La crisi non fa paura alle banche: basta aumentare i costi per i servizi

Tra i tanti problemi strutturali della nostra economia vi è senza dubbio quello dei costi del credito bancario che, purtroppo, nonostante tanti anni di crisi, ancora oggi è uno tra i più elevati d’Europa. È quanto conferma l’ufficio studi della Cgia di Mestre: «Considerando l’incidenza delle spese operative (49,5 miliardi di euro nel 2014), sul totale delle attività (2.701 miliardi a fine 2014), il risultato si attesta all’1,83%. Dato nettamente superiore a tutte le incidenze percentuali riferite alle prime 10 economie bancarie presenti nell’Unione europea».
Se le spese non sono mai calate, i ricavi hanno registrato una importante flessione: nel 2014 sono scese a 39,3 miliardi, le commissioni invece sono salite a 27,6 miliardi e quelli riconducibili ad altri ricavi, cioè da attività extra-creditizie o di trading finanziario (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale) hanno toccato quota 11,4 miliardi. Il totale dei costi del sistema creditizio italiano (78 miliardi) è rimasto pressochè invariato tra il 2008 e il 2014, le loro componenti interne sono variate molto. Il calo dei margini di interesse (per effetto della crisi), è stato compensato dal maggior costo di spese e servizi. Insomma, le banche hanno trovato la soluzione perfetta per risolvere i problemi di una crisi, di qualunque durata: compensare le perdite derivanti dal rischio imprenditoriale (fare credito) con quelle sicure (utilizzo dei servizi bancari).
Se il loro stipendio non risulta intaccato di una lira, la drastica riduzione del credito da loro operata ha spesso messo alla fame molte aziende.
G.S.

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