La fotografia d’avanguardia del russo Rodčenko. Incontro d’approfondimento per il festival Fotografia Zero Pixel:

Per il festival Fotografia Zero Pixel mercoledì 4 dicembre alle 18, anziché martedì 3 dicembre come precedentemente annunciato, nella sede dell’Associazione Acquamarina (via Rossetti 16), si terrà un incontro d’approfondimento sul fotografo russo Alexandr Mijáilovich Rodchenko con Annamaria Castellan. L’ingresso è libero previa prenotazione alla mail info@fotografiazeropixel.it.

Alexandr Mijáilovich Rodchenko (o Rodčenko) (San Pietroburgo, 1891 – Mosca, 1956), fu uno degli artisti più versatili della Russia degli anni venti e trenta, esplorando nel suo cammino varie forme artistiche quali la pittura, la scultura, il disegno grafico e la fotografia. Concentratosi, in un primo periodo, sulla grafica dei manifesti, Rodchenko sostituì bruscamente il linguaggio Art Nouveau o futurista diffuso in Europa, con un impianto formale, astratto e geometrico, che trovava nel fotomontaggio il suo linguaggio preferito. A 37 anni iniziò la sua ricerca fotografica concentrandosi nella ritrattistica di studio attraverso l’uso di camere a banco ottico. Raggiunse, tuttavia, il suo inconfondibile stile quando riuscì a liberarsi dalla schiavitù della fotocamera a lastre pesanti, utilizzando fotocamere leggere e portatili (tra le sue preferite, la Leica).

Rodcenko Stepanova astrattismorusso ginesi

Per la fotografia Rodchenko è stato un pioniere e un rivoluzionario: ha cambiato il modo di fare fotografia. Le sue immagini esprimono la vera forza dirompente dell’appartenenza a un’avanguardia artistica, vanno alla ricerca di differenti punti di vista, creando sensazioni nuove, sconcertanti e di forte impatto. Bianchi e neri dai contrasti forti, con un uso sapiente delle luci, raffigurano un amore verso ogni forma di tecnologia (aerei, dirigibili, palloni aerostatici, ma anche ponti, tralicci) e verso quello che il progresso tecnologico rappresenta. Rodchenko ha liberato la fotografia da molte delle sue convenzioni. Il suo motto è “Il nostro dovere è sperimentare” e sostiene che l’arte deve essere sempre separata dalla politica: con queste affermazioni l’artista si procura la caduta in disgrazia per mano di quel potere che delle avanguardie si era servito per promuovere la propria rottura ideologica con il passato, ma avrebbe poi voluto piegarle al racconto propagandistico della nuova realtà, tradendo di fatto lo slancio di libertà insito in quei movimenti.