata acquistata a un prezzo di favore dal Formigoni  ed è stata sequestrata con la sentenza di primo grado.  Della vicenda si è occupata anche la Corte dei Conti lombarda che "per il gravissimo sistema illecito di storno di denari pubblici a fini privati che ha trovato ampi riscontri, oltre ogni ragionevole dubbio" nelle indagini sul caso Maugeri, ha convalidato poco dopo ferragosto  il sequestro  di 5 milioni di euro  (compresi vitalizi, pensione, conti correnti e immobili) all'ex governatore lombardo Formigoni, di 4 milioni a Umberto Maugeri, ex presidente della Fondazione, di 4 milioni all'ex direttore finanziario Costantino Passerino e di 10 milioni a testa al faccendiere Pierangelo Daccò e all'ex assessore regionale Antonio Simone.

 

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