La proibizione delle armi nucleari diventa norma internazionale, ma in realtà è poco più di una dichiarazione d’intenti

Sono passati tre giorni da quando era il  24 ottobre ultimo scorso  è  arrivata la 50esima ratifica dei Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), approvato all’ONU il 7 luglio del 2017: il traguardo di 50 ratifiche era prescritto perché il trattato entrasse in vigore come norma del diritto internazionale, cosa che avverrà dopo 3 mesi cioè  a fine gennaio 2021.

Senza dubbio un traguardo storico, che era impensabile solo 4 anni fa, quando la coalizione ICAN (Inernational Campaign for the Abolition of Nuclear Weapons) riuscì a portare il tema all’ONU, e il 23 dicembre 2016 l’Assemblea Generale approvò a maggioranza (le maggiori potenze nucleari opposero una strenua resistenza, anche con atteggiamenti ricattatori verso gli altri Stati) l’avvio del negoziato che il 7 luglio 2017 approvò il trattato con 122 voti favorevoli su 124 partecipanti al negoziato.  Ebbene traguardo storico oscurato certamente dall'emergenza covid-19 ma anche dalla distrazione dei media che ritengono tali argomenti poco appetibili.  Per fortuna almeno nel mondo della diplomazia c'è grande  entusiasmo tuttavia è opportuno fare qualche precisazione, perché chi non si sia occupato di questo problema può essere portato a pensare che ora l’eliminazione totale delle armi nucleari sia cosa fatta Niente di più errato  e anche se il traguardo  è senza dubbio una pietra miliare non è detto che il processo si avvii davvero.  Del resto nessuna potenza nucleare l’ha firmato, e solo 6 dei 49 stati europei hanno approvato e ratificato il trattato: Austria, Irlanda, Malta, San Marino Liechtenstein e lo Stato del Vaticano. L’Italia non ha firmato né ratificato il Trattat pur essendo uno dei cinque stati europei che ospitano testate nucleari statunitensi nell’ambito di accordi Nato presso le basi aeree di Aviano e di Ghedi ma di questo e delle ragioni della mancata firma italiana parleremo dopo.

Va detto che la notizia che l'Onu abbia approvato il TPAN resta positiva, del resto  il passaggio attraverso questo trattato è stato necessario per sperare in un futuro di disarmo e va a merito della campagna ICAN (e dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, IPPNW), vista l’inefficacia del Trattato di Non Proliferazione (TNP) del 1970 nell’imporre il disarmo nucleare, basti pensare che nel periodo gli arsenali USA e URSS lievitarono da 30.000 testate al numero  di 70.000, sufficienti a distruggere la terrà più volte.  In realtà i precedenti tentativi di arrivare ad un disarmo furono sempre  platealmente e arrogantemente disattesi dalle potenze nucleari, che chiaramente non hanno mai neppure lontanamente inteso liberarsi di queste armi che invece vedono da sempre come fumo negli occhi  il fatti che a dotarsene sono altri. Del resto  il TNP in realtà non fu ai tempi frutto dell’iniziativa di movimenti per il disarmo ma delle sole potenze nucleari di allora, soprattutto USA e URSS, che erano appunto  preoccupate che molti stati potessero realizzare la propria  bomba (cosa poi avvenuta in molti casi). Chi ha una certa età anagrafica ricorderà che a metà degli anni ottanta, in tutta Europa, i movimenti pacifisti organizzarono manifestazioni di piazza, conferenze, dibattiti e seminari per denunciare il pericolo che l’installazione di missili a gettata intermedia (Cruise e PershingII) da parte della NATO, come risposta all’installazione di simili missili (SS-20) da parte del Patto di Varsavia, costituiva per la sicurezza internazionale.  Poi a seguito dei colloqui di Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov di Reykjavík del 1986,  venne solennemente dichiarato che “una guerra nucleare non poteva essere vinta e pertanto non doveva mai essere combattuta”, nel dicembre del 1987, a Washington, fu così  firmato il Trattato INF (Intermediate Nuclear Forces) che portò all’eliminazione e distruzione di tutti i Cruise, PershingII e SS-20, con gittata tra 500 e 5.500 Km (2.692 in tutto) e avviò il cammino verso la fine della “Guerra fredda”. Sembrava che il cammino avesse preso il giusto sentiero ma poi la situazione cambiò con le note vicende del crollo Urss e  con l’amministrazione Usa targata  Bush padre. Dopo decenni con Obama negli Stati Uniti e Medvedev nella Federazione Russa, verso il 2009 si riaccese la speranza di poter arrivare, finalmente, in maniera graduale e controllata, a un mondo libero da Armi Nucleari. Con il Trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty ovvero ”Measures for the Further Reduction and Limitation of Strategic Offensive Arms.”), entrato in vigore nel febbraio 2011, Stati Uniti e Federazione Russa hanno ridotto in maniera significativa il numero delle loro testate nucleari (il livello più basso sin dagli anni sessanta). Oggi possiedono, comunque, tra tutt’e due, circa il 90% delle circa 14.000 testate nucleari presenti nel mondo. Trattato d’importanza fondamentale, il New START scadrà nel febbraio 2021 e il cui rinnovo è certamente legato all'esito delle prossime presidenziali Usa.

Ma cosa prevede davvero questo Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN)  nato sotto l’egida dell’ONU, è suggellato dall’autorità dell’ONU dopo che tutti i paesi hanno avuto la possibilità di contribuire alla sua elaborazione e formulazione, su un piede di assoluta parità anche se non sono mancate le assenze volontarie di boicottamento.

In sintesi, il TPAN – definito come «strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione» – vieta espressamente agli Stati che vi aderiscono di «sviluppare, testare, produrre, acquisire, detenere, immagazzinare, utilizzare o minacciare di utilizzare armi nucleari». Condanna quindi la strategia della “deterrenza” che ha dominato la Guerra Fredda e persiste tutt’oggi, soggiogando l’umanità al rischio, crescente, di distruzione. Per farlo vieta esplicitamente di ospitare armi nucleari appartenenti ad altri Stati, condannando il “nuclear sharing” adottato dalla NATO; nonché impone di adottare le misure necessarie e adeguate per la protezione dell’ambiente in seguito a danni causati da attività connesse con la sperimentazione o l’uso di armi nucleari. Ovviamente come è facile intuire l'Italia, che non possiede armi nucleari proprie ma "ospita" quelle Usa  dovrebbe smantellare la presenza nucleare. Dato che appare improbabile che il governo italiano dia lo sfatto agli Usa e alla Nato, già a casa nostro il TPAN rischia di essere carta straccia, anche perchè il TPAN non prevede alcuna forma di controllo e di verifica delle dichiarazioni e soprattutto non è prevista nessuna procedura sanzionatoria per eventuali violazioni. Fra l'altro è stata inserita una clausola che da la possibilità di recedere dal trattato se sono a rischio “interessi supremi di un paese”. Insomma la strada per un disarmo vero e non solo "cartaceo" è lunga tortuosa e forse non arriverà mai al traguardo, del resto con il mondo impegnato a combattere la pandemia odierna  e quelle possibili future il rischio guerra nucleare appare meno presente nella coscienza degli italiani e in generale in quella dei cittadini "normali" del mondo, escludendo quindi l'elìte politico-militare alla quale piace  giocare a Risiko.