La sindrome della mascherina…. diventata perfino status simbol, mentre chi rischia davvero non c’è l’ha

Le mascherine ai tempi del  Covid-19 in faccia a chi non ne ha bisogno alla faccia di chi ne avrebbe necessità. Da diversi giorni in molti in tutta Italia Fvg compreso hanno iniziato a indossare mascherine chirurgiche o addirittura di tipo respiratorio (quelle dotate di filtro) per provare a isolarsi dal nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). Una decisione dettata dalla paura e da un’informazione spesso poco chiara e lineare da parte delle autorità sanitarie e ancora di più da quelle politiche. Sul tema delle mascherine, infatti, regna molta confusione, sia per quanto riguarda i contesti in cui è meglio utilizzarle, sia per quanto riguarda la loro efficacia. L’Organizzazione mondiale della sanità, per esempio, continua a dire che non servono se non in casi specifici. In sostanza si raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il coronavirus, e in presenza di sintomi quali tosse o starnuti o da parte del personale sanitario e quello che per ragioni di lavoro entrano in contatto con ambienti potenzialmente pericolosi come ad esempio i dimenticati lavoratori addetti a pulizie  e manutenzioni in ambienti sanitari. Ed invece abbiamo visto persone indossarle in auto mentre viaggiano da sole, li abbiamo poi visti scendere, entrare al supermercato e abbassarle sotto il naso per poter parlare ed ordinare un etto di prosciutto. Abbiamo visto persone starnutire alzando la mascherina per non sporcarla e poi riposizionarla sul viso come niente fosse. Abbiamo visto finte mascherine usate come schermi di propaganda e la promessa che tutti avranno presto la loro mascherina, non sappiamo se griffata come quella veneta, ma certamente ottimo veicolo propagandistico generalista, in barba al personale del mondo sanità e dintorni che tutto sommato è una minoranza che rischia l'estinzione.  Abbiamo visto persone fare giardinaggio nel proprio giardino e terrazzo con mascherine FFP3 quelle da massima protezione, sfoggiandole come fossero un accessorio alla moda. Mascherine come status simbol ai tempi del Covid-19. Ma abbiamo visto anche addetti alle pulizie recarsi in corsia di ospedali e mense e case di riposo con dispositivi di protezione che definire precari è un complimento. Del resto se è sotto gli occhi di tutti che l’emergenza sanitaria cresce giorno dopo giorno e che i dati dei contagi sono drammatici e che molti i soggetti, giustamente vengono pubblicamente ringraziati per il loro lavoro e per i rischi oggettivi che corrono, vi sono anche i desaparecidos del Covid-19. Se medici e infermieri vengono giustamente pubblicamente osannati, rattrista constatare che nessuno parla degli operatori delle pulizie. Sono anch'essi in prima linea in questo triste periodo.  Molti di questi lavoratori appartengono al mondo delle cooperative, vi sono operatori e operatrici che stanno svolgendo le proprie mansioni in carenza di mascherine e dispositivi di protezione individuale. Continuano a farlo con senso di responsabilità perché comprendono l'importanza del loro lavoro in questo momento, così come lo comprendono i dirigenti di quelle imprese che  mandarli allo sbaraglio non vorrebbero proprio. Non basta quindi  esprimere sostegno e vicinanza ai lavoratori impegnati nello svolgimento di servizi essenziali che affiancano in questi giorni il fondamentale lavoro degli operatori sanitari. Occorre fare sapere che in prima linea combattono i molti contro il Covid-19, bisogna alzare la voce nella  consapevolezza che in questa battaglia non esistono seconde linee o retrovie, insieme si lotta e insieme si vince. Anche gli appelli delle centrali cooperative, nei fatti, stanno incolpevolmente ottenendo solo fatue promesse da chi ha in mano le leve della distribuzione dei presidi.  Stessi risultati  anche da parte sindacale, che continuano a gridare  l’importanza di fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione per far andare avanti i servizi essenziali.  E' prioritario garantire la continuità del lavoro facendo operare in sicurezza i lavoratori dicono da giorni, settimane,  ma sembra proprio che la politica regionale, almeno in Fvg, sia sorda o al massimo balbettante risponde con lo scarica barile e con il mantra dell' "andrà tutto bene" che francamente ci ha rotto i “cabasisi”, ( citazione semi-letteraria  tanto per evitare l'uso di volgarità) .

Il dramma è che nessuno ne parla di questi lavoratori, eppure sono loro che per paghe spesso irrisorie,  sanificano le strutture sanitarie, anche i luoghi dove sono stati rilevati casi positivi. Tutto questo mondo non si può fermare, ma per continuare ad operare ha bisogno di strumenti e dispositivi che facciano lavorare le persone in piena sicurezza esattamente come medici e infermieri. Del resto non è che di questa necessità non vi sia consapevolezza nella sede triestina della giunta regionale e neppure in quella palmarina della protezione Civile, semplicemente sembrano incapaci di andare oltre le parole. In realtà  hanno fatto spallucce anche verso medici e infermieri,  addossando la responsabilità della mancanza di presidi ad altri, rispondendo con promesse sempre dilazionanti alle richieste dei sanitari  ed anche al personale delle pulizie e dei servizi sociali alla persona. Ma in realtà la Regione Fvg aveva ricevuto precise disposizioni in merito alla distribuzione dei presidi direttamente dal Commissario nazionale per l'emergenza Angelo Borrelli, non solo al personale sanitario, ma  tramite una lettera inviata il 19 marzo scorso ai Presidenti delle Regioni (Fedriga compreso) anche per i lavoratori addetti alle pulizie.
Ecco la copia della circolare: