Lavori socialmente utili… spazzati via tutto bloccato in attesa di disposizioni

redazionefriuliserainfo@friulisera.it
Il Jobs act ha dato un colpo di spugna ai lavori socialmente utili, una realtà importante per la nostra regione. Annullati progetti lavorativi per centinaia di senza lavoro.
jobs act. Secondo quanto previsto dal decreto legislativo 150/15, è stato abrogato il 468/97, la base giuridica dei Lavori socialmente utili, quelli che coinvolgono, attraverso progetti messi a punto dalle pubbliche amministrazioni, tra manutenzione urbana e welfare, persone beneficiarie di trattamenti previdenziali. Dalla cassa integrazione alla mobilità. Le conseguenze rischiano di essere drammatiche anche in Fvg dopo che, dalla Finanziaria 2012 ,la Regione aveva iniziato a intervenire con contributi propri (4,5 milioni di euro nel 2015); nell’attuale assestamento di bilancio 2016 non compare alcuna posta, particolarmente gradita in tempi di crisi, con 500/600 domande presentate ogni anno.
Vuoto normativo. Drammaticamente chiare le parole al riguardo espresse dall’assessore regionale Loredana Panariti: «È impossibile finanziare un istituto che non ha più un fondamento di legge. Contiamo che Roma possa concretizzare a breve una alternativa e che si possa firmare la convenzione propedeutica al ripristino della misura». Il ddl 150/15 riordina la normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive: da un lato elimina i Lsu, dall’altro apre alla possibilità di svolgere “attività ai fini di pubblica utilità” per le amministrazione locali a favore di due categorie di lavoratori: i cassaintegrati e i disoccupati over 60 che non abbiano maturato il diritto alla pensione.
In sostanza, i nuovi lavori socialmente utili saranno possibili solo nel comune di residenza dell’interessato, non possono superare le 20 ore settimanali e la retribuzione di 448,52 euro per gli over 60. Previste qualche ora in più per i cassaintegrati.
Nel tenore del nuovo testo di legge, sembra che i Comuni non siano gli unici titolati alla attivazione di progetti, a loro possono affiancarsi case di riposo, cooperative sociali e associazioni di volontariato. Il tutto, però, sotto la direzione del Comune capofila e secondo le regole stabilite nella convenzione da stipulare con la Regione. Convenzione che, allo stato attuale, non esiste.
Niente convenzione, niente finanziamenti, per buona pace dei diretti interessati.
Panariti, nonostante i fondi siano già stati stanziati in sede di assestamento, allarga la braccia e spiega: «Non possiamo fare altro che restare in attesa di un passo romano».