Lavorando per le P.a, l’Iva diventa un problema di liquidità

Le aziende devono spesso affrontare molti problemi che esulano dalla produzione, distogliendo energie e tempo preziosi che potrebbero essere destinate a migliorare e efficentare la produzione. L'elenco è purtroppo lungo, tra questi si segnala i rapporti di lavoro intercorsi con la pubblica amministrazione. Un tempo, oramai lontanissimo, lavorare per il settore pubblico era sinonimo di pagamento sicuro, magari con tempi medio-lunghi, ma sicuro. Oggi la situazione è molto diversa, i tempi di pagamento sono tra i più lunghi d'Europa e, come se non bastasse, dal gennaio 2015, l'ente pubblico ha deciso (d'imperio) di versare l'Iva direttamente all'erario. Risultato: ce lo racconta Paolo Zabeo della Cgia di Mestre: "le imprese che lavorano per la Pa, oltre a subire tempi di pagamento irragionevolmente lunghi,  scontano anche il mancato incasso dell’Iva che ha peggiorato la grave situazione di liquidità in cui versano da anni moltissime aziende, soprattutto di piccola dimensione".

In termini numerici, precisa la stessa associazione mestrina, a seguito della introduzione del meccanismo dello split-payment (scissione del pagamento dell’Iva): "Nei primi 11 mesi del 2015, circa 2 milioni di imprese italiane che hanno lavorato per la Pubblica amministrazione (Pa) sono state “costrette” ad anticipare alle casse dello Stato 5,8 miliardi di euro".

Il meccanismo, originariamente introdotto per impedire che l’imprenditore disonesto incassi l’Iva dalla Pa e poi non la versi all’erario, di fatto, provoca seri problemi finanziari alla stragrande maggioranza degli onesti che con l’evasione non hanno nulla a che fare.