L’arma “totale” della Bce ultima chance per Draghi

Vietato sbagliare per il n° 1 della Banca centrale europea la Bundesbank si prepara ad una opposizione a oltranza

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La Bce  di Mario Draghi si prepara a lanciare una nuova offensiva per contrastare il crescente fenomeno della stagnazione dei prezzi. Visti i scarsi risultati prodotti dagli interventi precedenti, questa volta Draghi non può permettersi di sbagliare; gli operatori prevedono stimoli monetari addirittura superiori a quelli messi in campo (con successo) dalla Fed americana negli anni passati.
Ne va della sua reputazione e della sua leadership, sempre più contestata dalla componente teutonica del suo stesso staff (vedi Bundesbank).
Il bilancio della Bce, già con l’ultimo Qe da 600 miliardi di euro, è destinato a superare quota 3 mila miliardi, pari al 25% del Pil. Entro breve supereremo il valore previsto dalla Fed (27% del Pil Usa), ma restiamo comunque distanti dalla situazione giapponese, la cui Banca centrale ha un bilancio pari all’80% dell’intero Pil nazionale.
nuovi stimoli.  La Bce dovrebbe iniziare tagliando nuovamente il tasso sui fondi depositati dalle banche (che da -0,30% potrebbe scendere a -0,40%) e dare un’accelerazione agli acquisti di titoli di Stato dai 60 miliardi al mese attuali a circa 75 miliardi. Allo studio ci sarebbe persino l’ipotesi di rivedere la regola che vuole acquisti proporzionati ala quota dei Paesi nel capitale della Bce. Questo favorirebbe di molto paesi come Italia e Spagna. La Germania, dal canto suo, si prepara ad una difesa a oltranza, scagliandosi contro la politica dei tassi negativi e chiedendo a gran voce di abbandonare l’obiettivo (fissato nei trattati e nello Statuto della Bce) di un tasso di inflazione che punti al 2%. Si profila, dunque, un intenso braccio di ferro nei piani alti dei palazzi della politica economica di Bruxelles.
commento. Draghi non può fare altro che continuare ad utilizzare gli strumenti a sua disposizione per tentare di ottenere lo scopo istituzionale per il quale è pagato. In altri termini, fa bene a cercare di curare il malato con dosi crescenti delle uniche medicine che conosce ma, visti gli effetti prodotti sinora, per tentare di sconfiggere o quanto meno di indebolire la malattia che affligge l’economia del Vecchio Continente, dovrebbe variare la modalità di assunzione, il mix dei principi attivi utilizzati… Prima ancora deve sostituire i canali di distribuzione utilizzato sinora per mandare in circolo la medicina: basta soldi gratis alle banche. Non funziona. Dopo quasi 10 anni di tentativi, speriamo che questa volta il messaggio sia stato “recepito”.

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