Legacoop Fvg, lanciata l’idea di una proposta di legge per salvaguardare l’occupazione con le imprese cooperative

Una proposta di legge per la salvaguardia e l’incremento occupazionale attraverso le imprese cooperative con la possibilità di valutare la costituzione di un fondo regionale per il sostegno dell’occupazione nelle cooperative, da gestire in collaborazione con Cooperazione finanzia impresa (Cfi) partecipata dal ministero dello Sviluppo Economico, inserendo alcuni elementi di novità come l’erogazione del contributo a voucher al singolo socio della neo-cooperativa vincolato ad un parere positivo preventivo espresso proprio da Cfi; un vincolo temporale più lungo rispetto a quello del normale capitale sociale e una contestuale necessaria partecipazione finanziaria del fondo nel capitale dell’impresa.

L'idea è stata espressa da Legacoop FVG in occasione della seconda giornata dedicata al 130mo anniversario di Legacoop nazionale in cui si sono confrontati nella tavola rotonda "Quando il lavoro si riprende il lavoro. Ripartire in cooperativa" moderata dal direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier, Lorenzo Sirch presidente dell'Ordine dottori commercialisti ed esperti contabili di Udine, il vice-ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando, il vicepresidente nazionale di Legacoop Luca Bernareggi e il vicepresidente della Regione FVG Sergio Bolzonello.

All'introduzione del direttore di Legacoop FVG, Alessio Di Dio, che ha evidenziato come le cooperative di lavoratori possono nascere anche in assenza di crisi industriali e finanziarie ma in presenza di crisi generazionali quando cioè il fondatore dell’azienda non ha figli disposti a seguirlo nel percorso aziendale, sono seguiti i saluti del presidente di Legacoop Fvg Enzo Gasparutti e del sindaco di Udine Furio Honsell.

Durante la serata Maurizio De Santis responsabile del settore industriale Ancpl e consigliere Cfi, ha svolto alcune riflessioni sull'esperienza dei workers buy-out (Wbo) ovvero l'iniziativa per cui i lavoratori di un’impresa di fronte a una situazione di crisi aziendale irreversibile, si costituiscono in cooperativa acquisendo la società preesistente, secondo le più diverse forme, e mantengono il proprio posto di lavoro diventando imprenditori e gestendo direttamente l’impresa.

"Un'iniziativa di politica industriale - secondo De Santis - che ha salvaguardato numerosi posti di lavoro che altrimenti non sarebbero stati riproducibili sui territori di competenza. Il modello cooperativo si è dimostrato particolarmente adatto e flessibile per intervenire in quelle situazioni dove il capitale privato sarebbe difficilmente intervenuto, perché non incentivato dalla modesta redditività del capitale; cosa che invece è consentita alla struttura cooperativa che guarda in primo luogo alla creazione del reddito per retribuire il lavoro". La legge Marcora e i Wbo cooperativi hanno inoltre consentito di cogliere anche nuove opportunità e di sostenere e diffondere buone pratiche di gestione aziendale nel welfare per superare la pura dimensione caritatevole e volontaria o per esempio nel recupero delle imprese confiscate alla criminalità organizzata che spesso, senza un modello imprenditoriale come quello cooperativo, rischiano di far percepire l’impegno dello Stato come un impoverimento del tessuto economico, e non come un’affermazione del principio di legalità.

"Per questo ci poniamo l’obiettivo di aprire un confronto con le istituzioni - ha concluso - per migliorare e rendere più efficace il complesso normativo, adeguandolo alle nuove esigenze e per individuare i percorsi possibili per incrementare le risorse a disposizione, anche in forza di una domanda di creazione di nuova cooperazione da aziende in crisi o che cessano la loro attività e per promuovere nuove cooperative fra le giovani competenze emergenti".

Bolzonello ha evidenziato come lo strumento dei wbo sia da migliorare, da utilizzare ma deve essere gestito senza illudere nessuno. "Si può rimettere in piedi la stessa azienda - ha indicato - ma su mercati diversi e con prodotti diversi". Fra i temi toccati dal vicepresidente della Regione FVG anche quello della necessità della cultura di impresa, della vigilanza e dei controlli.

Per Morando è fondamentale lavorare su uno strumento come i wbo ma ha fatto presente come non sempre e non per tutte le aziende che falliscono esso sia la soluzione. Ha evidenziando che cosa la politica può fare in quei casi in cui si può avere successo, precisando come il contesto regolatorio ci sia, così come i lavoratori che vogliono correre un rischio ma servono le condizioni di contesto.

"Ci sono strumenti per garantire l'accesso al credito per queste imprese ma in Italia c'è un problema di tipo generale che viene prima e che cerchiamo di affrontare con la finanza di impresa. Noi abbiamo un sistema economico eccessivamente bancocentrico, cioè - ha illustrato - il debito delle imprese è concentrato quasi esclusivamente nelle banche e bisogna introdurre una serie di innovazioni nella legislazione fiscale che consenta al mercato dei capitali non bancario di svilupparsi anche in Italia, vale a dire - ha chiarito - che, una quota del risparmio delle famiglie italiane deve essere aiutato a orientarsi al finanziamento diretto del capitale di rischio delle imprese tutte, comprese queste che nascono con i wbo".

E' un operazione difficile, ha fatto presente, perchè riguarda la storia econmica del Paese "noi non abbiamo quel tipo di capitalismo e bisogna favorirne la creazione".

Per Bernareggi il successo di una wbo dipende anche dalla leadership, da una o più figure che decidono di provarci. Serve, ha precisato, la consapevolezza dei dipendendi che devono diventare imprenditori e rischiare del proprio, così come servono sindacati consapevoli.

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