Le possibili ricadute del Ttip sull’agricoltura del Friuli Venezia Giulia

Il timore che sta alla base delle preoccupazioni sul TTIP è che per raggiungere l’intesa con gli USA si rinunci a ciò che ci siamo faticosamente conquistati in fatto di sicurezza alimentare, diritti del lavoro, salute, servizi, ambiente (solo per citare alcuni temi). Infatti, il problema non è rappresentato dall’azzeramento dei dazi (che mediamente, negli scambi commerciali con gli Usa, pesano sul valore delle merci per l’1,1%) ma dall’abolizione delle barriere non-tariffarie (le regole…).
Ci si chiede anche quale sarà l’impatto del TTIP sul nostro sistema economico. Il TTIP sarà conveniente o meno? Avremo più o meno posti di lavoro? Crescerà il PIL o saremo più poveri?
Per valutare le possibili ripercussioni del TTIP sull’agricoltura regionale abbiamo fatto riferimento a 3 documenti ufficiali:
le più recenti previsioni della Commissione UE, che ha rivisto al ribasso le ipotesi sulla crescita indotta dal TTIP, stimando un incremento complessivo del PIL europeo tra lo 0,1% e lo 0,5% in 10 anni (!);
l’indagine effettuata da Prometeia che ha misurato gli effetti dell’accordo sull’economia italiana e che – nel caso di azzeramento di dazi e barriere non tariffarie – produrrebbe una riduzione dei prezzi dei prodotti nazionali (-9,3%) e di quelli di importazione (-2,7%), un effetto complessivo sulle esportazioni italiane leggermente positivo (+0,5%) ma con risultati diversi da settore a settore (+2% per la meccanica, +1% per alimentari e bevande, addirittura negativo per l’agricoltura). In compenso, le esportazioni Usa verso l’Italia beneficerebbero di un aumento del 7% per i prodotti dell’agricoltura e di oltre il 20% in più per il settore dei prodotti alimentari e bevande;
I rapporti redatti dal servizio ricerche del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) che ha stimato, per ciascun prodotto agricolo, gli effetti del TTIP sull’interscambio Usa-UE. Eliminando i dazi ed una serie di barriere non tariffare (ormoni e antibiotici per carni bovine e suine, trattamenti sulle carni di pollo, Ogm, innalzamento dei residui chimici su frutta e verdura), l’USDA misura un beneficio netto a favore degli Stati Uniti nel saldo commerciale agricolo verso l’UE di 7,6 miliardi di dollari/anno. Le esportazioni Usa aumentano di 9,6 miliardi di dollari (soprattutto carni bovine e suine, soia, prodotti vegetali, zucchero, burro, formaggi e riso), mentre le esportazioni europee verso gli Usa incrementano appena per 2 miliardi di dollari/anno e solo in tre comparti (frutta, vegetali e formaggi).

IL MODELLO AGRICOLO ITALIANO
L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati a tutela del patrimonio di biodiversità.
L’Italia detiene infatti il record europeo della biodiversità, con 55.600 specie animali pari al 30% delle specie europee e 7.636 specie vegetali, può contare su 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole ma sono state salvate dall’ estinzione anche 130 razze allevate.
L’Italia è l’unico Paese al mondo con 4965 prodotti alimentari tradizionali (163 nel Friuli Venezia Giulia) registrati dal Ministero ed ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, 282 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg ma ha conquistato anche il primato green con quasi 50mila aziende agricole biologiche. Con l’azione di tutela dell’ambiente l’Italia si è portata al vertice della sicurezza alimentare mondiale potendo vantare il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%).
La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole italiane che per caratteristiche del territorio, del sistema produttivo (controlli, tracciabilità, standards elevati, ecc…) e del sistema-Paese (energia, trasporti, lavoro, sistema sociale, fiscalità, ecc…) non possono affrontare il mercato globalizzato se la competizione si dovesse basare solamente sul basso prezzo.
Proprio per questo, la tutela delle denominazioni e delle tipicità risulta indispensabile e vitale per la sopravvivenza del sistema agricolo ed agroalimentare italiano che sopporta ogni anno circa 60 miliardi di euro di danni derivanti dalle frodi dell’italian sounding e del falso made in Italy. Quasi 2 prodotti alimentari italiani su 3, tra quelli che troviamo all’estero, non sono in alcun modo riconducibili all’Italia, se non per imitazione.
Nell’ambito del negoziato sul TTIP, il capitolo sulla protezione delle indicazioni geografiche (IG) e le denominazioni rappresenta una delle questioni più spinose, visto che gli Usa sembrano disposti – come massima concessione – a definire una lista limitata di prodotti da riconoscere, similmente a ciò che è stato concordato tra UE e Canada nell’accordo CETA. In quel caso, su 1550 IG europee, le denominazioni riconosciute sono state appena 130. Solo 36 di queste sono italiane, a fronte di 282 Dop/Igp e delle 415 Doc esistenti in Italia.

L’AGRICOLTURA DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
La dimensione del sistema agricolo regionale si rileva dai dati Istat 2010 e Inea 2013 (Istituto nazionale di Economia Agraria) da cui emerge la seguente consistenza:

Aziende agricole totali n. 22316, di cui:
2856 miste
9975 specializzate in seminativi
5579 specializzate in colture permanenti (vigneti, frutteti, ecc..)
2321 specializzate nell’allevamento di erbivori (bovini, suini)
960 ortofloricole
536 avicunicole

Aziende agricole professionali n. 11994, di cui:
1532 miste
5367 specializzate in seminativi
2996 specializzate in colture permanenti (vigneti, frutteti, ecc..)
1242 specializzate nell’allevamento di erbivori (bovini, suini)
516 ortofloricole
284 avicunicole

Produzione agricola (PLV), vale circa 1050 milioni di euro di cui:
503 mln derivano dalle coltivazioni
381 mln derivano dagli allevamenti
143 mln dalle attività di trasformazione agricola
35 mln derivano da servizi connessi (agriturismo, agroenergie, servizi, ecc..)

Indicazioni geografiche (DOP-IGP, DOC-IGT)
La produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia è destinata, quasi per il 90% del totale, ad essere trasformata in vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) ed a vini ad indicazione geografica (Igt).
In Regione insistono infatti ben 9 Doc (Annia, Aquileia, Carso, Colli Orientali, Collio, Grave, Isonzo, Latisana e la recente Friuli), 3 Docg (Picolit, Rosazzo, Ramandolo) e 2 Igt (Venezia Giulia e delle Venezie).

I prodotti certificati DOP o IGP in Friuli Venezia Giulia sono 5:
prosciutto di San Daniele DOP,
formaggio Montasio DOP,
olio extravergine Tergeste DOP,
brovada DOP,
prosciutto di Sauris IGP.
Tra queste, le prime due hanno anche una significativa dimensione produttiva in quanto assorbono la quasi totalità della produzione suinicola (prosciutto di San Daniele) ed una fetta rilevante della produzione lattiera regionale (formaggio Montasio).

Specialità alimentari tradizionali
Il Friuli Venezia Giulia conta ben 163 prodotti (censiti dalla Regione e riconosciuti dal Ministero) tra cui:
7 bevande, distillati e liquori
45 carni fresche e trasformate
3 condimenti
15 formaggi
3 olii e grassi
43 prodotti vegetali naturali o trasformati
18 paste fresche e prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria, confetteria
1 prodotto della gastronomia
13 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei
15 mieli e ricotte

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