Laguna di Marano e depuratore di Lignano. Denunce inquinamento di un giovane biologo-pescatore trovano conferma anche in alcune foto aeree

La laguna con evidenti chiazze di .... sporco

Quando si parla di inquinamento ambientale è logico allarmarsi, quando si parla di aree vaste contaminate ancora di più e quando queste sono marine, l'attenzione dovrebbe essere massima, perché appare chiaro anche ai profani che l'acqua del mare non è statica ma entra facilmente, tramite gli organismi che vi abitano, anche nella catena alimentare umana. Questo vale ancora di più se parliamo di zone costiere densamente frequentate per ragioni turistiche, abitative e produttive. Per questo non si capisce, o forse malignamente si capisce perfino troppo, il perché su certe vicende viene posto il silenziatore. Un velo di silenzio istituzionale, tecnico e perfino mediatico, lasciando spesso che le vicende decantino nell'oblio delle notizie spot che durano lo spazio di una giornata. E' il caso della vicenda di cui vogliamo parlare, una vicenda, quella della laguna di Marano, che viene da lontano, forse da lontanissimo, di cui in realtà si è parlato ma sempre come narrazione di qualche “inciampo” e raramente in maniera organica. In pochi giorni le denunce ed anche le inchieste giudiziarie passavano nel dimenticatoio magari non senza qualche malumore. Ma alla fine il silenzio tornava a farla da padrone soprattutto quando si iniziava a lambire “livelli” politici. Un allarme quello sulla Laguna di Marano, che quindi non è mai cessato ma che fino ad oggi è rientrato nei limiti magari truccando sui livelli legali degli inquinanti o sulle metodologie dei prelievi magari pilotati nei mesi o nei giorni più “favorevoli”. Di fatto inspiegabilmente le indagini anche giudiziarie si sono, come dire arenate, insabbiate nel limo del “non conviene a nessuno”. Certo quelle questioni non sono facili da trattare, ci vogliono competenze tecniche di prim'ordine, ci vuole anche molto coraggio, perché  gli interessi sono molti, da quelli “produttivi” legati alla pesca nelle sue varie declinazioni, a quelli turistici dato che si parla di un area marina che possiamo identificare dal fiume Stella fino alle spiagge di Lignano e Grado. Insomma i salotti buoni del turismo estivo. Ed è proprio il muro degli interessi che è difficile da scalzare anche se avere un mare pulito sarebbe, quello sì, interesse di tutti. Una battaglia che vede come sempre i propri paladini che si muovono, magari con l'ardore delle buone intenzioni e della conoscenza, ma che in qualche occasione nel farlo, forse incautamente, non si sono resi conto completamente delle mine, o meglio per dirla “alla francese” delle merde, che visto il tema ci sembra termine più appropriato, che andavano a pestare. Nel tempo associazioni ambientaliste più o meno blasonate e riconosciute si sono occupate delle vicende ma anche queste non sono riuscite a provocare effetti virtuosi permanenti. Ma chissà che quanto in questi anni non è riuscito a tanti non possa riuscire ad un singolo coraggioso. La storia del mondo è infatti piena di episodi dove la protesta di un singolo è riuscita nel compito di risvegliare gli animi di molti, senza andare ad esempi clamorosi che spesso hanno visto soccombere fisicamente i contestatori, oggi, sulla vicenda “laguna” c'è in particolare un giovane biologo/pescatore che con il fervore tipico di cavalieri d'altri tempi si è scagliato lancia in resta per scardinare quello che a lui, ma anche a noi che abbiamo letto la miriade di documenti sulla vicenda, ci pare una delle solite italiche porcate fatte di conflitti di interesse, di omissioni e chissà di quante altre nefandezze. E non parliamo solo di quelle che finiscono in mare. Fatta questa doverosa premessa vediamo quale è il focus della questione. L'allarme arriva da Cristiano Mauro, questo il nome del giovane biologo, pescatore per scelta, con tesi di Laurea sulla Laguna di Marano che oggi cerca di infrangere quel muro di gomma che respinge lui e le sue tesi tecniche ambientali. Intendiamoci Cristiano Mauro non è uno sprovveduto di quelli che parlano senza cognizione di causa e pensano di essere esperti dopo una mezz'ora passata saltellando fra le pagine di internet, ma uno studioso vero. Le sue analisi e tesi non sembrano per nulla campate in aria, anche perchè del marcio non c'è solo quello di shakespeariana memoria in Danimarca, ma anche nel nostro meno teatrale ma più ben veniale Friuli. Secondo Cristiano Mauro che la laguna la bazzica da sempre, i problemi principali in laguna sono tre: le concessioni, i dragaggi e gli sversamenti di reflui da impianti di depurazione. Iniziamo dal primo problema, le concessioni: secondo Cristiano queste hanno distrutto la porzione occidentale della laguna, tenute in piedi da finanziamenti al settore acquacoltura per progetti che prevedono la semplificazione biologica e la diminuzione della biodiversità. Ovviamente questa posizione cozza con interessi economici locali perchè c'è il timore che una posizione ambientalista radicale possa pregiudicare le attività economiche con l'onnipresente e dirompente dilemma fra salvaguardia del lavoro e ambiente.

