Le giravolte del numero uno di via dell’Astronomia Vincenzo Boccia imbarazzano gli industriali friulani?

Parlando della Manovra del Governo grillino-leghista la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli venerdì scorso, riferendosi in particolare al rapporto deficit-pil al 2,4%, spiegava che gli industriali friulani sono preoccupati: “E’ una scommessa, speriamo non sia un azzardo”.

“Da parte nostra, spiegava Mareschi Danieli, c’è preoccupazione, perché se aumenta il debito in prospettiva rischiamo di impoverirci tutti, famiglie e imprese in primis. Quel debito, infatti, dovremo restituirlo e chi ce lo compra deciderà quanto farcelo pagare in interessi”.

“Lo sforamento del deficit nella Manovra porterà più crescita e lavoro? Questa è la vera domanda – proseguiva Anna Mareschi Danieli -. Perché il problema non è soltanto più debito o meno debito, ma come lo usiamo: se per investimenti e crescita o solo per spese correnti. Da questo punto di vista, restano, a livello di principio e a puro titolo di esempio, molte perplessità sulle misure che riguardano le pensioni e il cosiddetto reddito di cittadinanza, mentre vediamo con favore il mantenimento dell’impianto legato all’Industria 4.0, che ha già prodotto investimenti e crescita”.

“Da parte nostra abbiamo sempre detto che bisogna puntare sulla crescita, sulle imprese e sul lavoro, perché soltanto la generazione di ricchezza permette poi di avere risorse utili a realizzare interventi di inclusione sociale. Qui il paradigma sembra essersi ribaltato: prima si spende, sperando che questa leva espansiva si traduca in crescita reale. E’ una scommessa, speriamo non sia un azzardo”.

“Il tema principale, dunque, è questo: il Governo dovrà dimostrare all’Europa e ai mercati che la manovra non è soltanto spesa ordinaria, o peggio ancora, sprechi finanziati a debito. Staremo a vedere se questa posizione sarà credibile. Ce lo auguriamo, nell’interesse del Paese, ma è chiaro che siamo preoccupati, molto preoccupati. Fitch, ad agosto, pur avendo confermato il rating dell’Italia al livello BBB, aveva abbassato l’outlook da stabile a negativo. Ora si dovranno pronunciare Moody’s e UE. Il rischio downgrade di un notch, a questo punto, è alto”.

Le dichiarazioni della Presidente degli industriali friulani precedeva di alcune ore quella del presidente dell’associazione degli industriali,  Vincenzo Boccia che deve aver spiazzato non poco la Mareschi Danieli e probabilmente molta parte del mondo industriale italiano. Come è noto Boccia  a Breganze, provincia di Vicenza, dove si è tenuta la consueta assemblea degli imprenditori locali con una virata improvvisa a 180 gradi ha dichiarato di credere fortemente a Salvini , insomma mano tesa al Governo e in particolare a quella parte che oggi appare vincente.  “Di questo governo crediamo fortemente nella Lega”, se ne esce a sorpresa Boccia, aggiungendo di avere “grandi aspettative” per il partito guidato da Matteo Salvini. Boccia parla di “rapporto storico” tra gli imprenditori del nord e il Carroccio che, da anni, governa regioni importanti come Veneto e Lombardia, a cui ultimamente si è aggiunto anche il Friuli Venezia Giulia. La giravolta del numero uno di via dell’Astronomia ha creato sconcerto negli ambienti economici, ma soprattutto in quelli politici. In particolare non è andato giù ai vertici Pd soprattutto a Carlo Calenda e Matteo Orfini. La presa di posizione è apparsa come una sorta di tradimento dato che la presidenza Boccia è stata fortemente voluta e sostenta di Dem ed in particolare da Matteo Renzi. Così subito dopo la sviolinata a Salvini da parte di Boccia c’è stato il noto botta e risposta velenoso fra l’ex ministro Calenda e Boccia. I due contendenti come due leoni da tastiera non se lo sono certo mandati a dire. Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo Economico, tramite Twitter ha chiosato: “La Confindustria è ufficialmente leghista. Chissà se le imprese credono anche nel piano B, nel trasformare l’Italia in una democrazia illiberale, nello spread fuori controllo etc. Mai un Presidente aveva fatto un endorsement così a un partito politico. Vergognoso”. Al vetriolo la replica di Boccia: “Lui ha parlato di una Confindustria appiattita e non ha avuto parole tenere nei nostri confronti. In realtà Calenda non è neanche in grado di organizzare una cena a casa sua con i compagni di partito”.

Insomma stranezze della politica italiana, come non ricordare infatti che il Vincenzo Boccia divenuto improvvisamente leghista è lo stesso Vincenzo Boccia, definito un “oscuro tipografo salernitano” da Marco Travaglio, raccomandato nel 2016 per via dell’Astronomia da Matteo Renzi, convinto allora, come scrisse Il Foglio diretto da Claudio Cerasa, (non quindi da un pericoloso comunista) di dare vita alla “Confindustria della Nazione”. Secondo Travaglio, Boccia volle ripagare la fiducia riposta in lui dal rottamatore “spalmando la corporazione su di lui e facendo l’uomo-sandwich del Sì al referendum e delle altre ‘riforme’ renziane” che, tra l’altro, scrive nel suo editoriale il direttore del Fatto Quotidiano, erano quasi interamente copiate da quelle di Confindustria stessa. Come dimenticare, infatti, le previsioni nefaste e totalmente errate del Centro studi confindustriale sull’Italia in bancarotta in caso di vittoria del No al referendum costituzionale? Senza contare, poi, il giudizio sarcastico espresso su di lui proprio dal leghista Roberto Calderoli: “Nuovo portavoce del governo Renzi”.

Così oggi a dimostrare che non esiste più la Confindustria di una volta, quella che le regole le dettava e non le subiva l’autorevolezza, almeno nazionale, degli industriali del post Marchionne rischia di finire come polvere sotto lo zerbino come dimostra la retromarcia fatta da Boccia quando ha compreso di averla detta grossa, non sulla cena di Calenda, sulla quale ha qualche ragione, ma sull’endorsement salviniano. Oggi infatti Boccia, ospite di Massimo Giannini su Radio Capital, ha cercato di mettere la “pezza al buco” operazione che in genere non è una bella idea, soprattutto se fai un avventurista mezzo passo indietro . “Nessun endorsement” di Confindustria alla Lega, ha spiegato il leader degli industriali. Anzi – ha indicato – le sua parole a Vicenza vanno interpretate come “una provocazione” per sottolineare “alcune incoerenze” nella linea del partito di Salvini che “sul territorio è verde” ed al Governo “è gialloverde”. Nessun endorsement, dunque, ma “strumentalizzazioni” alimentate da “qualche tweet”. Insomma la pezza è peggio del buco.

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