LA GUERRA NON FERMA IL CALCIO TRA LE BOMBE SPUNTA UN BOMBER

Aleppo, Raqqa, Mossul, cimiteri provocati dalle guerre civili arabe e dagli attentati. Eppure anche laggù il calcio sopravvive e tra le bombe spunta un bomber. In Siria ci sono addirittura tre Nazionali e quella riconosciuta da Assad, il dittatore di Damasco, punta a qualificarsi per i Mondiali di Mosca. Duecento giocatori sono fuggiti all'estero, ma molti sono rimasti a combattere in Patria.
In Iraq la squadra degli sciiti odia quella finanziata dall'Arabia Saudita, sunnita. In Libia il calcio è il pretesto per lo 'scannarsi' delle tifoserie contrapposte sulle tribune. In Egitto il generale Al Sisi, temendo un calo di popolarità, sta puntando sul calcio. E poi hanno una loro Nazionale (chiamiamola così anche se la Fifa si guarda bene dal riconoscerla…) anche i fondamentalisti tagliagole.
Il califfo dell'Isis, Al Baghdadi, ha un rapporto di odio-amore col pallone. Si vanta di aver giocato, da giovane, nella squadra della sua 'madrassa' (scuola religiosa), ma definisce il calcio “oppio dei popoli” (stessi termini usati da Lenin per il cristianesimo). Eppure chiama Maradona la compagine dell'Isis ricordando che l'asso argentino era soprannominato “mano de Dios”.
Anche Osama bin Laden, il terrorista dell'11 settembre, seguiva il calcio e da giovane sognava di diventare l'allenatore della squadra inglese dell'Arsenal, naturalmente per incontrare e battere una formazione degli odiati americani…
La Nazionale dell'Iraq, maglia verde, si chiama “Leoni di Babilonia” e nel 2007 riuscì addirittura ad aggiudicarsi la Coppa d'Asia. I gironi del campionato furono sospesi con la caduta di Saddam, ma a Bagdad ricordano con orgoglio la partecipazione a due Olimpiadi e a un Mondiale.
Le raffiche del gol non sempre vanno al ritmo dei mitra. La Nazionale libica, chiamata “I cavalieri del Mediterraneo”, è fuggita in blocco in Tunisia dopo la sospensione del campionato. Prima era al 36° posto nel 'rating' della Fifa, ora è al 96°. La frantumazione del Paese, spaccato tra l varie bande armate, si vede dagli spalti: in una partita a Bengasi contro il Togo un regolamento di conti ha provocato 31 morti nei 90 minuti del match.
C'è poi la vicenda del bomber più famoso della Siria, Omar al , Somah, 55 gol in 58 incontri, un tempo osannato centravanti delle “Aquile di Oasiùn” (dalle rocce che dominano la capitale Damasco). Da 4 anni è costretto all'esilio in Tunisia “per un errore di bandiera”, Sì, proprio così. Alla fine della partita vinta per 1-0 contro l'Iraq (20 dicembre 2012), lui che non si interessava di politica, si fece convincere a esultare non con il drappo dello Stato, ma con quello bianconero dei ribelli al regìme
Come si è detto, in Siria vi sono 3 Nazionali: quella ufficiale che si allena in Malesia e Oman, quella dei ribelli già menzionata, in ritiro nei campi profughi a Tripoli, in Libano. La terza è formata da esuli e si prepara in Turchia.
Come si vede, il calcio resiste anche tra le bombe.

CLAUDIO GENTILE
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