Depuratore il 31 08 2018 si notano le vasche piene

Il secondo problema segnalato è quello dei dragaggi, questi secondo il giovane studioso, vengono svolti quando la laguna è in piena attività biologica senza assoggettare a nessuna procedura di valutazione di incidenza i progetti. Ma Cristiano, nel suo ardore, va oltre la semplice constatazione dei fatti, secondo lui questi progetti si baserebbero sugli studi di docenti universitari incompetenti che dopo aver preso i finanziamenti dalla Regione FVG per i progetti che definisce “magici” hanno creato solo danni avvallando sversamenti senza criterio e non hanno ancora capito che in laguna c’è gente che lavora e paga il loro stipendio.
Insomma una entrata a “gamba tesa” contro il “sistema” scientifico, con probabilmente alcune evidenze e ragioni. Accuse però che lanciate come un macigno rischiano di avere l'effetto di provocare un onda eguale e contraria, perché non c'è “sistema” più monolitico di quello scientifico-universitario, se viene attaccato. Poi c'è l'ultima “segnalazione”, quella che è decisamente più diretta e riguarda il fatto che, spiega Cristiano: “dopo diverse segnalazioni, fatte ad ARPA e al NOE di Udine non si vede risolvere il problema degli sversamenti di reflui da impianti di depurazione, impianti di Lignano Sabbiadoro e San Giorgio di Nogaro che non depurano i reflui e sversano in mare e laguna. Un esempio dice Cristiano è nella carica batterica di escherichia coli, 3 milioni di ufc/100 ml l’anno scorso (il limite di legge è di 5 mila ufc/100 ml) al depuratore di Lignano e impianti idrovori che fanno confluire i reflui tramite i canali collettori delle campagne in laguna. Accuse decisamente pesanti perché quei numeri, “milioni” contro “migliaia” sono comprensibili a tutti e dovrebbero provocare anche rilievi di natura penale. Cristiano rincara la dose spiegando che non solo di reflui fognari ci si ammala ma che “la direttiva nitrati parla chiaro, non si può sversare in un bacino afferente cioè la laguna dei reflui che abbiano dei determinati valori di composti azotati (quelli provenienti dalle campagne). Questi sversamenti comportano la eccessiva quantità di nutrienti in laguna provocando crescita eccessiva di fitoplancton e macrofite (Ulva lactuca) che una volta depositata sul fondo soffoca gli organismi nel fondale e le praterie a fanerogame. I batteri aerobi che degradano la sostanza organica consumano l’ossigeno disponibile nella colonna d’acqua, abbassandone la quantità disponibile per per gli organismi che popolano la laguna, dai pesci, agli avannotti, alle uova di pesci e invertebrati. Queste macrofite occludono i sistemi di pesca tradizionale e si depositano lungo le reti impedendone la cattura del pesce perché la putrescenza e la mancanza di ossigeno costringono i pesci a spostarsi in altre aree. Inoltre la reossigenazione di sedimenti anossici provoca la metilazione del mercurio, che arriva fino al consumatore finale che è l’uomo. Insomma uno scenario da incubo.

