L’arte di prestar soldi quella sconosciuta…

gaetanospataroinfo@friulisera.it
Di questi tempi parlare male delle banche è come “sparare sulla Croce Rossa”... ma a volte è quasi impossibile riuscire a trattenersi.
Tralasciando i disastrosi effetti prodotti su vaste fasce della popolazione, compresa quella del Fvg, dall’azzeramento dei capitali sociali di due grandi banche “locali” come Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, ci si potrebbe dilungare sullo sterminato elenco di imprese che hanno dovuto chiudere battenti, per “banali” problemi di liquidità. Al minimo sentore di pericolo, infatti, le banche impongono il rientro immediato dei prestiti, decretandone la prematura scomparsa sul mercato (posti di lavoro compresi).
Volendo mettere il dito nella piaga, si potrebbe ricordare le decine o centinaia di migliaia di persone che, loro malgrado, sono finite nelle graticola del Crif come “cattivi pagatori”, magari per il mancato pagamento anche di una sola rata (per distrazione o per altri futili motivi). Tutte persone a cui il credito verrà inesorabilmente vietato, precludendo qualsiasi acquisto che non possa essere finanziato con mezzi propri. Un meccanismo, questo ultimo, che grida vendetta e che andrebbe modificato con urgenza, ma di cui non se parla affatto, favorito dal muro di omertà che le stesse vittime tendono a creare per un ingiusto senso di pudore o semplice vergogna.
Ma fin qua nulla di nuovo sotto il sole... la vera chicca di oggi è stata scoprire che le banche, tutte indistintamente, hanno da sempre saputo come eliminare gli effetti negativi di qualsiasi crisi, anche la più devastante e persistente come quella che stiamo vivendo.
La ricetta, in realtà, è molto semplice ed è stata messa in atto in maniera sistematica, basta dare una occhiata ai bilanci di una banca qualsiasi per scoprire che i conti non sono quasi mai in rosso, dal 2007 ad oggi.
Le possibili fonti di guadagno per una banca sono sostanzialmente due (in realtà sono di più...): prestare capitale di rischio a imprese e famiglie, da un lato, e farsi pagare per i servizi bancari offerti (fornitura di conto corrente, commissioni per investimenti, ecc.) dall’altro.
Se la prima fonte di guadagno è in qualche modo legata all’andamento del mercato, e dunque risulta in sostanziale calo a causa della crisi generalizzata, la seconda è un passaggio obbligato per chi desidera fare dei pagamenti (fa parte dei numerosi favori che la politica ha concesso alle banche obbligando tutti ad utilizzare i canali bancari per i pagamenti in nome della tracciabilità). Secondo gli ultimi dati ufficiali, le banche italiane hanno incassato nel 2014 quasi 50 miliardi di spese operative, senza prestare un centesimo a nessuno. Una incidenza dell’1,83%, molto più alta della media europea. Nonostante costi ingiustificati, pratiche poco corrette e disponibilità di liquidità illimitate e a costo zero da Bruxelles, riescono a fallire ripetutamente. Deprimente.