Le mani su Porto Nogaro? L’opinione del Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli

Non si sono levate proteste e commenti quando, al termine di una lunga e lenta campagna di dragaggi, la Capitaneria di porto ha autorizzato la navigazione passando dai 6 (sei) metri di pescaggio delle navi a 6,20 (sei metri e venti centimetri!)
Un silenzio della politica e dei vari organismi economici friulani che si ripete. Parliamo di Porto Nogaro, ovviamente. Porto Nogaro che forse qualcuno pensa possa proseguire nella sua sonnacchiosa attività mentre D’Agostino (Adsp, ovvero Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale di Trieste e Monfalcone) ha capito bene che Porto Nogaro, in previsione di un ulteriore sviluppo dei traffici con l’oriente, diventa essenziale per i collegamenti nave-treno attraverso l’interporto di Cervignano e il raddoppio della Palmanova-Udine, poiché Trieste ha il problema del collo di bottiglia rappresentato dal collegamento stradale-ferroviario tra il porto e l’interporto di Cervignano (terza corsia tra Lisert e Palmanova solo in un lontano futuro, politica attenta solo all’alta velocità, ecc.) superabile con un collegamento navale tra i due porti.
Evidentemente D’Agostino guarda lontano, mentre in Friuli si dorme. O almeno così sembra.
In definitiva, con una serie di patti tra enti pubblici, l’ADSP prenderebbe il controllo dopo Monfalcone anche di Porto Nogaro, portando così sotto un unico controllo l’intero sistema logistico regionale. Dopo lo scippo dell’interporto di Cervignano, i cui destini ora sono nelle mani di Trieste, assisteremo anche allo scippo del “porto industriale” friulano di San Giorgio? Alla fine, quale sarà il peso politico del nostro territorio, con relative ricadute economiche? Quali contrappesi affinché non si tratti solo di ulteriori servitù a carico del Friuli?

Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli
Il Presidente
Paolo Fontanelli

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