Depuratore 03 05 2018, si notano le vasche vuote

La domanda allora non può che essere una, siamo dinnanzi ad uno scandalo di dimensioni difficilmente quantificabili e che vede molti responsabili o sono eccessi interpretativi di uno studioso amante della natura “integrale” che non riesce a capire fin dove ci si può spingere nel delicato rapporto uomo-ambiente? Non possiamo nasconderlo che il dubbio l'abbiamo avuto, ma poi leggendo le carte, guardando alcune “evidenze” fotografiche, ci siamo convinti che la battaglia del giovane Cristiano Mauro, che ha presentato la sua documentazione tecnica il 15 febbraio scorso ai carabinieri del Noe, va sostenuta e che le sue tesi sono in massima parte non certo fantasie e che male fanno i suoi detrattori scientifici a chiudersi a riccio in auto-protezione a meno che, non vi sia qualcosa di cui rimproverarsi sul piano etico e morale. Ci uniamo quindi alla richiesta di chiarezza del nostro pescatore- biologo- ambientalista, perché anche a noi le acque torbide non piacciono. Fra l'altro l'evidenza maggiore, dato che sulle altre questioni molto tecniche sarebbe bene si esprimessero periti esterni (magari non quelli che hanno fin qui realizzato il Piano di gestione regionale), è quella sugli sversamenti provenienti dai depuratori ed in particolare relative ad alcune immagini aeree. Guardando quelle immagini non si può che confermare allarmi e non di poco conto.

Depuratore sempre il 03 05 2018 con vasche vuote

Fra l'altro di questo ne avevamo parlato in passato e anche in un nostro recente articolo (4 novembre scorso) partendo da una interrogazione urgente del consigliere regionale Fvg del M5s Cristian Sergo proprio sul depuratore di Lignano evidenziando che la denuncia di Sergo arrivava dopo che già nel Febbraio 2017 lo stesso Movimento aveva raccolto le lamentele ricevute da alcuni cittadini che segnalavano il presunto malfunzionamento dell'impianto tanto che il M5S aveva informato l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e gli organi competenti. Dai controlli emersero sforamenti e in particolare già nell'ottobre 2017 presenza di escherichia 620 volte superiore ai limiti di legge. Roba vecchia si dirà, avranno risolto con friulana solerzia. Ed invece pare proprio di no, o almeno non in maniera completa e definitiva. Perchè dalle immagini aeree appare chiaro che nel maggio scorso sono state effettuate manutenzioni al depuratore, che tecnici competenti ci dicono non essere impianto di qualità e sufficientemente dimensionato già per sua natura, manutenzioni che sono state effettuate svuotando e praticamente fermando l'impianto e, presumiamo, sversando alla chetichella i reflui della rete fognaria in mare senza alcun trattamento. Un fatto che se confermato sarebbe gravissimo e sul quale sarebbe il caso si indagasse e speriamo qualcuno indaghi, anche se, mai come in questo caso, bisognerà mettere le mani nel fango.
Intanto però sappiamo che non solo Cristiano Mauro ha inviato le sue analisi ai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe), ma che anche Legambiente del Fvg si è rivolto allo stesso Noe di Udine con un esposto sul medesimo argomento nel quale si chiede vengano svolte indagini approfondite. Non abbiamo dubbi, conoscendo la serietà dell'arma, che i tecnici dei carabinieri daranno quelle risposte che altri hanno preferito silenziare o peggio inquinare o omettere. Insomma siamo certi che la vicenda è ben lungi dall'essere finita.

Fabio Folisi

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https://friulisera.it/depuratore-di-lignano-sabbiadoro-ce-il-dubbio-che-sia-insufficiente-in-passato-erano-stati-superati-i-limiti-di-escherichia-coli-meglio-nota-come-cacca/

https://friulisera.it/legambiente-udine-presentato-un-esposto-ai-noe-presunte-irregolarita-sulla-gestione-depuratori-provincia/

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